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Casa Madre Salesiani DB Via Maria Ausiliatrice 32 | 10152 Torino-Valdocco
Santuario - Basilica di Maria Ausiliatrice       

6 maggio 2016: Festa di S. Domenico Savio
                              Concelebrazione delle 18,30 - Omelia di D. Bruno FERRERO sdb
OMELIA PER S. DOMENICO SAVIO

Giovanni Crisostomo ha affermato che Dio ha lasciato all'essere umano alcune cose del paradiso: le stelle del cielo, i fiori dei campi e gli occhi dei bambini. Tommaso d'Aquino aggiunge che Crisostomo si è dimenticato due cose: il vino e il formaggio.
Don Bosco la pensava allo stesso modo: Il Giovane provveduto comincia proprio così: "Alzate gli occhi, o figliuoli miei, ed osservate quanto esiste nel cielo e nella terra".

Per don Bosco era chiaro: gli occhi dei suoi ragazzi, rispecchiavano Dio.

Per questo fu il primo (e per ora l'unico) a proporre con coraggio inaudito una vera mistica per bambini e ragazzi.


Un bambino stava disegnando e l'insegnante gli disse: "E' un disegno interessante. Che cosa rappresenta?"
"E' un ritratto di Dio".
"Ma nessuno sa com'è fatto Dio".
"Quando avrò finito il disegno lo sapranno tutti ! "
I bambini sanno com'è fatto Dio. Quanto tempo impieghiamo a farglielo dimenticare?

***
La mamma di un bambino di 5 anni, dice: "Gesù è in cielo!"
"No, Gesù non è in cielo. È nel mio cuore"
La mamma gli spiega che non c'è contraddizione che il cielo non è un luogo e che Gesù sta anche nel suo cuore.
"No, mamma, Gesù non sta in cielo, sta nel mio cuore. E nel mio cuore è il cielo".

Don Bosco conservava Dio nei suoi ragazzi.
CELEBRARE LA compagnia di Dio il piacere della Messa ,il piacere di pregare

Come educava Don Bosco

Don Paolo Albera: "Don Bosco educava amando, attirando, conquistando e trasformando. [...] Ci avvolgeva tutti e interamente quasi in un'atmosfera di contentezza e di felicità, da cui erano bandite pene, tristezze, malinconie... Tutto in lui aveva per noi una potente attrazione: il suo sguardo penetrante e talora più efficace d'una predica; il semplice muover del capo; il sorriso che gli fioriva perenne sulle labbra, sempre nuovo e variatissimo, e pur sempre calmo; la flessione della bocca, come quando si vuoi parlare senza pronunziar le parole; le parole stesse cadenzate in un modo piuttosto che in un altro; il portamento della persona e la sua andatura snella e spigliata: tutte queste cose operavano sui nostri cuori giovanili a mo' di una calamita a cui non era possibile sottrarsi; e anche se l'avessimo potuto, non l'avremmo fatto per tutto l'oro del mondo, tanto si era felici di questo suo singolarissimo ascendente sopra di noi, che in lui era la cosa più naturale, senza studio né sforzo alcuno".

Rispetto e Fiducia

Don Bosco rispose: "È venuto a domandare il permesso di andare a casa. Io gli domandai il perché. "Perché mia madre è molto ammalata". "Come fai a saperlo?". "Lo so". "Ti hanno scritto?". "No, ma lo so". Allora gli diedi il permesso, perché so che quando vostro figlio mi domanda con insistenza qualche cosa, io faccio bene a concederla".

Le vicine di casa che si trovavano ad assistere mia madre, al vederlo restarono sorprese, e cercarono di trattenerlo dal salire nella camera dove giaceva nostra madre, dicendogli che non andasse a disturbarla. Egli rispose loro: "Lo so che è ammalata, e sono venuto apposta per trovarla". E non dando loro ascolto salì nella camera dove la mamma era tutta sola.
Al vedere il figlio, anch'essa rimase meravigliata e gli disse: "Come va che sei qui?". "Ho saputo che eravate ammalata e son venuto a trovarvi". La madre, facendosi forza e sedendosi sul letto, disse: "Oh, è nulla. Va pure sotto". Il figlio rispose: "Sì, vado subito, ma prima voglio abbracciarvi". E così fece.
Poco dopo giungeva mio padre col medico, ma mia madre disse loro: "Ogni pericolo è passato". E l'esito fu felicissimo con la nascita di un bambino. Il medico stesso constatò e dichiarò che più non occorreva l'opera sua.
Poco dopo, le donne che assistevano mia madre si accorsero che al collo aveva un bell'abitino con nastro color rosa, e che prima non lo avevano veduto. Sorprese, la interrogarono del come avesse quell'abitino. Ed essa, che non se ne era ancora accorta, fece le meraviglie e poi esclamò: "Ora comprendo perché mio figlio Domenico prima di lasciarmi mi volle abbracciare. E così comprendo pure perché, appena egli mi ha lasciato, io fui tosto felicemente libera e guarita. Quest'abitino mi è stato certamente posto al collo da lui mentre mi abbracciava, non avendo mai io avutone uno simile a questo".

