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LA PAROLA QUI ED ORA :  Il regno dei cieli significa scegliere

 

La chiamata che il Signore rivolge a tutti rimane un'opzione "a perdere", se non è completata dalla risposta di ciascuno.



"Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose;trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?". Gli risposero: "Sì". Ed egli disse loro: "Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche". (Matteo 13,44-52)


La tentazione: "stare per se stessi"

Se Gesù ricorre a questi esempi, e li sottolinea, è perché il decidersi per il bene è il primo passo fondamentale che ogni persona è chiamata a compiere, di fronte alla scelta del Regno. Senza la volontà del singolo individuo, senza la libertà che ciascuno di noi esercita, non c'è né scoperta né fede: quella chiamata che il Signore rivolge a tutti rimane un'opzione a perdere, se non è completata dalla risposta di ciascuno. Essere uomini significa rispondere, liberamente, a questa chiamata.
A scegliere di "essere per se stessi" non si arriva da nessuna parte. Eppure proprio lo "stare per se stessi" continua ad essere anche oggi la grande tentazione. Soggettivismo, individualismo, edonismo: sono i nomi che diamo alla tendenza dominante della cultura di massa: ciascuno si sente "padrone di se stesso", vive convinto di non aver bisogno di nulla; considera la morte un accidente inevitabile, prima del quale è doveroso togliersi ogni soddisfazione possibile. Il consumismo favorisce, è ovvio, questa cultura, perché allarga indefinitamente ogni mercato immaginabile.

Per tutti c'è una perla preziosa
La cultura materialistica in cui siamo immersi impone qui un'altra tentazione, radicale e profonda: che siamo noi, ciascuno per se stesso, a scegliersi le caratteristiche della vita che vorremmo condurre, come se ne fossimo i padroni. Ecco allora che ci viene detto che la vita val la pena di essere vissuta solo se si è ricchi, giovani, senza preoccupazioni. E, assolutamente, senza handicap, senza limitazioni di contesto. Dunque: figli quando li vogliamo noi, embrioni liberi, eutanasia quando non ci sono più le condizioni di esistenza che desideriamo per noi - o per qualcun altro.
Il Vangelo va oltre tutto questo, e sta a ricordare che il senso della vita non si trova nelle condizioni materiali esterne a noi stessi: anche il povero, anche il malato può trovare - e trova! - un senso, un motivo forte non per trascinarsi ma per tentare di essere felice: per tutti c'è una perla nel campo, un tesoro nascosto - solo, di quale tesoro si tratti non lo stabilisce l'ideologia materialista dominante.

 


Marco Bonatti | marco.bonatti@sindone.org    
Responsabile della comunicazione per la Commissione diocesana Sindone


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 4
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