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Casa Madre Salesiani DB Via Maria Ausiliatrice 32 | 10152 Torino-Valdocco
Santuario - Basilica di Maria Ausiliatrice       

13 maggio 2016: Festa di S. Maria D. MAZZARELLO
Comunità FMA ed SDB | Triduo: Sr. Chiara CAZZUOLA, Vicaria generale FMA

LA MISERICORDIA
NELLO STILE DI ANIMAZIONE DI MARIA D. MAZZARELLO


12 maggio 2016:
Esperienza di misericordia che diviene segno di misericordia

Le premesse dell'animazione comunitaria sono nel superare la tentazione di una falsa perfezione, quella che non tiene conto della fragilità delle persone. Madre Mazzarello sa capire e pazientare, perché anche lei lotta fortemente con se stessa e il suo io (cf L 9,9).
La persona, che mantiene viva la consapevolezza della sua realtà di limite, ma al tempo stesso delle meraviglie che Dio opera in lei, coltiva un costante atteggiamento di umiltà e le è connaturale uno sguardo accogliente e benevolo verso gli altri.
Vive dentro una logica pasquale e sa che la volontà di Dio viene sempre mediata e comunicata ad ogni persona sulla base di un principio di incarnazione e dunque di limite umano.

Questa scelta emerge con evidenza quando si pensa alla prima conferenza comunitaria tenuta da madre Mazzarello alla comunità di Mornese: "Dal 15 settembre [1872], prima domenica dopo la partenza di monsignor Vescovo, la vicaria ha cominciato a mettere in pratica l'articolo delle Regole che prescrive la conferenza settimanale alla comunità. Si è perciò introdotta con la sua abituale umiltà, dicendo che non solo lei, povera vicaria, doveva mandare innanzi la casa secondo la Regola e i desideri di don Bosco, ma che ciascuna delle sorelle doveva e poteva esserle di aiuto e di consiglio; e che perciò ognuna doveva e poteva manifestare le proprie vedute ed opinioni, affinché tutto potesse procedere meglio in ogni senso.
Da un tale principio di fraterna libertà e filiale apertura di cuore, è naturale che ciascuna le manifesti quel che sente in sé o avverte intorno a sé".
Nessuna è tanto povera da non avere qualcosa da donare alla comunità e nessuna è tanto ricca da non avere qualcosa da ricever dalle altre. Così si costruisce la "casa che evangelizza".
Segni di misericordia che fanno percepire in modo evidente l'amore del Padre sono quei gesti imprevedibili di gratuità dettati dall'intuizione del cuore che lasciano un senso di stupore.

Madre Mazzarello vive lo stile del prendersi cura che è un modo di essere, un atteggiamento globale che non include solo la dimensione affettiva, ma quella intellettiva, spirituale, relazionale, etica. È accogliere la vita e porsi al suo servizio incondizionatamente tanto che la stessa Madre si autodefinisce: "la madre che tanto vi ama" e dichiara alle sue figlie spirituali: "sono pronta a far di tutto per il vostro bene" Ella è nelle migliori disposizioni per "prendersi cura" di chi le è stato affidato e il ritmo della sua vita è modulato in conformità all' essere relazionale della persona in cui gli spazi della vita privata sono ridotti al minimo.
Il "prendersi cura" è una dimensione tipica della femminilità e della maternità. Per una madre vivere è aiutare a vivere, cioè promuovere la persona in tutte le sue dimensioni. Ciò comporta aver coscienza del valore della persona, volere che sia se stessa e tiri fuori da sé la parte migliore.

Maria Domenica Mazzarello si sente abbracciata dalla misericordia del Padre e in tutta la sua vita ha cercato di lasciar trasparire qualche tratto del suo volto misericordioso che comprende, accompagna, accarezza.
Amare con cuore misericordioso è sempre dare gioia, sorprendere le sorelle con gesti di gratuità e di bontà. Solo il cuore di una madre li può rendere possibili. Il richiamo di Dio in Osea è in questa linea: "Voglio l'amore e non il sacrificio" (Os. 6,6).
La regola di vita dei discepoli di Gesù è quella che prevede "il primato della misericordia" Il Papa nota che è una vera sfida per chi si ferma al rispetto formale della legge. L'amore sa vestirsi di tenerezza e come tale è sempre nuovo, imprevedibile, creativo.