Quando poi Domenico lasciò definitivamente l'Oratorio e venne a Mondonio gravemente ammalato, prima di morire disse alla madre: "Vi ricordate, o mamma, quando son venuto a trovarvi mentre eravate gravemente ammalata? e che ho lasciato al vostro collo un abitino? È questo che vi ha fatto guarire. Vi raccomando di conservarlo con ogni cura, e di imprestarlo quando saprete che qualche vostra conoscente si trovi in condizioni pericolose come foste voi in quel tempo, poiché come ha salvato voi salverà gli altri. Vi raccomando però di imprestarlo gratuitamente, senza cercare il vostro interesse".

Domenico segue don Bosco sulla via del soprannaturale che può essere così naturale
Nessuno guida un altro dove non è mai stato e quello era un territorio che don Bosco conosceva bene.

Ma Domenico non è la miniaturadi un monaco eremita: rimane un ragazzo vero
"Domenico era molto abile nel giocare. Giocava bene e sapeva vincere. Le poche volte che non vinceva non se la prendeva, era un tipo abbastanza allegro. Era piuttosto minuto di statura. Avevamo la stessa età e io non ero un gigante, ma lui era un po' più minuto di me. All'Oratorio c'erano anche dei garzoni più grandi e grossi di noi. Lui però sapeva tenere testa, faceva valere le sue buone ragioni. Ah, non si lasciava mica mettere il piede sul collo. Raro che qualcuno lo trattasse in malo modo. Se succedeva, quelle poche volte, lui filava zitto zitto e se ne andava in chiesa. Dava solo un'occhiata triste e se ne andava.
"Un giorno Don Bosco ci ha mandato ai Becchi, lui e io soli. È stata una bella sgambata attraverso le colline e i campi. Abbiamo saltato, scherzato, riso come due matti. Siamo arrivati ai Becchi tutti sudati. E mamma Margherita a farci lavare la faccia nel catino: Poi è andata nella stalla, ha munto la vacca, ci ha fatto bere quel latte appena munto. Buono, ma buono... È stata una festa quella volta".

L'ESERCIZIO DELLA BUONA MORTE! perché questa vita è importante: ma è solo la prima parte del cammino ed è importante non sbagliare strada!

IL PARADISO

Un giorno, giunsi presto all'ospedale e vi trovai il mio angelo solo nella sua stanzetta. Le chiesi di sua madre. La risposta che mi diede, ancora oggi non riesco a raccontarla senza riprovare una profonda emozione.
"Dottore" mi disse "Spesso la mia mamma esce dalla stanza per piangere, nascosta nei corridoi. Quando io morirò, credo che rimarrà con molta nostalgia. Ma Io non ho paura di morire. Io non sono nata per questa vita".
Le chiesi: "Che cos'è la morte per te?"
"Guarda, dottore, quando siamo piccoli, spesso, vogliamo dormire nel lettone grande nella camera dei nostri genitori e, al mattino, ci svegliamo nel nostro letto nella nostra camera, vero?"
"Sì, è vero". Risposi.
E lei: "Un giorno andrò a dormire e mio Padre verrà a cercarmi e mi sveglierò nella sua casa. Quella sarà la mia vera vita".
L'unica persona che era presente agli ultimi istanti di Domenico, e che li raccontò dopo aver giurato di dire la verità, è la signora Anastasia Molino, vicina di casa dei Savio. La sua è forse la testimonianza più semplice e più fedele. Eccola:
" La mia famiglia era vicina di abitazione alla casa di Domenico Savio" (Processo Apostolico, p. 678). "Io vedevo sovente Domenico durante l'ultima sua malattia, ho mai udito da lui una parola di lamento. Negli ultimi giorni, aggravandosi il male e vedendo sua madre afflitta le faceva coraggio dicendole: Mamma non piangere, io vado in paradiso. Diceva anche di vedere la Madonna e i santi. Io fui presente agli ultimi momenti della sua vita e ricordo che mentre un buon vecchio gli raccomandava l'anima, egli lo fissava ed accompagnava col cuore le preghiere. Erano pure presenti suo padre, sua madre ed alcuni vicini di casa. Spirò placidamente" (Processo Apostolico, p. 682).

Il paradiso era dentro di lui. Il passo fu lieve.


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