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LEGGIAMO I VANGELI: VINO BUONO E ABBONDANTE - (Gv 2,1-12)



Giovanni chiama i miracoli "segni2. Perché "segni"? "Segni" di che cosa? Daremo risposta a queste domande solo se leggendo quanto Gesù fece, ci lasceremo soccorre dalla nostra fede! Con questa disposizione accostiamoci al primo dei sette "segni" scritti in questo Vangelo.

Il "segno" di Cana

Sono passati tre giorni da che Gesù ha chiamato con sé Filippo e Natanaele. Essi si uniscono ad un piccolo gruppo di discepoli che il Signore invita a seguirlo. Si tratta di Andrea, di un altro uomo - di cui il nome è taciuto - e di Simon Pietro. In compagnia di sua Madre e di costoro Gesù si reca a Cana di Galilea: è invitato ad una festa di nozze (vv. 1-2). Giovanni inizia a narrarci un fatto realmente accaduto, ma successivamente da lui riletto per condurre noi ad una fede più matura.
Tutti ben conosciamo il racconto: alla festa viene a mancare il vino, la Madre di Gesù interviene come a sollecitarne un intervento; costui dopo una iniziale riluttanza, impartisce due ordini ai servi e questi attingono vino buono da anfore fatte prima colmare d'acqua.
Abituati però ai particolari contenuti nelle narrazioni di miracoli in Marco, Matteo e Luca, restiamo stupiti del fatto che Giovanni non spieghi come il fatto miracoloso si sia verificato, ma si soffermi a descriverne solo gli effetti. Una dimenticanza oppure una provocazione a cogliere il significato più profondo di quel fatto straordinario? È certamente in questa direzione che la risposta va cercata.

Sei anfore di pietra vuote

Perché le anfore di pietra sono solo sei (v. 6), dato che questo numero è considerato imperfetto dalla tradizione giudaica? Dallo loro descrizione doveva inoltre trattarsi di contenitori enormi: poiché si dice che ciascuno conteneva da ottanta a centoventi litri, ciò significa che la loro capacità complessiva sarebbe stata pari ad almeno seicento litri. Possibile che ci fosse necessità di una così grande quantità d'acqua? E poi … tutto quel vino! Giovanni scrive anche che quelle anfore sono là per la purificazione dei Giudei prescritta dalla Legge: perché allora sono tristemente vuote al punto che Gesù deve dare ordine di riempirle? Forse che l'acqua non basta più a rendere puro chi con essa si lava?
Perché insomma tanta insistenza sulle anfore, mentre si tace sul modo in cui il fatto straordinario avviene? Questo anziché chiarire la descrizione del fatto, lo complica! Un'osservazione certamente emerge: se l'Evangelista si dilunga molto su questi particolari, viene proprio da credere che essi siano importanti e che vadano ben tenuti in considerazione. Da tutto ciò capiamo che Giovanni ci autorizza, anzi ci spinge a fare una lettura del racconto che non si fermi ai fatti e ai dati, ma scorra fino al significato cui essi rimandano: in che senso il prodigio diventa un "segno"? Un "segno" di che cosa? Proviamo a districarci nel bel racconto col desiderio di lasciarci condurre là dove l'Evangelista evidentemente ci vuole portare.

Cristo ed il vino buono ed abbondante

Nel "segno" di Cana Gesù durante una festa di nozze procura del vino abbondante e così buono da stupire colui che dirigeva il banchetto nuziale (v. 10). Un vino con tali requisiti fin dal Primo Testamento è elevato a simbolo per descrivere l'avvento dei tempi del Messia. Poiché Gesù offre una straordinaria quantità di vino buono ne segue la conclusione: lui compie le Scritture, è il Messia, il Salvatore del mondo. Il vino buono ed abbondante che egli offre, rappresenta tutti i doni di salvezza che Dio aveva promessi. Per questo unicamente "quel vino" è capace di purificare e di salvare. Si capisce allora perché le anfore per la purificazione siano in numero imperfetto e siano vuote ed inutili: è solo Gesù che nella sua carica di novità e di salvezza ci rinnova, purifica e ci dona la vita. Il tempo della Prima Alleanza conclusa da Dio con Mosè sul Sinai è finito: cose nuove vengono, doni meravigliosi che si riassumono in Gesù, il dono per eccellenza di Dio!
A questo punto tutto si svela: Gesù non solo ci dona il vino buono ed abbondante, ma Lui stesso è "quel vino"! Se vuoi ben capire cosa … "chi" rappresenti il vino di Cana, accostalo alla persona di Cristo e tutto si rischiarerà! Il vino deve essere infatti identificato con Gesù stesso: egli è il vino buono che stilla abbondante dal calice della Nuova ed Eterna Alleanza stipulata da Cristo con l'offerta della propria vita. Avvicina l'immagine del vino a Gesù e allora capirai anche perché Giovanni non esiti a dire buono il pastore che offre la vita per le sue pecore (10,11) allo stesso modo in cui chiama buono il vino di Cana: il vino come il pastore sono due immagini per parlare di Cristo nostra salvezza!
Ora abbiamo inteso dove l'Evangelista voleva portarci: egli ci ha condotto fino a farci capire chi sia Cristo. Da questo punto in poi però la responsabilità sarà nostra: Cristo è il dono di Dio per la salvezza. Egli va accolto nella fede. Di questo quotidianamente dobbiamo deciderne noi.


                                                         
Marco ROSSETT sdb / rossetti.rivista@ausiliatrice.net




       RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 02
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