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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  |  ARCHIVIO 2015
ATTI DEGLI APOSTOLI:  Purchè ci sia concordia
Custodire la concordia e l'unità della chiesa senza eliminare le diversità, ma valorizzandole e garantendo la complementarietà di ciascuno. È lo scopo per cui intorno al 49 d.C., si riunisce a Gerusalemme la prima assemblea della comunità cristiana (15,1-35).
L'appello alla chiesa madre di Gerusalemme

"Ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così ci ha ordinato il Signore" (At 14,46). È la decisione maturata da Paolo ad Antiochia di Pisidia. A chi spetta però il compito di legittimarla? Cosa significa praticarla? Quali conseguenze avrebbe comportato nelle relazioni tra i cristiani che provenivano dal Giudaismo e quelli che invece venivano dal paganesimo? Il problema - come Luca attesta - nasce ad Antiochia di Siria quando alcuni venuti da Gerusalemme, ma senza l'autorità degli Apostoli, creano scompiglio: insegnano infatti che per ottenere la salvezza, devono essere circoncisi ed osservare la Legge di Mosè anche coloro che si convertono dai culti pagani. Il contrasto tra Paolo, Barnaba e quegli impostori è forte. Chiarire la questione è urgente per stabilire solida concordia all'interno di una chiesa che, fin dalle origini, appare mista per provenienze e per tradizioni. I capi della comunità di Antiochia intuiscono la necessità di appellarsi alla chiesa madre, quindi agli Apostoli, per poter stabilire in modo unanime quale comportamento adottare coi fratelli che provengono dalle molteplici religioni diverse dal Giudaismo.

La salvezza è data per la grazia del Signore Gesù

Insieme ad altri, Paolo e Barnaba salgono a Gerusalemme. Alla presenza degli Apostoli e degli "anziani", vale a dire di altri responsabili della chiesa in quella città, Pietro prende la parola: il Signore non fa distinzione tra Giudei e pagani, ha infatti effuso lo Spirito Santo anche sul centurione Cornelio e sulla sua casa. Non è pertanto il caso di opporsi alla volontà di Dio che ha mostrato di gradire la conversione dei pagani senza chiedere loro di ottemperare la Legge e ha donato a tutti "la salvezza per la grazia del Signore Gesù". La conclusione di Pietro è decisiva. La missione ai pagani deve far capire a tutti che la salvezza dipende unicamente dalla grazia che Dio dona in Cristo Gesù. Questo è l'essenziale! Il silenzio tra i presenti si fa palpabile. È poi la volta di Paolo e Barnaba che convalidano le parole di Pietro raccontando le meraviglie operate dal Signore tra i pagani durante il loro primo viaggio missionario. A pronunciarsi infine è Giacomo che per avvalorare il discorso di Pietro, mostra come i Profeti di Israele avessero in fondo già annunciato quanto stava accadendo: ai pagani che chiedono di diventare seguaci di Cristo non si deve pertanto imporre la Legge di Mosè.

Come piace allo Spirito Santo

Giacomo formula infine una proposta perché ai pagani sia chiesto soltanto di non mangiare le carni immolate alle divinità pagane, di evitare matrimoni incestuosi, di non mangiare carni di animali il cui sangue non sia stato tolto e di non bere quel sangue. Non si tratta di un … compromesso con la Legge, piuttosto di essenziali regole che permettano una reale convivenza tra i cristiani provenienti dai due gruppi, dato che alcuni modi di vivere dei fratelli di origine giudaica continuavano ad essere ispirati dalla Legge. L'opinione di Giacomo è da tutti ben accolta. La si fissa in una lettera in cui la comunità di Gerusalemme chiarisce la sua posizione e comunica le risoluzioni. Le introduce la rilevante premessa "Piacque allo Spirito Santo e a noi" in cui è stabilito il principio perenne di ogni decisione ecclesiale ed azione pastorale: la chiesa può prendere iniziative solo se si lascia guidare dallo Spirito del Risorto. Che si viva unanimi e concordi in una comunità cristiana composta da molti e diversi per origine, ma accomunati dalla sola fede nel Signore Gesù e da un solo Battesimo, è perciò una consegna da custodire sempre.

Marco Rossetti sdb
redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2015 - 6

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