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LEGGIAMO I VANGELI:
 
Una risposta che vale la vita


Ascoltare Gesù con cuore e mente liberi per rispondergli ed accoglierlo intimamente come Risurrezione e Vita (Gv 11,1-57). Ecco la posta messa in gioco dall'ultimo, straordinario "segno" compiuto dal Signore.


Un comportamento apparentemente contradditorio

Forse Gesù non aveva ben capito quando Marta e Maria gli avevano mandato a dire che Lazzaro era ammalato? Perché ad una tale notizia rimane nel luogo in cui si trova e non si mette subito in viaggio, pur volendo bene a quei tre fratelli? No, Gesù non sta temporeggiando, al contrario conosce bene quello che sta facendo: egli è venuto per compiere il progetto di salvezza affidatogli dal Padre e attende unicamente per ragioni legate a quella causa, proprio come era accaduto alle nozze di Cana. Il Signore sa che la malattia e la morte di un suo caro amico, fatto in sé drammatico, saranno occasione per mostrare che la salvezza e la vita e la resurrezione sono lui in persona. Giunto perciò il momento opportuno, egli parte, nulla più lo trattiene, neppure l'idea di intraprendere un viaggio che sa essere rischioso, perché lo riporterà tra le spire di quei Giudei suoi avversari che stanno cercando occasioni per farlo morire. In effetti questa è nel Vangelo di Giovanni l'ultima salita di Gesù a Gerusalemme: è paradossale, ma il ridare vita al corpo morto di Lazzaro, di fatto decreterà la morte di Cristo!

La rivelazione e la risposta

Gesù arriva a Betania in prossimità dei giorni della Pasqua. Lazzaro è ormai stato deposto nella tomba. Mentre Maria rimane seduta in casa, Marta si affretta ad accoglierlo. Costei saluta Gesù chiamandolo "Signore", si mostra rammaricata del fatto che egli non sia giunto prima, poi confessa la sua fede in lui come in un uomo che fa miracoli perché viene da Dio. Gesù tenta di correggere l'incomprensione di quella donna. La informa innanzitutto che Lazzaro risorgerà. Marta non gli lascia però spazio, lo interrompe, conferma di sapere già che vi è una risurrezione dei morti nell'ultimo giorno. Sembra quasi che lei voglia spiegare a Gesù la dottrina giudaica della risurrezione! Gesù non demorde, in qualche modo arresta l'energica iniziativa di Marta e, pur avendo capito che ella non ha compreso le sue parole, nel desiderio però di farla crescere nella fede, le consegna una tra le più grandi rivelazioni da lui mai pronunciate: "Io sono la risurrezione e la vita". Straordinarie queste parole con cui Gesù si descrive; coinvolgenti quelle con cui indica il cammino di fede che ne scaturisce: "chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno". Non basta insomma sapere che Gesù è risurrezione e vita, bisogna aver fede in lui, perché chi ora crede in lui, pur dovendo passare attraverso la morte fisica, vivrà per sempre senza mai conoscere la morte spirituale. Da questa urgenza di fede scaturisce, a bruciapelo, la domanda: "Credi tu questo?". Essa è rivolta a Marta, ma invoca la risposta di ciascuno. È una risposta che mette in gioco la mia vita eterna! Il fatto che Gesù sia risurrezione e vita deve insomma essere rilevante per me: "Credo io questo?".

Ascoltare con cuore e mente liberi

Marta torna in scena con una nuova confessione in cui sostiene di aver già maturato in sé una fede in Gesù riconosciuto come Cristo e Figlio di Dio venuto nel mondo. Ma questa donna era giunta realmente ad una fede così profonda in Gesù, oppure sta soltanto utilizzando dei titoli noti alla tradizione giudaica, mostrandosi però radicalmente incapace di ricomprenderli alla luce della novità portata da Cristo? Sembra proprio che la soluzione vada in questo senso. Se infatti Marta avesse creduto veramente in Gesù Cristo e Figlio di Dio, Risurrezione e Vita, perché mai, riluttante, si sarebbe opposta all'ordine da lui dato di rimuovere la pietra tombale? In realtà Marta non ha accolto la nuova rivelazione consegnatale da Gesù perché rinchiusa nelle sue convinzioni, perché incapace di ascoltare autenticamente. L'inganno in cui ella cade consiste nel ritenere di "sapere già", precludendo alla Parola di Gesù la possibilità di radicarsi in lei. Come è diverso, invece, il fare di Maria che con umiltà va incontro a Gesù, parla poco, gli si getta ai piedi, mostrando così il proprio desiderio di ascoltare ed essere condotta a nuova verità, ad inaudita e corroborante speranza. L'azione di Gesù che ridà vita a Lazzaro ancora una volta non è centrale nel racconto: lo è invece la gloria di Dio che quel "segno" rivela affinché i discepoli, Marta, i Giudei credano e Maria sia confermata nella sua fede. La novità più grande non sarà allora quella recata dalla notizia di un morto tornato a vivere, ma quella di persone dalla mente libera e dal cuore in ascolto per accogliere Gesù come propria Risurrezione e Vita.

                                                                 
Marco ROSSETT sdb / rossetti.rivista@ausiliatrice.net



       RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 5
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