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Lettera agli Anziani | Carissimi Amici Anziani
Carissimi amici anziani

Mi è stato chiesto di raccontare la mia esperienza di anziana. Lo faccio volentieri. Come avete visto dal titolo ho scelto di iniziare con "carissimi" in quanto desidero raggiungervi con una lettera, questa, che indirizzo a ciascuno di voi, ed è perciò da considerare "personalizzata".
Sì, perché sono convinta che una lettera può essere paragonata ad una visita di una persona amica che si riceve in casa con gioia, che interrompe la solitudine e, dunque, tiene compagnia per uno spazio di tempo.

Dopo questa premessa sono pronta a raccontarvi i miei ultimi nove anni e cioè dall'inizio del mio percorso come malata sino ad oggi ormai anziana.
Era il mese di Ottobre 2009. Per aiutarmi spiritualmente via via che le difficoltà insorgevano, avevo chiesto di ricevere l'Unzione degli Infermi. Mi ero preparata a ricevere questo Sacramento, riflettendo su alcuni versetti del Cap. 2 della Lettera agli Ebrei (Eb. 2, 14-18) e in modo specifico su questi:

"Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli".

Quel "si prende cura" l'ho tenuto presente e, devo confidarvi che fino ad oggi è stato vero.
Il Signore si è preso cura di me attraverso le persone amiche e lo ha fatto senza interruzione.
Le ansie, devo precisare, non sono mancate. Razionalmente però, in me, emergeva il "si prende cura".
E così mi ero trovata persona ammalata, seriamente; inoltre, i dati anagrafici mi avevano confermato che ero anche anziana. Proseguendo in questa situazione mi era stato suggerito di leggere, di seguito, il Vangelo di Marco, perché pareva più consono alla ricerca che intendevo intraprendere. Volevo infatti capire il comportamento di Gesù nei confronti dei soggetti in difficoltà. Mi dicevano che leggere un capitolo per volta non dà i frutti di uno sguardo d'insieme. Così era stato e avevo scoperto che siamo noi le prime persone ad attirare sempre l'attenzione di Gesù, le prime ad essere soccorse. E questo mi era stato ed è di grande conforto! Non vi pare che un valido riscontro l'abbiamo ai giorni nostri, attraverso i gesti di Papa Francesco?

Continuando vicino a voi il mio racconto,
devo dire - e non è una esperienza rara - che ho vissuto ore, giorni, in cui il sole della Fede si offuscava, non splendeva più: la solitudine faceva prepotentemente capolino, le persone un tempo vicine si facevano attendere, l'accompagnamento spirituale risultava povero; si affacciava anche alla memoria l'attività del passato, e, come sicuramente avrete fatto anche voi, mi chiedevo dove erano finite tutte quelle energie che avevo per il lavoro professionale, per la missione.
Nonostante tutto, sogno ancora di realizzare ogni giorno qualche attività. Ad esempio, le prime ore del mattino mi sollecitano la volontà di iniziare qualche progetto. Purtroppo però dopo queste ore, ogni gesto si ridimensiona ed è come se fosse già sera, mentre i rintocchi delle campane mi avvertono che è solo mezzogiorno!

Aggiungo che,
attutiti questi ricordi e altre fantasie, ora mi tranquillizza abbastanza tenere presente che, in ciascuna fase della vita, esiste un "proprium", anche quando l'età avanza, mentre sono sollecitata a credere che è la preghiera che sostiene, "in primis", l'agire della Chiesa.
E allora posso concludere che è giunto il tempo di orientarmi a scegliere Dio più che le opere di Dio.

L'ultima pagina del libro "Il pane di ieri" di Enzo Bianchi, già Priore della Comunità di Bose, offre degli interrogativi e contemporaneamente una risposta di comportamento valida non solo per le persone anziane. Vi leggo gli interrogativi emersi:
"Come sarà d'ora in poi il mio percorso? Troverò ispirazione nella speranza cristiana? Oppure, ma non vi è contraddizione, seguirò il sentiero che ho imparato da giovane alla scuola dei vecchi della mia terra? E sarà una vecchiaia segnata dalla malattia, dalle sofferenze?".

La risposta:
"Il mio compito, il compito di ciascuno di fronte alla vecchiaia che incalza non è prevederla, bensì prepararla, colmando la vita di quanto può sostenerci fino alla morte".
A pensarci bene, cari Amici, è "preparare", il verbo da tenere presente. Esso richiama insieme lavoro indaffarato e attesa colma di speranza. Come quando si prepara un buon pranzo per una persona cara che torna a noi.
Preparare è anche mettere tutto in ordine, disporre ogni cosa nel migliore dei modi.
Preparare, biblicamente, rimanda all'oggi vissuto con l'occhio fisso sul futuro.
È vivere attendendo un incontro.
Finché si è giovani immaginiamo di andare noi stessi incontro al Signore. Invece ad una certa età è il Signore che ci viene incontro per assumere il nostro destino eterno. Ritengo sia un aspetto che ci riguarda molto da vicino. Non vi pare che perciò non dovremmo avere paura e aspettare questo incontro rilassati?

Cari Anziani,
l'orologio e un po' di stanchezza mi avvertono che si è fatto tardi. Con questa visita siamo stati in compagnia, abbiamo considerato alcuni aspetti della nostra vita.
Ora ci salutiamo rendendo grazie al Signore, vivendo e offrendo i nostri anni come un dono, vissuto con gratitudine, perché "La vecchiaia si offre all'uomo come possibilità straordinaria di vivere non per dovere, ma per grazia" (K.Barth) sicuri che il Signore "si prende cura" di ciascuno di noi.
Un caro e affettuoso saluto da

Una VdB


Una VDB / redazione.rivista@ausiliatrice.net

Rivista Maria Ausiliatrice 2018 - 3

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