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LA PAROLA QUI ED ORA | E non si accorsero di nulla

Oggi, tanti parlano anche quando non hanno niente da dire, si concentrano sul non importante. E molti programmi tv fanno giocare i cervelli delle persone con i sentimenti, le ideologie e gli idoli. Così non si parlerà d'altro. Ma se ciò di cui si parla è il nulla?


Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell'uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l'altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l'altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo. (Mt 24, 37-44)


"Non si accorsero di nulla" (v. 39). È la droga di oggi. Diffusissimo, assolutamente di moda, l'effimero ci sta portando alla malora - rapidamente, dolcemente (Baudelaire: "Chaque jour vers l'enfer nous descendons d'un pas"). Quelli che "non si accorgono di nulla" sono persone che conosciamo tutti: ci impongono l'attenzione sui loro problemi, sulle loro questioni, parlano anche quando non hanno niente da dire. Ci obbligano a concentrarsi sul non importante, sul modo in cui si organizzano la vita, sui motivi perché se la organizzano così e non diversamente… Nulla li interessa se non se stessi, e la possibilità di esporre la propria immagine ovunque capiti.

È l'effetto dell'esaltazione del "privato", dilagato dalla televisione alla politica. Così abbondano le trasmissioni che si richiamano ai "fatti nostri", ai litigi di condominio, all'espressione dei sentimenti, alle riconciliazioni clamorose e inaspettate, eccetera. Ma soprattutto: finita la puntata di qualche "Grande fratello" o altra trasmissione simile, ce ne sarà un'altra che parla, analizza, commenta quella puntata. Poi, si darà spazio a interviste e impressioni sul concorrente espulso dalla trasmissione perché ha bestemmiato o fatto cose che era meglio non facesse; e l'ufficio stampa farà un comunicato per scusarsi, ma anche per dire che non bisogna demonizzare la trasmissione, "perché in tv passa ben di peggio" ("Corriere della sera", 6 novembre 2004, pag. 38).

Il paragone tra il diluvio e la venuta di Gesù

Se va in onda l'"Isola dei famosi" non potrà più starci un reportage sulla Cambogia, o una ripresa teatrale. Se

si fanno giocare i cervelli dei cittadini con i loro sentimenti, le loro ideologie e i loro idoli, non penseranno ad altro, non parleranno d'altro."Non si parla d'altro": ma se ciò di cui si parla è il nulla? È parlando e pensando sempre a se stessi, che non ci si accorge di nulla. Questi meccanismi puerili, questa figurazione adolescenziale della vita ha come conseguenza di azzerare qualunque priorità. Nulla è "importante", se non quanto ogni singolo individuo stabilisce per se stesso e cerca di imporre agli altri. Forse è per questo che un "mondo" simile è destinato a non durare molto, e che i credenti sono chiamati a mettersi in atteggiamento di attesa dei tempi nuovi.
Gesù istituisce un paragone diretto tra il tempo del diluvio e la sua venuta: è una rivoluzione, un cambiamento radicale su tutta la terra. Ma mentre il diluvio di Noè si impone fuori di noi stessi, il "diluvio - Cristo" entra dentro ciascuno di noi; la rivoluzione che porta, il cambiamento o il disastro, sono prima di tutto interiori.

 

Il tempo del Signore è "adesso"

Le immagini dei versetti 40 e 41 spalancano la visione su uno scenario da apocalisse: la separazione tra vita e morte, salvezza e perdizione diventa immediatamente evidente, irreparabile. La venuta del Signore ferma il mondo: i due uomini nel campo, le due donne alla macina ci appaiono figure immobilizzate, fissate nel momento decisivo. Come la statua di sale che diventa la moglie di Lot (Gen 19,26), che lo stesso Gesù ricorda in un altro annuncio del Regno (Lc 17, 32). Come quelle figure fermate dalla morte che il Novecento ci ha obbligato a vedere e non dimenticare più: le montagne di cadaveri di Auschwitz, i corpi ridotti a schema folgorato di Hiroshima…
L'ammonimento a vegliare (v 42) è molto più che un consiglio, un suggerimento: è in realtà l'unica cosa che c'è da fare, il solo atteggiamento costruttivo rispetto alla vita. Anche per un altro motivo, più profondo. Gesù dice: "Non sapete quando il Signore vostro verrà". E in realtà lo sappiamo bene: è "adesso" il tempo del Signore, il momento in cui la parola di Dio si incarna nella storia attraverso di noi. Il tempo d'Avvento che inizia con questa domenica sta a ricordare, nel ciclo del nostro anno, che l'attesa del Signore è qualcosa che costruiamo prima di tutto dentro di noi stessi: cioè nel sapere che è il nostro cuore il "centro del mondo" in cui ha da abitare la parola di Dio. Senza questa consapevolezza l'intera nostra vita rischia di trascorrere senza senso, come quella dei contemporanei di Noè.

                                 Marco Bonatti - marco.bonatti@lavocedelpopolo.torino.it                 




      RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 6
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