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Santuario - Basilica di Maria Ausiliatrice       

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Dall'oratorio alla Basilica

"Quando sono stato ordinato sacerdote, 40 anni fa dopo 10 anni di professione religiosa, il 29 maggio 1976 proprio nella Basilica di Maria Ausiliatrice, mai avrei pensato di diventarne il Rettore. Sono entrato nei salesiani per stare accanto ai giovani in oratorio dove sono cresciuto". Così don Franco Lotto, classe 1942, dal 2008 rettore della Basilica a cui guarda tutto il mondo salesiano sparso nei 5 continenti, alla vigilia del termine del suo incarico, traccia un bilancio degli otto intensi anni trascorsi a "custodire" la casa di don Bosco. Da settembre, gli succede il confratello don Cristian Besso: don Franco è stato nominato direttore e rettore di un altro Santuario, quello della Madonna dei Laghi di Avigliana, centro di spiritualità salesiana e punto di riferimento non solo per la diocesi di Torino per ritiri e momenti di formazione. Lo abbiamo incontrato in un caldo pomeriggio di luglio nella sacrestia della Basilica dopo ore di confessionale mentre accoglie un confratello argentino di passaggio a Torino: la mamma era spagnola per questo don Lotto parla perfettamente il castigliano. "Essere praticamente bilingue mi ha aiutato molto soprattutto qui a Maria Ausiliatrice dove il via vai di pellegrini ispanici è ininterrotto". Don Franco racconta che nel suo lungo ministero sacerdotale, dopo il primo incarico nel 1976 come responsabile dell'oratorio e del Centro giovanile salesiano della Crocetta, non si è più fermato, sperimentando praticamente tutti i settori del carisma salesiano fino a quello più "simbolico" come rettore di Maria Ausiliatrice: è stato insegnante a scuola e nel centri di formazione professionale, maestro dei novizi, direttore di svariate comunità tra cui Valdocco, Cumiana e Rebaudengo.

Don Franco cosa significa per un salesiano essere nominato rettore della Basilica, centro propulsore del carisma salesiano?

"È un regalo che mi ha fatto la Provvidenza: questa è la Chiesa che don Bosco ha sognato, è il luogo da cui è partita tutta la sua opera: stando qui, avvicinando centinaia di migliaia di pellegrini che vengono alla tomba del santo e a pregare Maria Ausiliatrice ho capito quanto la Madonna è amata. Quando incontri confratelli, suore, donne, uomini e tanti giovani che entrando in Basilica piangono e si inginocchiano ti rendi conto che questo è davvero un posto particolare. Del resto - e lo credo fermamente - come ha detto anche il Papa lo scorso 21 giugno durante la sua visita a Valdocco - don Bosco senza Maria Ausiliatrice non sarebbe diventato santo. Per questo questa Basilica non deve diventare un museo ma una casa viva".

Rettore di Maria Ausiliatrice nell'Anno delle celebrazioni del Bicentenario di don Bosco che ha avuto come culmine la presenza di Francesco: cosa le è rimasto di quel tempo così speciale?

"Nell'accogliere in quei mesi migliaia di pellegrini mi sono reso conto di quanto Maria Ausiliatrice e don Bosco sono amati nel mondo, come se 200 anni non fossero mai passati. Soprattutto mi hanno colpito i giovani: ci sono state sere dove a difficoltà chiudevo le porte della Basilica, non volevano uscire: tanti chiedevano la confessione, o erano raccolti in preghiera silenziosa, come se non volessero lasciare un luogo santo. Un'atmosfera davvero commovente".

Don Franco, in questi anni in Basilica ha visto passare milioni di pellegrini alla ricerca di una risposta: secondo la sua esperienza di cosa ha bisogno la gente oggi?

"Di essere accolta, di essere ascoltata, di non essere giudicata, di qualcuno che ti dia fiducia e che - come diceva don Bosco quando accoglieva i ragazzi, anche quelli più disperati - nelle tue miserie di uomo o di donna o di giovane riesca a cogliere "quel punto accessibile al bene" che è in tutti noi. I preti e noi salesiani in particolare, come ci ha invitato il Papa e il nostro Rettor Maggiore, dobbiamo tornare ai fondamenti del nostro carisma: gente concreta che dà risposte concrete a chi ti chiede aiuto, che dà speranza con il sorriso sulle labbra. Ecco allora la funzione della Basilica e che con l'aiuto dei miei confratelli ho cercato di creare: una casa sempre aperta 7 giorni su 7 dalle 6 alle 19, dove chi varca la soglia trova sempre qualcuno ad accoglierti, a dirti una buona parola, ad asciugare le lacrime, a confessare. Ho passato tanto tempo in confessionale in questi anni perché è il luogo dell'incontro con il cuore delle persone, dove posso dire qualcosa a nome di Dio. Ecco la Basilica che lascio al mio successore e questo è lo stile con cui mi accingo a mettermi a servizio nel santuario di Avigliana: con il sorriso che - come diceva san Francesco di Sales - dice che il cuore è in casa, la porta è aperta. Da questo si riconosce un salesiano. Ed è questo prete che, con l'aiuto di Dio, continuerò a cercare di essere".

Marina LOMUNNO: redazione.rivista@ausiliatrice.net 


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