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LEGGIAMO I VANGELI: CON GLI OCCHI DELLA FEDE


Alla fine del suo racconto Giovanni scrive della Maddalena, di Pietro e dell'"altro discepolo", di Tommaso, e ancora di Pietro. Persone che incontrano a vario titolo Gesù Risorto e cominciano un nuovo "cammino di fede". Storie esemplari. Occasioni di confronto.


La ricerca appassionata del Risorto

Maddalena, giunta per prima al sepolcro, corre ad avvisare i discepoli. Il suo è un messaggio che stordisce: "Hanno portato via il Signore e non sappiamo dove l'abbiano posto". È però quanto basta per accendere il desiderio di Pietro e dell'"altro discepolo", altrove nominato come "l'amato", forse colui che scrive.
La fretta dei due che si mettono a correre ci fa ben capire quale fosse il loro amore ed attaccamento a Gesù. Pietro precede e l'"altro discepolo" segue: non è la descrizione di una gara, ma della situazione esistenziale di due uomini che girano le spalle ad uno stato di tristezza infinita e corrono insieme verso il luogo in cui tutte le loro speranze si concentrano. Giovanni scrive magistralmente di questa corsa come di un'azione prolungata così da aumentare la nostra suspence. La scena è attraversata dal serrato susseguirsi di azioni: Pietro parte per primo, ma l'"altro discepolo" lo precede; inaspettatamente però non entra nella tomba, ma abbassata la testa le da solo uno sguardo!

Vedere e non capire

A questo punto saremmo desiderosi di arrivare alla conclusione desiderata e di leggere subito: "vide che il corpo non c'era"! L'Evangelista invece ci fa attendere: è affascinato molto di più dal valore del sepolcro vuoto come luogo dell'azione potente di Dio e come segno della gloria del Figlio. In questo mistero egli ci attrae, facendoci comprendere che per entrarvi ci vogliono però calma e … fede! Bisogna lasciarsi sfidare da questa provocazione. Entrato nel sepolcro, Pietro osserva con attenzione gli arredi funebri: essi sono stati lasciati ordinatamente, il sudario poi è addirittura ripiegato e posto in un luogo a parte. Il corpo non può essere stato trafugato! Si apre per l'Apostolo l'enigma di fronte al quale però è ancora abbastanza chiuso. Vede molto, ma non capisce perché non è disposto a far credito all'azione di Dio. Rimane bloccato. Avrà bisogno di più tempo per credere. Tuttavia non viene squalificato dal Signore, che avrà la pazienza di attenderlo.

L'attesa fruttuosa

Perché non era entrato nella tomba l'"altro discepolo", quello arrivato per primo? A costui che di più ama viene fatto il dono del saper attendere per poter vincere la curiosità e concentrarsi sull'essenziale. Egli aspetta ed intanto continua intensamente a cercare dentro di sé. L'Evangelista ha iniziato a vedere dentro la tomba ed avviene in lui quello che Gregorio di Nissa dice molto bene della ricerca di Dio: "Dio riempie, non sazia ed aumenta la sete perché tu lo possa cercare ancora". Confrontiamoci con lui che desidera vedere, nel senso di interiorizzare pienamente la realtà straordinaria che il primo sguardo gli ha rivelato. Impariamo da lui a vincere la fretta e a lasciarci conquistare gradualmente dalla fede non con i nostri tempi, ma con quelli che il Signore sa essere i migliori per noi. Alla fine anche per l'"altro discepolo" viene il tempo di entrare nel sepolcro: ora egli può guardare più a lungo, la testa sempre chinata, cioè nell'atteggiamento dell'umiltà di chi sa di essere piccolo davanti alla meraviglia di Dio. Dopo i momenti esemplari della sua attesa, di costui ci viene detto che "vide e credette". Vedere nella fede: ecco quello che gli capita. Ha la forza di non bruciare un momento del tutto prezioso e unico. Vede nella fede, crede, perché ha il coraggio di attendere e in quell'attesa si fida, fa credito alle Parole che da Gesù aveva ascoltato, si protende verso di lui. Nelle cose di Dio attendere non squalifica, al contrario fortifica interiormente e conduce ad una forma di fede più matura, ad una accoglienza più piena.


Marco ROSSETTI sdb : rossetti.rivista@ausiliatrice.net



RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 3
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