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Casa Madre Salesiani DB | Via Maria Ausiliatrice 32 | 10152 Torino-Valdocco
Santuario - Basilica di Maria Ausiliatrice      
 

13 maggio 2016: Festa di S. Maria D. MAZZARELLO
       
Comunità FMA e SDB: Triduo di preparazione: Sr. Chiara CAZZUOLA, Vicaria generale FMA

LA MISERICORDIA
NELLO STILE DI ANIMAZIONE DI MARIA D. MAZZARELLO


10 maggio 2016:
Maria Domenica, una donna che conosce la tenerezza del cuore di Dio

La Madre nella circolare n. 956 ci ricorda una verità fondamentale della nostra vita:
"Anche la nostra esistenza è una parabola di misericordia, oggetto privilegiato di uno sguardo di amore che ci viene donato gratuitamente. Solo chi ne fa l'esperienza la può donare e riversare su altri".
Per essere segno di misericordia, "segno dell'amore con cui Dio ama" (art. 52) bisogna dimorare in Lui, far esperienza della sua verità. La verità di Dio è amore misericordioso. Egli "non è altro che Amore, un amore che si dona gratuitamente" e attende il nostro amore.
Dall'esperienza di Dio e di Gesù che fa madre Mazzarello noi scopriamo il tipo di relazione che intesse con le persone, con se stessa, con il mondo.
Il Gesù di madre Mazzarello è il Dio con noi nell'Eucaristia, è la fonte della misericordia nel Sacramento della Riconciliazione, è il Dio degli incontri, un centro reale di comunione tra le sorelle e le ragazze, uno spazio dilatato in comunicazioni reali tra le persone che annulla le distanze, basta leggere le sue lettere per trovare numerosi riferimenti.
A partire dalle fonti e dagli studi più significativi, si deduce che la spiritualità eucaristica di Maria D. Mazzarello, assimilata e vissuta fin dalla fanciullezza, contribuisce a far maturare la sua identità di donna aperta a Dio, alle sorelle, al mondo, alle giovani da educare.
È bello pensare che il suo cammino di donna innamorata di Gesù e guida delle sorelle avviene nella luce e nella forza dell'Eucaristia.

Per capire madre Mazzarello, occorre penetrare nel mondo della sua esperienza di Dio.

Quello che raccomandava alle prime missionarie: "Conservate per quanto potete lo spirito di unione con Dio, state alla sua presenza continuamente" (L 23,3), lei lo vive. Si sente immersa nell'amore di Gesù e in questo amore stabilisce tutte le relazioni, custodendo la sacralità della persona umana.
Rimane nell'amore, coltivando la finezza dei sentimenti nello stile di Gesù (cf Gal 4.19) e quindi tutte le persone sono viste, ascoltate, avvolte in questo amore.

Quello che ha colpito Anselm Grün scrive che in madre Mazzarello l'ha impressionato la "semplicità del cuore". Il cuore semplice è divenuto uno con Dio, dunque vede le cose e le persone in Lui. "Non mescola le proprie proiezioni nel considerare la realtà".
"Maria non parla di teologia mistica. Ma la semplicità del cuore dimostra che lei ha sperimentato Dio e che niente di ciò che è umano le è estraneo. Per questo può parlare con amorevolezza delle debolezze umane, senza indignarsene. […] Per Maria tutto è naturale: l'amore di Dio, ma anche le debolezze umane. Se lei esorta spesso le suore a superare le fantasie negative è perché coltiva e vuol coltivare anche negli altri la semplicità del cuore.
La semplicità del cuore si coglie in Maria anche per il fatto che lei cerca solo una cosa: amare Gesù, godere del suo amore e rendere felici coloro che le sono affidate".