La priorità della persona è uno dei criteri educativi di grande importanza nel rapporto di Maria Mazzarello con la giovane donna della quale si prende cura. Ella intesse il rapporto educativo con varie tipologie di ragazze: contadine esuberanti, impegnate, desiderose di accedere alla cultura e alla maturità cristiana, allegre danzatrici che ballano gioiose al suono dell' organetto da lei noleggiato o che vanno in passeggiata scherzando e giocando spensierate. Altre ragazze, provenienti dalla città o condizionate da situazioni familiari difficili, si lasciano facilmente trasportare dalla vanità e dall' orgoglio divenendo facile preda di tentazioni o di pericoli morali.
Emma Ferrero è una diciottenne di "straordinaria avvenenza", aveva avuto una vita piuttosto libera: teatri, balli, compagnie, finché un giorno, per la difficile situazione economica, il padre fu costretto a cercare aiuto da don Bosco. Emma accettò di andare a Mornese per sottrarsi alla vergogna delle mutate condizioni di vita e soprattutto per poter studiare, ma era in una situazione di rivolta interiore. Sorrisi sprezzanti e ironici, impertinenze, sgarbatezze erano la risposta ai molteplici tentativi di approccio da parte delle educatrici.
Maria Mazzarello attende con pazienza che la ragazza si inserisca nel nuovo ambiente e trovi finalmente il suo posto. All'inizio non le impone nulla; non la sospinge a sforzi eccessivi; non si sgomenta per le reazioni impulsive e a volte provocatorie della ragazza. Circonda la persona di rispetto, di ostinata pazienza, conciliando in sé accoglienza materna e decisa fermezza.
Dopo alcuni mesi Emma decide di cambiare vita e in cortile alla presenza di tutti brucia oggetti e fotografie che aveva portato con sé e che teneva gelosamente custodite nel suo baule. Il gesto che ha dello spettacolare è un segno molto significativo della svolta che la ragazza intende dare alla sua vita. La Cronistoria commenta: "Serena, calma, come chi obbedisce a una interna voce". Si era sentita accolta per quello che era, si sapeva benvoluta ed intuiva in se stessa la possibilità di cambiare vita.

Suor Maria Domenica è aperta e libera nel cercare il bene degli altri, eppure è ferma quasi intransigente nell'esigere la fedeltà allo spirito salesiano, al nostro stile di vita che non ci consente scelte inopportune.
È radicata su un lucido discernimento e sulla finezza di coscienza, che si coniuga continuamente con la vigilanza e la mortificazione, senza cedimenti al permissivismo. Se non si è vigilanti, il cuore si dissipa, subentra la mediocrità, la rilassatezza. S. Francesco di Sales osserva che allora il cuore diventa come "un frutteto aperto da tutti i lati, i cui frutti non sono per il padrone, ma per tutti i passanti".
Madre Mazzarello ricorda alle suore in una conferenza: "Temo che la vita comoda indebolisca il fervore".


11 - MACCONO, Santa I 360.
12 - Ivi I 360-361.
13 - MACCONO, Santa II 241.
14 - Cf RUPNIK, Il discernimento. Seconda parte: come rimanere con Cristo, Roma, Lipa 2001, 60-62.
15 - Cronistoria II 11.
16 - Lettere di madre Mazzarello 63,5.
17 - L 52,4.
18 - Cf Misericordiae vultus, n. 20.
19 - Cronistoria II 331.
20 - S. FRANCESCO di SALES, Lettere 217.
21 - Conferenza di fine anno 1880, in Appendice delle Costituzioni, 287.

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