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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  |  ARCHIVIO 2015
GESU' DI NAZARET:  Successi di folla e ritiro in preghiera
Uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro, disse a Gesù: "C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?". Rispose Gesù: "Fateli sedere". C'era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: "Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto". Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: "Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!". Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo (Gv 6,8-15)
"Sapendo che stavano per venire per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo". La liturgia di queste settimane propone il tema centrale del "nutrimento", che per la Chiesa è divenuto, con il sacrificio di Cristo, l'Eucaristia. Ma sconcerta un poco vedere che in ognuno dei brani (tanto di Giovanni quanto di Marco) il racconto degli incontri con la folla sia sempre intrecciato con la "fuga" di Gesù dalla folla stessa, il ritirarsi suo e dei discepoli in qualche luogo appartato a pregare o a discorrere; in questi stessi giorni, nel mese di agosto, la liturgia inserisce la festa della Trasfigurazione, manifestazione della visibilità gloriosa di Gesù; e anche quell'episodio si svolge sul monte Tabor, lontano da tutti e dagli stessi discepoli (solo Pietro Giacomo e Giovanni rimangono con Gesù, gli stessi che saranno con lui al Getsemani, ma che non resisteranno al sonno).
La tensione fra successi di folla e ritiro in preghiera va dunque interpretata come una costante del ministero pubblico di Gesù: la gente vede e ascolta questo profeta e trova molto convincenti i suoi argomenti - magari i miracoli più delle parole. Ma quando per Gesù si tratterebbe di "incassare" i risultati del successo conseguito, ecco che egli si ritira. Accade anche nella manifestazione più clamorosa, la moltiplicazione dei pani.

Gesù è fedele alla sua missione e rinuncia al resto

"Stavano per venire per farlo re". La gente riconosce i poteri di Gesù e coerentemente lo vorrebbe come capo per difendere e promuovere i propri interessi. Gesù stesso sa di aver bisogno della folla per comunicare il più possibile il proprio messaggio; ma egli rimane fedele alla sua missione, rinunciando a tutte le altre: non gli serve a niente diventare re di un gruppo di povera gente; e neppure gli è utile convincere i popoli coi miracoli piuttosto che con le armi. Se la "salvezza" che è venuto a portare deve essere davvero divina, occorre che essa riguardi la parte più profonda e decisiva dell'animo umano, il cuore; e dunque l'adesione a Gesù deve nascere dalla scelta libera, consapevole e profonda del cuore. Il resto è un di più.

Ciò che conta è mettere a disposizione dei fratelli

La grande simbologia del pane, alimento fondamentale, sostiene l'insegnamento: così come è essenziale il nutrimento del corpo, altrettanto sarà essenziale il nutrimento per lo spirito. E se il profeta è capace di donare in abbondanza il pane del corpo, tanto più potrà offrire i doni dello Spirito. L'abbondanza degli avanzi raccolti propone anche un'altra osservazione: non è mai la quantità dei beni ad essere decisiva per la vita della fede (cioè per la vita eterna), perché sono altri gli elementi che pesano di più: la capacità di mettere a disposizione i beni stessi, come fa il ragazzo (v 8); e la capacità di comprendere che il nutrimento del corpo è necessario ma finisce, mentre il pane dello Spirito è davvero donato per la vita eterna.


Marco Bonatti | marco.bonatti@sindone.org    
Responsabile della comunicazione per la Commissione diocesana Sindone


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2015 - 4

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