Trasparenza di Dio che è verità e misericordia

Maria Domenica si è lasciata penetrare dalla luce di Dio e perciò ha raggiunto la piena verità su se stessa e si è aperta all'incontro profondo con gli altri. È questa la condizione per essere vera accompagnatrice con cuore di madre. "Se camminiamo nella luce, come Egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri" (1 Gv 1,7)
Riconosce la grazia che lavora in lei e nelle sorelle, ma anche i limiti, la fragilità e li chiama con il proprio nome: fin da ragazza sa di essere orgogliosa, ambiziosa, golosa, non ama le lunghe preghiere, ha difficoltà ad andarsi a confessare. Già superiora riconosce: di avere tanto amor proprio "che ogni momento inciampo e cado a terra come un ubriaco" (L 9,9).
L'orgoglio rischia di compromettere tutto: trasformare la franchezza in arroganza, la saggezza in intolleranza, il coraggio in ostinazione, l'ascendente che esercita sugli altri in volontà di dominio.
Il risultato della trasformazione che la grazia opera in lei non senza la sua tenace corrispondenza è un meravigliosa semplificazione del suo essere: in lei non troviamo raggiri, complicazioni affettive, lacerazioni interiori, doppiezze. È retta e sincera non solo nelle parole ma nella vita: "Sì, sì, no, no".
C'è una totale trasparenza nel suo essere che lascia intravedere, come sullo sfondo di un limpido ruscello, la causa profonda della sua gioia, della sua pace, della sua libertà interiore: l'amore.
Si sente avvolta, abbracciata dalla misericordia del Padre e quindi sente la sua piccolezza e povertà, ma questo non la deprime: sa che Dio passa nella povertà e nessun limite, nessun peccato può essere di ostacolo al realizzarsi in noi del piano di Dio, anzi . "la potenza di Dio si esprime nella debolezza" (2 Cor 12,9)
Fiduciosa nella divina misericordia, Maria Domenica percorre un cammino di profonda comunione con Gesù e celebrare la Riconciliazione è per lei una chiamata a vivere nella verità, a restare nell'atmosfera della riconciliazione e del dono di sé senza misura, per quella semplice logica secondo cui il dono ricevuto vuole il dono trasmesso agli altri. Gesù ce lo ripete: "Imparate da me che sono mite e umile di cuore".
L'accoglienza della misericordia nel Sacramento della Riconciliazione è fonte di reale trasformazione: ci educa a togliere le maschere, ad essere schiette e sincere, a lasciarsi mettere in discussione, a percorrere un cammino di umiltà in un "continuo tendere all'amore" (Costituzioni, art. 53).
Chi fa l'esperienza continuamente rinnovata del perdono e della misericordia del Padre si dispone con un cuore più misericordioso all'accoglienza degli altri, al perdono, alla benevolenza nei giudizi, alla gratuità, alla delicatezza dell'amore.
C'è un forte bisogno di trasparenza e di autenticità che attraversa la vita di Maria Domenica. Si riconosce la più indegna, la più bisognosa di tutte (cf L 55,6), colei che sta bene all'ultimo posto nella comunità. Le sue cattiverie costituirebbero un elenco interminabile.

L'ideale di "rendersi cara a Gesù" (L 43,2) innesca nella vita quotidiana un cammino esigente di purificazione per sradicare le erbe cattive, per non far pace con i propri difetti e al tempo stesso per aprirsi alla bontà e alla comprensione verso gli altri. Questo fa dilatare il cuore e scava in esso capacità di misericordia, di fiducia e di speranza.

Maria Domenica libera dalla ricerca di apparire o della stima altrui, spoglia di sé, è in grado di cogliere, con sguardo semplice e profondo, al di là della apparenze quanto c'è di vero o di inautentico in lei e negli altri. Sa percepire quanta santità c'è sotto un'apparenza difettosa; quanta virtù si nasconde sotto apparenze semplici e anche rozze.
Il suo occhio penetrante e illuminato dalla sapienza che è luce la rende abilissima nello scorgere quanto di orgoglioso esibizionismo, di vana ricerca di sé si nasconde sotto parvenza di preghiera e di mortificazione; quanta superficialità si nasconde dietro un facile entusiasmo!
L'amore alla verità l'ha fatta giungere a un livello di discernimento da stupire lo stesso don Bosco e i direttori salesiani. Quando suor Maria Mazzarello morì, il 14 maggio 1881, il quotidiano L'Unità Cattolica diede la notizia del decesso della prima superiora generale delle FMA con parole sobrie, ma pertinenti. L'autore del breve trafiletto (lo stesso direttore spirituale don Giovanni Battista Lemoyne) così la caratterizza: "Era donna fornita di doni speciali nella direzione delle anime, sicché in breve tempo seppe dare tale sviluppo al novello Istituto, che n'ebbe a meravigliare lo stesso suo fondatore".


----- 1 Misericordiae vultus, n. 8.
----- 2 GRUN Anselm, Semplicità del cuore, in La sapienza della vita (2004), 43-44.

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