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LA PAROLA QUI ED ORA /  Corpus Domini: tutto è dono


Gesù disse ai suoi discepoli: "Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa". Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste. (Luca 9, 12-17)


Sarebbe difficile dubitare che il mondo di oggi è dominato - o almeno, fortemente influenzato - da logiche di tipo economico. E l'economia, si sa, è la "scienza della miseria": gli ultimi secoli del nostro glorioso progresso tecnologico e industriale si fondano sulla penuria (di cibo o di materie prime) e sul desiderio (disporre di prodotti e cibi "impossibili"). Se non c'è richiesta non c'è mercato; e senza mercato, niente ha senso. Questo brano del Vangelo ricorda che la realtà è esattamente il contrario: non tutto è mercato, ma tutto è dono. Ciò che manca alle moltitudini, in quella zona deserta dove non ci sono alberghi né fast food, il Signore lo recupera, lo moltiplica all'infinito, lo offre a chi ne ha bisogno. E ne fa avanzare dodici ceste.
Il miracolo è almeno duplice: c'è il Corpo del Signore che diventa "vero cibo", nel Sacramento eucaristico. Ma c'è anche il miracolo della condivisione: intorno ai pani e ai pesci non si organizza spontaneamente un'asta, non c'è qualcuno che mette da parte le pagnotte per rivenderle; ma si mangia insieme quel che c'è - quel che il Signore ha donato. Se queste parole sono vere, se è vero il senso dell'Eucaristia come ringraziamento e condivisione, non è neanche difficile capire perché il cristianesimo non vada più tanto di moda, nell'Occidente di oggi.
In un racconto di Karen Blixen, da cui è tratto un film bellissimo, "Il pranzo di Babette", il vecchio generale ricorda e riepiloga la sua vita: "Tanta è la nostra umana stoltezza e imprevidenza - dice - che immaginiamo la grazia divina essere finita. E perciò tremiamo (…) Ma viene il giorno in cui i nostri occhi si aprono e vediamo e capiamo che la grazia è invece infinita. Ciò che abbiamo scelto ci è dato, e pure, allo stesso tempo, ci è accordato ciò che abbiamo rifiutato. Anzi, ciò che abbiamo respinto è versato su di noi con abbondanza".
Anche per questo il Sacramento viene portato in processione anche oggi lungo le strade delle nostre città, nel Giovedì in cui si celebra il Corpus Domini: perché quel pane celebra il mistero più profondo, le parole più importanti di cui disponiamo al mondo. C'è un Signore che è il padrone vero, ultimo, delle nostre vite e del nostro sostentamento. E, almeno una volta l'anno, la sua signoria va celebrata, ricordata anche nello spazio profano, fuori dal tempio. Perché tutti sappiano che la grazia non è finita.

                       Marco Bonatti - marco.bonatti@lavocedelpopolo.torino.it                 




      RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 03
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