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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE / ARCHIVIO 2015
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ESPERIENZE : A fianco di Gesù ad ogni costo
A tu per tu con Sherif Azer, cristiano copto egiziano che non esita a "mettere in gioco" la propria vita per testimoniare il Vangelo.
"Sono consapevole che espormi in prima persona con questa intervista può mettermi a rischio di ritorsioni, ma se rifiutassi tradirei la mia fede in Gesù e il mio essere cristiano, la parte di me più autentica e profonda". Non lasciano spazio a repliche né a dubbi le parole di Sherif Azer al termine dell'intervista sulla propria testimonianza di fede tra i mussulmani che vivono nella zona di Porta Palazzo, uno dei quartieri più islamizzati d'Italia. Imprenditore edile, nato cinquantacinque anni fa in Egitto, da più di trent'anni risiede a Torino. Cittadino italiano a tutti gli effetti, è sposato e padre di quattro figlie.

Dio ha orrore di ogni violenza e di ogni guerra

Come è nata e si è radicata la sua fede?
"La mia famiglia, a cominciare da mia mamma, che si è convertita al Cristianesimo mentre lavorava in Egitto in un istituto di suore, ha abbracciato la fede cristiana. Quando ero piccolo non mi rendevo conto delle forme di razzismo più o meno strisciante messe in atto dai mussulmani, ma crescendo ho visto persone relegate ai margini dalla vita sociale, penalizzate nella carriera e a volte private della vita per il solo fatto di credere in Gesù. Il giorno di Capodanno del 2011, dopo l'esplosione di un'autobomba e il massacro di ventuno cristiani davanti alla chiesa copta di Al-Qiddissine, ad Alessandria d'Egitto, ho deciso di studiare seriamente il Corano per cercare di comprendere come un libro religioso possa ispirare tante barbarie".

Che cosa ha scoperto?

"Che la maggior parte dei mussulmani sono persone semplici e poco colte, non hanno letto il Corano e si trovano spesso in balia di imam che utilizzano l'Islam per perseguire fini che nulla hanno a che spartire con la religione. Per alcuni di loro la democrazia in vigore nei paesi occidentali non rappresenta un'opportunità d'integrazione e di convivenza pacifica ma un'arma per combattere una crociata nel nome di Allah. Ma se Dio è Amore - perché Dio è Amore - non può essere Lui a volere la guerra, ma uomini meschini che "marchiano" i propri fini con il Suo nome. Simili a un tarlo nel legno, s'insinuano nella società puntando a sgretolarla e a conquistare il mondo".

E come ha reagito?

"Ho continuato e continuo a nutrire profondo rispetto per ogni essere umano, qualunque sia la sua storia, il suo credo e la sua provenienza, ma ho deciso di denunciare il disegno perverso che queste persone intendono mettere in atto attraverso la manipolazione dei poveri e il terrorismo".

Testimone di un amore che illumina la vita

Come si concretizza la sua testimonianza?
"Con semplicità. Quando esco di casa e vado in giro per il quartiere di Porta Palazzo non ho problemi a indossare e a mostrare il crocifisso. Non passa settimana che qualche mussulmano mi avvicini per esortarmi a toglierlo, e io colgo l'occasione per parlargli della sua religione e della mia, del perché non posso credere in altri che in Gesù, che con la sua testimonianza d'amore ha illuminato di senso la mia vita. E accade, a volte, che qualcuno s'interessi e cominci un cammino di conversione".

Non deve essere facile…
"A volte ho anche rischiato. Nel luglio di due anni fa, per esempio, una decina di ragazzi mussulmani mi ha aggredito con catene, calci e pugni perché ho risposto loro che non intendevo osservare il Ramadan e mi sono rifiutato di glorificare davanti a loro il profeta Maometto. Il Vangelo mi ha reso un uomo libero: possono farmi quello che vogliono, io con Gesù so di essere al sicuro".

Che cosa spinge sempre più mussulmani ad abbracciare il Cristianesimo?
"La sensazione di rinascere, di vedere finalmente la vita passare dalle tenebre alla luce, di trovare un fondamento semplice e inequivocabile su cui basare l'intera esistenza: crescere nell'amore verso Dio attraverso l'amore per i fratelli".

Carlo Tagliani
redazione.rivista@ausiliatrcie.net



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