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ATTI DEGLI APOSTOLI : Sguardi che sappiano di cielo


Il Signore innalzato al Cielo assicura la sua presenza costante fra noi, suoi discepoli, affinché possiamo camminare in questo mondo con l'attenzione costantemente rivolta al Cielo, la meta verso cui il Risorto ci attrae e dove ci attende.


Il monte ed il Cielo

Tutto avviene sul monte degli Ulivi (At 1,12 cfr. Lc 24,51), luogo altamente significativo nella vita di Gesù: là egli si ritira per parlare agli Apostoli e per pregare nel silenzio; in quel luogo pronuncia le più straordinarie parole di obbedienza che mai siano state dette: "Padre, se vuoi allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà" (Lc 22,42). Sul monte dove ha inizio la Passione del Signore, si compie anche la Pasqua: proprio là il Risorto incontra per l'ultima volta gli apostoli prima di essere innalzato al Cielo. C'è ancora qualcosa a cui essi devono essere esortati e di cui devono essere resi consapevoli.
La descrizione è brevissima: il Narratore preferisce comporre un testo sobrio per porre in evidenza in modo immediato il significato per la fede di quello che accade: Cristo torna col corpo di un uomo nella gloria di Dio, in Cielo, da cui però ritornerà. L'unica evidente ripetizione riguarda l'uso frequente di verbi o frasi che descrivono il vedere degli apostoli: ciò è però chiaramente voluto per mettere principalmente in luce il loro ruolo di testimoni.

Il Cielo è aperto

Degli apostoli Luca evita persino di scrivere qualsiasi emozione: nessuno stupore, nessuna meraviglia, solo il fissare insistentemente il Cielo mentre il Signore se ne va. Niente di più, perché null'altro serve. Su quanto essi stanno vedendo si fonda infatti quello che anche noi, con loro, dobbiamo contemplare. A partire dalla loro testimonianza dobbiamo essere infatti dei testimoni del Signore Gesù fino alla fine dei tempi! Repentino è a questo punto del racconto il sopraggiungere di "due uomini in bianche vesti": essi ci ricordano due simili persone che avevano dato alle donne l'annuncio della Risurrezione (Lc 24,4-7). Si tratta di due angeli che innanzitutto esortano a non perdere tempo, poi annunciano e spiegano che il Risorto è stato innalzato al Cielo da cui farà ritorno. Il Signore Asceso non ci lascia soli nel cammino! L'Ascensione non lo allontana infatti da noi: proprio perché egli siede alla destra del Padre, la sua diviene una presenza continua, libera dai limiti dello spazio e del tempo: tutti, ovunque, sempre, hanno e continueranno ad avere la possibilità di incontrarlo e di accoglierlo. Il Risorto e Asceso continua ad essere presente nel vivo della chiesa e di ogni cristiano. Infine, il fatto che su questo ritorno non venga data nessuna indicazione, sta a significare che la nostra attesa non dovrà essere inoperosa, ma piena di frutti. Per questo ci è dato lo Spirito Santo.

Il Cielo è la meta

È dunque così, con lo sguardo proteso al ritorno di Cristo, che ciascuno di noi è chiamato ad essere discepolo e testimone del Risorto. A ben pensare, quanto ci viene detto è corroborante perché spinge in là il nostro vivere quotidiano, gli imprime un senso, una meta. Il Signore asceso ci apre la strada verso il Cielo, la percorre per primo e ci assicura che anche noi, se ci poniamo alla sua sequela e lo ascoltiamo, la potremo ugualmente compiere con successo. La nostra meta è il Cielo, il Paradiso: là il Risorto ci attende e là ci attira. Questo ci deve far completamente cambiare il nostro modo di vedere gli avvenimenti: dobbiamo una volta di più imparare a considerare quanto ci accade con uno sguardo che sappia di Cielo! Non dobbiamo sopportare gli eventi, non dobbiamo neppure fuggire da essi, ma chiedere al Signore di darci il suo sguardo, perché nella fede possiamo capire quanto accade e dargli così la nostra testimonianza. Ogni sguardo che contempli solo il Cielo, ma non ci restituisca alla vita pieni di speranza, sarebbe infatti ingannevole.


Marco ROSSETTI sdb : rossetti.rivista@ausiliatrice.net



RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 6

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