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LEGGIAMO I VANGELI:
LA SCELTA VINCENTE


La lavanda dei piedi è vero prologo della storia della Passione secondo Giovanni. Un gesto esemplare che Gesù ordina di ripetere, come a perpetuare il suo dono di amore. È sulla qualità di quell'amore che l'Evangelista vuol catturare la nostra attenzione.


Una decisione per l'amore

Dopo aver rianimato il corpo morto dell'amico Lazzaro, Gesù entra trionfalmente in Gerusalemme, sale al Tempio ed offre insegnamenti decisivi sulla sua persona e missione. Poi la scena cambia: si è condotti nel Cenacolo per ascoltare l'ultimo discorso di Gesù agli Apostoli. Gv 13,1-17 è una narrazione ricca, da porsi proprio all'inizio di quelle parole di addio: Gesù si cinge di un grembiule e lava i piedi agli Apostoli (vv. 1-5), poi dialoga lungamente con Pietro, dato che egli non vuole accettare quel gesto (vv. 6-11). Alla fine Cristo definisce esemplare e quindi da ripetere quanto ha fatto (vv. 12-17). Nella risposta data alla Madre a Cana, avevamo imparato che l'"ora" di Gesù non era ancora giunta. Ora apprendiamo invece che "l'ora di passare da questo mondo al Padre" è arrivata. Gesù ne è consapevole. Per farci capire al meglio l'importanza di quest'"ora", l'Evangelista inserisce nel racconto un suo breve, ma memorabile commento: Gesù "avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine". Con una sola frase ci viene chiarito che il Signore non solo ha amato costantemente fino al termine cronologico della sua vita, ma ha amato al massimo della possibilità dell'amore, ossia offrendo se stesso fino a morire. Gesù che ha dunque sommamente deciso per l'amore, si alza da tavola e lava i piedi agli Apostoli. Nell'ambiente giudaico il lavare i piedi a qualcuno era un'azione normalmente compiuta da chi si riteneva più piccolo in dignità, a favore di uno più grande. Il gesto non era ritenuto servile, ma di doverosa accoglienza, capace di mostrare sentimenti di rispetto e di premura, perfino di amore.

Permettere che l'amore di Cristo ci raggiunga

Per Pietro non è però ammissibile quanto il Signore sta facendo: è il più piccolo che deve lavare i piedi a chi gli è più grande, non viceversa. No, Pietro non concederà al suo Signore di lavargli i piedi! Solo quando Gesù lo avverte che un rifiuto impedirebbe all'Apostolo di "prendere parte" con lui, allora accetta. Lo fa forse perché Pietro ritiene che il condividere la parte promessagli da Gesù significhi ricevere qualcosa, quasi ereditare un bene, mentre gli sfugge che il Signore gli sta piuttosto indicando una piena condivisione con la sua stessa sorte di morte e di gloria. Perché però tanta riluttanza ad accogliere quel gesto? Cosa Pietro non capisce? Non capisce che lavando i piedi ai Dodici, Gesù vuol spiegare il senso del suo morire sulla croce come di un atto di amore. Non capisce che chi non è disposto ad accogliere quell'amore non potrà essere partecipe della salvezza che sgorga da quella morte! Non capisce che nella comunità cristiana ciò che conta è la carità e non la maggior importanza di una persona o di un compito rispetto ad un altro. Pietro è ancora lontano da tutto ciò. Lo capirà più tardi, al tempo in cui il Risorto, incontratolo sul mare di Galilea, gli rivolge per tre volte la domanda essenziale: "Mi ami tu?". La lavanda dei piedi ha dunque un valore simbolico e spirituale altamente rilevante: la morte di Gesù è atto di amore limpido e totale che purifica e rinnova chi lo accoglie.

L'esemplarità del gesto compiuto (vv. 12-17)

Quanto Gesù ha fatto è così significativo da dover essere fissato per sempre in un insegnamento: se Gesù, riconosciuto dagli Apostoli come "il Maestro e il Signore", ha lavato loro i piedi, a maggior ragione costoro, che sanno di essergli inferiori in tutto, dovranno lavarsi i piedi reciprocamente. È fondamentale che Pietro e gli altri recepiscano almeno che il gesto di Gesù dovrà essere imitato e ripetuto perché già in sé è capace di dire amore pieno. Insieme a Pietro apprendiamo ancora che l'unica condizione capace di farci beneficiare dei doni della salvezza che sgorgano dalla Pasqua, consiste sia nell'essere disposti a far nostra la totalità di amore divino con cui Cristo si dona sia nell' imitarla. Se così non fosse, ne rimarremmo esclusi.
Giunto quasi al momento conclusivo della sua esistenza terrena, Gesù ci lascia un insegnamento ed un modello da imitare. Tutto è perfettamente in linea con quanto in altre occasioni egli aveva già detto di sé: "… il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti" (Mc 10,43-45), ed anche: "… io sto in mezzo a voi come colui che serve" (Lc 22,27).
Solo la grata contemplazione dell'amore donato da Cristo fino al massimo della possibilità, potrà convincerci che accoglierlo ed imitarlo è per noi scelta vincente.

                                                                 
Marco ROSSETT sdb / rossetti.rivista@ausiliatrice.net



       RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 6
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