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Casa Madre Salesiani DB | Via Maria Ausiliatrice 32 | 10152 Torino-Valdocco
Santuario - Basilica di Maria Ausiliatrice       

13 maggio 2016: Festa di S. Maria D. MAZZARELLA
     Comunità FMA ed SDB: Triduo: Sr. Chiara CAZZUOLA, Vicaria generale FMA

LA MISERICORDIA
NELLO STILE DI ANIMAZIONE DI MARIA D. MAZZARELLO


11 maggio 2016:
La libertà dell'amore: equilibrio tra misericordia e verità

Lo stereotipo di madre Mazzarello come di una religiosa rigida, scrupolosa nell'osservanza, sempre mortificata in tutto, che si reprime a tutte le ore cede il posto ad una donna libera nell'amore, di quella libertà dello Spirito che fiorisce nei cuore docili alla sua azione. È la verità che la rende libera (cf Gv 8,32).
Neppure nell'osservanza della regola, madre Mazzarello dimostra rigidezza: il criterio che la muove è sempre quello dell'amore, e quindi cerca ciò che giova al bene della persona, alla sua salute, alla sua gioia.
D'altra parte è delicatissima nella fedeltà alle osservanze proprie della vita religiosa, e sceglie al momento opportuno di percorrere con serenità e quasi con naturalezza la via della mortificazione di sé e dei propri gusti.
In viaggio con suor Giuseppina Pacotto. Trovando in viaggio e sentendosi sfinita, la Madre "risolve di accostarsi ad una bancarella per acquistare un po' di pane e frutta. Suor Pacotto che l'accompagna le fa osservare che, forse come suore… E lei: "Macché! Solo fare il male non va bene!". E fa la sua spesetta, servendosi poi tranquillamente della modesta provvigione, dopo averne passata la miglior parte alla vicina".
Le conseguenze o gli effetti di questa libertà interiore sono - osserva S. Francesco di Sales - la soavità, la dolcezza, l'accondiscendenza vero tutto ciò che non è peccato. Questa liberà è l'opposto dell'arbitrio, della costrizione, della rigidezza, dello scrupolo, della paura. Una libertà che muove ad agire per amore e nell'amore.

Ad una neo-direttrice. Madre Mazzarello scrive alla direttrice di Torino, suor Pierina Marazzi il 31 marzo 1880. È una lettera originale autografa di 4 pagine ed è indirizzata in modo spontaneo (dunque non come risposta ad una lettera) a chi è da poco nominata direttrice di una comunità impegnativa. Aveva 33 anni e tre di professione. La casa di Torino era stata aperta quattro anni prima e aveva circa una ventina di suore.
Madre Mazzarello le offre dei consigli relativi al suo nuovo incarico. I suggerimenti vertono sulle relazioni della direttrice con le suore, delle suore tra di loro e con i Salesiani, in particolare con i superiori. La frase che vorrei sottolineare riguarda le relazioni comunitarie: "Non tralasciate mai il bene per rispetto umano, avvertite sempre e compatite i difetti delle vostre Sorelle. Fate con libertà tutto ciò che richiede la carità" (L 35,3).
Scopriamo che questa frase rivela il cuore di madre Mazzarello, la definisce nel suo tratto materno più profondo: "Fa' con libertà tutto quello che esige la carità". Infatti si lascia muovere da un cuore di madre e quindi il suo amore vibra di misericordia e al tempo stesso di saggezza nell'orientare, nell'accompagnare, nel guidare con chiarezza di principi.
Queste parole riecheggiano quelle di S. Agostino "Ama e fa' quello che vuoi" e quelle di S. Francesco di Sales "Uno spirito di libertà fa tutto per carità".
Don Lemoyne, suo direttore spirituale per sei anni, che l'aveva conosciuta in profondità, scrive di lei: "Fra gli avvisi che ripetutamente diede furono questi: Non rendiconti giornalieri - Non assuefare lo spirito schiavo - Lasciare quella santa libertà voluta da S. Francesco di Sales".

La maternità aiuta a scegliere il bene più opportuno per la persona, a capire le situazioni, a provvedere con cuore grande. Madre Mazzarello è veramente libera nell'amore quando si tratta di andare incontro a qualche giovane suora più debole di salute. Si tratta ancora di sr. Pacotto. Il fatto è dell'estate 1880. Il caldo era veramente estenuante, tanto da indebolirla fortemente. Le avevano già concesso qualche cibo in più e perfino la merenda, ma questo non bastava. La Cronistoria nota che suor Giuseppina, colta dalla sfinitezza, si svegliava tra le 11 e le 12 di notte e non poteva più riaddormentarsi fino al mattino. Ne parlò alla Madre interpretando pessimisticamente la situazione: "Non sarà una tentazione del demonio?". La Madre la guarda con bontà e le risponde: "Questa notte quando ti svegli va' in cucina: troverai quanto ti fa bene, e prendilo in santa pace". "Ma la Comunione?". "Questo pensiero lascialo a me!"
Alle 11 di notte, entra in dormitorio la novizia suor Lucia Garino, che è l'aiutante-infermiera, con un lanternino, una tazza di latte e una fetta di pace, dicendo: "La Madre superiora desidera che lo prenda tutto!". Tale carità materna perdura fino a che se ne va la fastidiosa prostrazione di suor Pacotto.

