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LEGGIAMO I VANGELI: LA QUALITA' DELL'AMORE


Un incontro indimenticabile segna la storia di Pietro col Signore Risorto (Gv 21,15-19). Ciò che ci fa rimanere stabilmente con lui è il desiderio di rispondere col nostro amore all'amore più grande con cui per primi siamo stati amati da Dio.



Tardi ti ho amato

Tre domande "Mi ami?", tre risposte "Ti amo", tre ordini "Pasci le mie pecore". Che bisogno c'è di questa triplice ripetizione che ci lascia stupiti, divenuti ormai familiari alla sobrietà del testo di Giovanni? Era proprio necessario che il Signore si accertasse dell'amore di Pietro? Evidentemente lo era e lo è tuttora: cosa ci lega profondamente a lui se non il fatto di amarlo unicamente, più di ogni altra persona; cosa ci unisce a lui se non la volontà di darci da fare per continuare ad amarlo con costanza? Questo va sempre verificato! C'è perfino tra i Santi chi - come S. Agostino - si è rammaricato di aver perso tempo nell'amare il Signore e per questo scrive "Tardi ti ho amato". Sulla spiaggia del lago di Galilea, l'amore è ancora una volta alla ribalta: su di esso si fonda unicamente la fiducia più piena che fa consegnare al Signore tutto se stessi, tutta la propria capacità di amore.

Un amore più grande

Pochi istanti prima col gesto impulsivo del tuffarsi in mare (v. 7), Pietro aveva manifestato la sua forte passione per Gesù. Costui vuole però che quell'amore non bruci come un fuoco di paglia, ma si radichi e diventi stabile disposizione ad amarlo. Per questo, dopo aver cenato insieme a lui (vv. 9-13), vale a dire dopo averlo introdotto nel mistero della Pasqua da cui l'Apostolo era sfuggito tradendo, il Signore gli chiede se lo ama e, per la prima ed unica volta, gli chiede se lo ama più degli altri. La risposta di Pietro a quella domanda, ci meraviglia, ma ci piace! Egli dice infatti "Tu sai che ti voglio bene", ma non si sente di poter concludere con quel "più di costoro", come pure gli era stato chiesto. Grazie Pietro per questa risposta! Tu che hai amato, ma che hai anche tradito, ci insegni non la prudenza, giacché l'amore se autentico non può essere prudente, ma l'umiltà. La nostra capacità di amore, noi non la possiamo conoscere, la dobbiamo solo invocare con la preghiera allo Spirito, ben sapendo che non noi, ma Dio ci ha amati per primi.

Amore e velati ricordi

La terza domanda sembra ferire Pietro: forse gli fa ricordare che per tre volte lui aveva tradito. Rafforzato nel suo uomo interiore da quella drammatica esperienza, egli ora con consapevolezza tutta nuova rinnova la sua disposizione ad amare stabilmente il Signore. Le tre domande, in cui può essere colto un velato riferimento al triplice tradimento, hanno molto da insegnarci: dobbiamo dirci pronti ad amare infinitamente il Signore, ma perché questo sia a noi possibile, è necessario coltivare la capacità di tornare sempre a lui con cuore contrito ed amante per chiedere perdono e vivere del suo amore. La capacità di domandare perdono e di ricominciare è parte del cammino di maturazione in noi e dà forma ad una risposta di amore più grande per Cristo. Egli sa tutto di noi, è più intimo a noi di noi stessi: rimettiamoci a lui totalmente.

Lo amiamo?

Nella nostra esistenza di discepoli del Signore nulla esiste di più importante che la qualità dell'amore per lui. A tal fine una vigorosa pratica della vita spirituale deve avere la priorità assoluta. Per costituirci suoi discepoli Gesù esige da noi un amore più grande. Nei Vangeli non si riscontra altre volte una simile richiesta di amore, anche se dall'episodio in cui si narra della fiala di profumo di nardo molto costoso offerto generosamente da Maria a Gesù, si evince come costui prediliga per sé un amore dato senza economie. Il nostro amore deve essere come la fragranza di quel nardo di qualità, versato tanto copiosamente da riempire di sé una casa intera. Le parole di Gesù non ammettono replica, esigono totalità, e basta: "Mi ami?".


Marco ROSSETTI sdb : rossetti.rivista@ausiliatrice.net



RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 4
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