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LEGGIAMO I VANGELI: UNA FAMIGLIA NUOVA


 

Una famiglia nuova nasce ai piedi della Croce (Gv 19,25-27). È davvero possibile che ciò avvenga, e come questo può accadere? Alcune tra le più commosse parole pronunciate da Gesù ce lo spiegano. Per i suoi doni non smetteremo mai di ringraziare.


 

Assordanti silenzi

La sobrietà con cui Giovanni descrive la scena della crocifissione e morte di Gesù, non ne intacca, anzi ne aumenta la solennità: tutto accade sul luogo detto del Golgota. Gesù porta da solo la croce, altri due uomini che non vengono in alcun modo caratterizzati, sono crocifissi insieme con lui. I personaggi sono ridotti al minimo e anche quando sono presenti non parlano. Perfino il rumore prodotto dal crocifiggere è taciuto. Tutto è immerso in una serie di silenzi assordanti, solo la voce del Cristo morente li rompe. È evidente come l'Evangelista nel suo racconto voglia dare unicamente rilievo alla figura del Crocifisso: è lui che deve catturare la nostra attenzione di lettori. Giovanni vuole portarci ad un faccia a faccia col Signore e con la sua morte perché da essa nuove realtà scaturiscono. È necessario lasciarci immergere nella forza che dallo sguardo di Cristo viene a noi per essere resi partecipi dei doni della salvezza.

L'ultimo testamento

Non rompono il silenzio né distolgono l'attenzione i nomi di alcune donne che si trovano presso la croce: tra loro la prima ad essere nominata è "la madre". Accanto a lei vi è un altro personaggio che tanta parte ha avuto nel racconto: è il "discepolo che egli - Gesù - amava". Che strano però: di queste due persone così importanti è taciuto il nome! Solo per assicurare a Gesù la centralità di cui dicevo? Se così fosse, dovrebbero però essere taciuti anche i nomi delle altre donne presenti. Allora perché? Giovanni ritiene che per la "madre" e per il "discepolo" ciò che conta ai fini della tradizione non sia tanto il ricordo del loro nome, quanto del loro ruolo in relazione a Gesù. Il loro nome nuovo consiste pertanto nella relazione con Gesù che, seppur radicalmente diversa nei due casi, è tuttavia unica: l'una infatti gli fu "madre", l'altro gli fu "discepolo amato". Ciò che fonda l'autorevolezza di costoro e della loro testimonianza è, insomma, la loro particolare relazione con Lui. Sollevato sulla croce, Gesù interpella uno dopo l'altro i due personaggi che se ne trovano ai piedi. Egli si rivolge in primo luogo alla "madre" che a Cana fu la prima persona a credere unicamente nella sua parola (2,3-5): la chiama "donna" e le comanda di guardare il discepolo amato. Poi, in modo del tutto simile, si rivolge al "discepolo che egli amava", gli ordina di rivolgere lo sguardo a sua madre e di accettarla come la propria. È curioso che, come era già accaduto durante le nozze prodigiose, Gesù chiami sua madre "donna", titolo del tutto particolare con cui la si intende avvicinare alla figura di Eva: questa è la madre di tutti i viventi, la "madre"-"donna", Maria, ai piedi della Croce, è invece simbolicamente indicata come la madre di tutti i credenti nel suo Figlio, è figura di tutta la chiesa.

Una eredità magnifica

Le parole con cui Gesù chiede alla Madre di accogliere il "discepolo amato" come figlio, ne dilatano immensamente la grandezza e ci insegnano che questa non dipende più soltanto dalla sua maternità fisica, ma anche dal suo atteggiamento di fede e di totale abbandono al volere del Figlio: ella è per eccellenza la "donna" che ha creduto e questo la rende Madre dei credenti! L'invito di Gesù è infine accolto anche dal "discepolo": lo sappiamo non perché di costui ci venga riferita la risposta, ma perché il Narratore scrive che da quel momento il "discepolo amato" prese la "madre" tra i suoi affetti più cari, cioè l'accolse veramente come propria madre. C'è sinceramente da chiedersi come tutto questo sia stato possibile. La risposta si coglie in ciò che Giovanni scrive subito dopo: "a causa di quell'ora, il discepolo la accolse come sua madre". Leggiamo con attenzione questa frase ponendola nel contesto dell'intero Vangelo: capiremo che l'"ora" qui menzionata non è semplicemente la descrizione di un momento particolare, ma è il riferimento all'intero mistero della Pasqua. A Cana l'"ora" non era ancora giunta, sul Golgota invece l'"ora" è venuta e da essa scaturisce ogni novità, tra cui spicca una famiglia che non si basa più sulle relazioni di sangue, ma su quelle di fede! La fede nel Signore morto e risorto crea nuova familiarità! In forza della croce e dal momento della croce, una nuova famiglia si va definendo: la "madre" di Gesù, modello di fede, ed il "discepolo", modello di amore, sono indissolubilmente uniti tra loro in Cristo. Essi continuano a pregare il Signore perché molti possano entrare nella sua nuova famiglia e perché quanti già vi siamo parte, viviamo degnamente e con gioia la nostra fede nel Risorto.

                                                                 Marco ROSSETTI sdb / rossetti.rivista@ausiliatrice.net



       RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 1
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