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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  |  ARCHIVIO 2015
GESU' DI NAZARET:  Le mie Parole non passeranno
In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce , le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre. (Marco 13, 24-32).
Conoscere il funzionamento del mondo è utile e importante, ma i criteri secondo i quali vivere, hanno origine "oltre", fuori dal mondo stesso. Il giorno e l'ora della fine non ci appartengono
Per le prime generazioni della Chiesa l'attesa della fine dei tempi era un elemento importante nella vita stessa delle comunità; la promessa del ritorno di Gesù era vissuta e interpretata come prossima. Sempre nei primi secoli il Cristo era raffigurato, nelle chiese, non tanto come Crocifisso quanto come "Signore glorioso", nei momenti della risurrezione o - appunto - del giudizio finale.
L'ansia dell'attesa per il ritorno del Signore rimane una costante nella vita della Chiesa, lungo i secoli e oggi: anche perché per i credenti quello è il punto di riferimento ultimo, il senso definitivo dell'esistenza del mondo. Non è nel mondo la risposta alla domanda sul senso del mondo: attendere il ritorno del Signore significa anche riconoscersi incompatibili con questo mondo, vivere la condizione della vita come provvisoria.
Il mondo non è eterno, né autosufficiente. Questa rivelazione scava una differenza enorme tra i cristiani e gli "altri", per due motivi importanti. Il primo: non è il mondo il "fondamento" della vita, né tanto meno della fede. Conoscere il funzionamento del mondo è utile e importante, ma le "regole della vita", i criteri secondo i quali vivere, hanno origine "oltre", fuori dal mondo stesso. Il secondo motivo: il giorno e l'ora della fine non ci appartengono e non fanno neppure parte della rivelazione che tocca a Gesù Cristo.

L'amore gratuito

Ad accettare tale prospettiva le conseguenze sono notevoli. Se il mondo non è la regola della vita, se non è eterno, non contiene neppure la verità sulla vita. Il Signore viene a predicare l'amore gratuito (il contrario della necessità): e proclama che si può lasciare persino la vita, per amore. Se però la necessità della vita materiale non è la regola, significa anche che nessuna delle cose del mondo è "sacra" per se stessa. Ma tanto meno sono sacri i poteri costituiti dagli uomini, le leggi dell'economia o della politica. Ovviamente il Signore non viene a negare la natura e le leggi ma piuttosto a rafforzare quel primo Comandamento che proclama la signoria di Dio su qualunque altra realtà. Le leggi (naturali e sociali) vanno conosciute e rispettate, ma sono anch'esse sottoposte a Dio.

Vivere da pagani, o no

Noi viviamo quasi sempre, come pagani: che invocano l'aiuto del Signore quando ce n'è bisogno, ma poi seguono le regole che conoscono e "riconoscono", quelle del mondo,
La dichiarazione che il giorno e l'ora non dipendono da noi e nemmeno da Gesù Cristo sta a ricordare altro: che si parla non tanto della conclusione cosmica, ma di quella fine certa, concreta e vicina riguardante la nostra vita biologica individuale. A questa morte prima di tutto siamo chiamati a pensare e prepararci; in funzione di essa ci viene chiesto di "interpretare i segni dei tempi" e il corso delle stagioni, affinché arriviamo a capire che "l'estate è alle porte", e il Signore è vicino.
Il senso ultimo della presenza sulla terra non è di imitare Dio nella qualità più alta, la gratuita dell'amore. Domani, quando il mondo sarà finito, rimarrà il Verbo.

Marco BONATTI | marco.bonatti@sindone.org    


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2015 - 6

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