Maria Domenica anima, governa e accompagna in un atteggiamento di verità su di sé e sulle sue debolezze, ma nella certezza di essere avvolta dalla misericordia del Padre e quindi di essere chiamata a far percepire questa misericordia alle sorelle, alle giovani, agli stessi direttori salesiani.
Scrive don Costamagna il 4 luglio 1881 a madre Caterina Daghero per la morte di madre Mazzarello: "Io avevo tre Madri Carissime…..trovai anche in questa terra un'altra Madre per custodirmi, e questa fu la M. Mazzarello! Ah, quanto mi amava quell'anima del Signore! Ma non l'ho più, né l'una né l'altra".
Nella casa chiamata "la casa dell'amore di Dio", le sorelle sperimentavano veramente questo amore attraverso gesti concreti: "Quando entrai nell'Istituto, ebbi l'impressione di entrare in una famiglia dove nel lavoro e nella preghiera si camminava diritto, diritto verso il Cielo".
"Era per tutte e per ciascuna di noi una vera madre e non saprei dire se più tenera o più forte nello stesso tempo, a seconda delle varie circostanze". "Studiava con intelletto d'amore il carattere di ognuna, ne intuiva i bisogni e le doti…mentre era dolce e affabile, facile alla benignità e al compatimento, era franca e ferma allorché si trattava di correggere una mancanza, una trasgressione, un male qualunque in chicchessia. Ripeteva sovente: "Non pretendiamo figlie senza difetti, ma non vogliamo che facciano pace con essi…"".
"Ricordo in particolare come usasse la più grande attenzione nello scrutare l'indole di ciascuna delle suore, sapendo poi conservare come in una tomba le manchevolezze e i difetti che avesse rilevati in loro. Ricordo inoltre, come pur usando con ciascuna la più larga e cordiale benevolenza, tanto che ognuna credeva di essere la beniamina, non dava neppure l'ombra di preferenza alcuna".

Una delle qualità più importanti che aprono il cuore anche ai caratteri più difficili è l'accoglienza. Chi si sente accolta con fiducia e non giudicata è disposta a collaborare e a mettersi a servizio per il bene della comunità.
In ogni persona scopre quel deposito d'oro puro da valorizzare, e concepisce l'animazione come un trovare la strada per metterlo in evidenza. Lo sguardo di Maria Mazzarello è uno sguardo "valorizzante", consapevole del valore di ogni persona e pronto ad accogliere potenzialità e doti, come a contribuire a far retrocedere limiti e debolezze.
Non si illude. Nel suo realismo, che affonda le radici nella cultura contadina e in una forte
spiritualità ascetica, scorge in sé e negli altri quelle "erbacce cattive" che non cessano di spuntare nel giardino del cuore: la vanità, la doppiezza, la malinconia, la gelosia, l'adulazione, la superficialità.
Ma questa capacità la guida a prendere sul serio coloro che incontra, ad aprirsi alle persone con atteggiamento di stupore e di gratitudine, a volere che ognuna sia se stessa e tiri fuori da sé la parte migliore.


3 - La superiora generale delle Suore di Maria Ausiliatrice, in L'Unità Cattolica n. 120 (Torino 21-5-1881) 479; cf Bollettino Salesiano 5 (1881) 6, 8.
4 - Cronistoria III 157-158; cf anche III 202: un bicchiere di latte a suor Pacotto che non può dormire…"E la Comunione? "Questo pensiero lascialo a me!"
5 - S. FRANCESCO di SALES, Lettera del 14 ottobre 1604, in Lettere di amicizia spirituale. A cura di André Ravier, Milano, Ed. Paoline 1992, 212.216.
6 - Cf L 6,6 e la relazione di don Bosco alla S. Sede del 1879 (cf BOSCO Giovanni, in Opere edite XXXI 250-251.
7 - S. FRANCESCO di SALES, Lettere 218.
8 - Cf Cronistoria III 202.
9 - Lettera da Buenos Aires del 4 luglio 1881, in Orme di vita tracce di futuro D 121, pag. 325.
10 - Summarium 83, citato in MACCONO, Santa II 240.

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