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Casa Madre Salesiani DB Via Maria Ausiliatrice 32 | 10152 Torino-Valdocco
Santuario - Basilica di Maria Ausiliatrice       

 02-febbraio 2017: Festa Presentazione di Gesù al Tempio - Celebrazione in Basilica MA -
Omelia d. Sabino FRIGATO, vicario ispettoria ICP

Quella di oggi è una festa che viene da molto lontano nel tempo.
E' la festa di Cristo Luce che ci viene incontro. E noi, suo popolo, da Lui illuminati gli andiamo incontro.
E' il senso della processione iniziale con le luci nelle mani.

Nel cammino processionale abbiamo imitato Maria come ci viene oggi presentata nel vangelo.
Lei cammina con il bambino Gesù tra le braccia e lo introduce nel tempio, nella nostra vita.
In realtà è il Figlio Gesù, che cammina prima di lei.
"Lei lo porta, ma è Lui che porta Lei nel cammino incontro a Dio".

Meditando su Maria che porta Gesù, mentre è Lui che porta Lei, papa Francesco, guarda a noi consacrati e ci ammonisce così: "non possiamo portare Cristo al nostro tempo se non ci facciamo portare da Cristo".
Non possiamo guidare il popolo a Gesù - per noi è il popolo dei giovani - se a nostra volta non ci lasciamo guidare da Lui.
Questo, afferma, è ciò che dobbiamo essere: guide guidate.

Essere "guide guidate" è la condizione che ci preserva dal vivere una consacrazione in maniera light, vale a dire, disincarnata come fosse solo una gnosi, una conoscenza superiore.
Una consacrazione disincarnata - sono le parole di papa Francesco - riduce la nostra vita religiosa ad una 'caricatura': nella quale si attua una sequela senza rinuncia; una preghiera senza incontro; una vita fraterna senza comunione; un'obbedienza senza fiducia e una carità senza trascendenza.

Col lo stile incisivo che gli riconosciamo, papa Francesco ha fotografato in poche battute le tante contraddizioni che la vita religiosa sta patendo in questo nostro tempo.
Sono le stesse contraddizioni che attraversano la Chiesa e la cultura di oggi, e che puntualmente si riversano su ciascun di noi e sulle nostre comunità.

C'è contraddizione quando ad esempio:
Noi consacrati professiamo la povertà e il distacco dai beni; mentre la società in cui viviamo ci spinge al benessere, al superfluo e anche più.

Ci impegniamo col voto di obbedienza a realizzare una vocazione che viene da Dio, mentre la cultura in cui siamo immersi ci chiede autorealizzazione e autogratificazione possibilmente a prezzi molto scontati
Professiamo un voto di castità e il mondo della nostra comunicazione mediatica è impregnata di erotismo e di banalizzazione dei sentimenti e degli affetti più profondi.

Sono alcune esemplificazioni delle contraddizioni che oggi ci attraversano un po' tutti: dai più giovani in su.

Dire contraddizioni vuol dire forse fine della vita consacrata? Qualcuno l'ha detto. Ma è una grave ingiustizia verso la stragrande maggioranza dei consacrati/e che vivono con gioia la fedeltà alla propria vocazione, nonostante le contraddizioni del tempo presente.

In questi giorni sono rimbalzati sui media alcune cifre che hanno attirato l'attenzione. Mons. Carballo, segretario della Congregazione della vita consacrata, in una intervista ha parlato degli abbandoni di frati e ancor più di suore.
Nei soli due anni - 2015-2016 -ben 2300 tra frati e suore hanno lasciato la vita religiosa. Tutta gente tra i 30 e i 50 anni.
E' un segnale preoccupante del disagio e delle contraddizioni che stiamo attraversando.

Nonostante questo dobbiamo prendere atto della molta santità che c'è nella vita consacrata di oggi. Una santità che arriva anche al martirio, alla testimonianza del sangue.

Le contraddizioni che ci attraversano - se ben considerate sono tutt'altro che l'anticamera della morte della vita consacrata.
Solo una sguardo mondano non sa cogliervi i segnali che ci vengono dallo Spirito. Segnali che ci guidano verso la verità della vita consacrata.

Commentando gli abbandoni in un tempo di forti contraddizioni, mons Carballo, afferma che le diverse cause di abbandono sono riconducibili a esperienze povere o assenti di vera spiritualità e di fede.

Per questo mette in guardia dal non confondere la fede con l'adesione alla dottrina.
C'è fede quando è vissuta e cambia la vita in profondità.

Inoltre, la fede non va confusa con la religiosità.
Si può essere molto religiosi, osservanti delle pratiche di pietà, ma deboli nella fede.
La fede parte da un vero incontro con Cristo.
E la spiritualità? Non va confusa con il semplice devozionismo che non manca mai tra frati e suore.
Se la fede è debole e la spiritualità non è solida, e nella vita fraterna in comunità ci sono problemi…come reggere all'urto delle tante contraddizioni che bussano alla nostra porta?

Vorrei concludere con papa Francesco che ci ricorda che
"La vocazione, come la stessa fede, è un tesoro che portiamo in vasi di creta.. Averne cura è compito anzitutto di ciascuno di noi…".
Per questo è quanto mai urgente e appropriata l'esortazione di san Paolo: "è ormai tempo di svegliarvi dal sonno" (Rm 13.11).


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