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GESU' DI NAZARET:  Gesù fra i dottori del tempio


Dell'infanzia di Gesù a Nazaret non sappiamo nulla al di fuori della telegrafica informazione che il solo evangelista Luca ci offre: Giuseppe, Maria e Gesù "fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di Lui" (Lc 2,39-40). L'estremo riserbo evangelico abbraccia anche l'intera esperienza infantile di Gesù. Non una parola, non un solo accenno, ma mancanza assoluta di informazioni. Il silenzio viene ampiamente compensato dall'inverosimile pletora di fatti inverosimili che ci viene propinata dai soliti apocrifi, fra i quali si distingue il Vangelo dell'infanzia di Tommaso.

La vita di preghiera a Nazaret

Nella noiosa quotidianità vissuta nello sperduto e sconosciuto villaggio della Galilea il Signore impara il rispetto delle tradizioni degli antenati e, soprattutto, l'importanza del pregare Dio. Fulcro della preghiera è, per ogni buon ebreo, l'annuale pellegrinaggio a Gerusalemme in occasione della Pasqua. Il Pentateuco prescrive tre pellegrinaggi annuali. Per motivi di opportunità, coloro che vivono fuori dalla Giudea si limitano a farne uno solo. È il caso di tutti i galilei. Viaggiare, in quel tempo, è molto disagevole e pericoloso a motivo dei briganti che infestano, in modo particolare, la Samaria e le località desertiche. I viaggi si effettuano solo organizzando grandi carovane. Anche i nazaretani si dirigono verso Gerusalemme in blocco non uniti ma separati in due tronconi. Gli uomini precedono le donne mentre i bambini scorazzano da un gruppo all'altro. Così le famiglie viaggiano rigorosamente separate, con il rischio, a volte, di perdersi di vista. In occasione delle festività pasquali attorno al Tempio si ammassa una folla di oltre centomila fedeli che crea grandi difficoltà di approvvigionamento e di alloggio. La confusione regna sovrana e un ragazzetto sprovveduto che viene dalla lontana Galilea può perdere, inosservato, i contatti con il proprio gruppo. A Gerusalemme ci si ferma, di solito, una settimana durante la quale si prega, vengono offerti sacrifici nel Tempio. Il pellegrinaggio si conclude con il sacrificio di un agnello e con la consumazione della cena pasquale a base di pane azzimo ed erbe amare. Si mangia in piedi in memoria dell'uscita del popolo di Israele dall'Egitto. Espletate tutte le formalità richieste, si rifanno i bagagli, si carica tutto sugli animali da soma e ci si avvia sulla strada del ritorno a casa.

Il ragazzo Gesù si rivela dotato di spirito libero

Gesù ha dodici anni. È ormai giunto a ridosso della festa del bar-mitwah che segnerà ufficialmente il suo ingresso nell'età adulta, che di solito avviene attorno ai quattordici anni. È intelligente e vuole approfondire alcuni aspetti della sua fede. È consuetudine, come attesta Giuseppe Flavio nella sua Autobiografia (2,9), che i dottori della Legge, nel Tempio, si mettano a disposizione anche dei ragazzini. Il piccolo nazaretano non si lascia sfuggire l'occasione e si dimentica dei suoi compagni di pellegrinaggio. Questo come è possibile in un contesto culturale ed educativo completamente incentrato sull'importanza della famiglia e sull'obbedienza filiale? Qualsiasi trasgressione al riguardo non può venire tollerata ed espone a severe punizioni. Non è assolutamente fattibile che un ragazzo possa allontanarsi senza permesso, per ben tre giorni, dai propri genitori. Sarebbe uno scandalo inaudito! Quello di Luca è un racconto storico o una narrazione a sfondo teologico? Forse i tre giorni di allontanamento del ragazzino prefigurano i giorni della Passione e Risurrezione? La frase: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?" (Lc 2,49) si può leggere come un indizio che Gesù ha già maturato una consapevolezza della sua natura divina? Perché Maria e Giuseppe non comprendono, nonostante che siano a conoscenza del concepimento verginale del bambino? Perché Gesù, pur essendo conscio di essere di natura divina, riprende a vivere, a Nazaret, sottomesso ai suoi genitori? I teologi e gli esegeti si accapigliano santamente nel tentativo di dare una risposta a questi interrogativi. Forse, più che a discutere inutilmente, è saggio da parte nostra seguire l'esempio di Maria così descritto da Luca: "Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore". Anche per noi il ritrovamento nel Tempio può offrire numerosi spunti di meditazione da sviluppare nel silenzio e nel raccoglimento della coscienza e dell'intelligenza.

Bernardina Do Nascimento


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2015 - 1

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