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Rivista Maria Ausiliatrice  |  RMA Archivio 2018

CYBERBULLI:
PARLA LO PSICOLOGO DELLE NUOVE TECNOLOGIE


Cyberbulli: parla lo psicologo delle nuove tecnologie

Ivan Ferrero, classe 1975, torinese, con un'esperienza di educatore di comunità per adolescenti, si definisce uno "psicologo delle nuove tecnologie". Da sempre convinto della necessità di una normativa che regoli e sanzioni i crimini perpetuati via web e che mietono vittime tra gli adolescenti anche fino al suicidio, ha accolto con soddisfazione l'approvazione nel maggio scorso della legge sul cyberbullismo: "È un grande passo in avanti per il nostro Paese perché finalmente i reati del mondo digitale hanno una normativa ad hoc - spiega - Prima dell'approvazione venivano sanzionati reati legati al web come lo stalking o la diffamazione ma ora c'è un riconoscimento istituzionale che atti aggressivi, molesti o violenti compiuti tramite strumenti telematici (sms, e-mail, siti web, chat) sono considerati crimini e, come tali vanno sanzionati come prevede una legge dello Stato".

Le nuove tecnologie cambiano il nostro modo di vivere

"Cyberbullismo, dipendenza da internet, gioco d'azzardo online - dice Ferrero - stanno coinvolgendo fasce di popolazione sempre più giovani e spesso c'è molta disinformazione. Per questo è importante il ruolo dei media, della scuola, della famiglia per sensibilizzare la società civile sui pericoli ma anche sulle opportunità del web".
Secondo Ivan Ferrero il bullismo è sempre esistito. La novità introdotta dal web è che le immagini intime o diffamatorie postate dai bulli godono poi di vita propria, diventano "virali" e, in un mondo in cui il giudizio degli altri è determinante per essere accettati dal gruppo e per "esistere", una foto rubata o un insulto on line può davvero annientare un adolescente che non è attrezzato a non dar peso anche solo agli scherzi pesanti, figuriamoci poi se la sua foto è sui cellulari di tutta la sua scuola. "Ora con la legge - precisa lo psicologo - appena giunge una segnalazione di reato, si obbligano gli autori dei contenuti a rimuoverli e i responsabili delle pubblicazioni violente vengono sanzionati. La novità è che adesso il Garante può direttamente obbligare gli autori dei contenuti a cancellarli. È un bel passo in avanti che, da una parte, rassicura le famiglie e gli educatori e, dall'altra, dovrebbe essere un deterrente per i cyberbulli".

Non basta una legge: ci vuole l'impegno di tutti

"Occorre che tutta la società civile si mobiliti per diffondere la nuova normativa - prosegue Ferrero - dai mass media alle scuole, dagli ambienti educativi, ai servizi sociali alle polisportive e tutti quei luoghi frequentati dagli adolescenti. Dobbiamo poi tenere presente che i ragazzi hanno un diverso concetto di privacy e di etica rispetto a noi adulti. Finché una foto provocante di una ragazzina, un insulto o un video violento con protagonisti i coetanei non li coinvolge da vicino - nel senso che i protagonisti sono loro amici - fanno fatica a riconoscere che quel materiale è un reato. L'on-line che consumano i nostri ragazzi è decontestualizzato dal loro quotidiano. Per questo è importante che i teenagers siano messi di fronte ai pericoli del web".
Per i cosiddetti nativi digitali l'on line e l'off line sono un'unica faccia della stessa medaglia, è la loro vita, ci sono immersi fin dalla culla. Per questo, secondo Ferrero, non necessariamente è negativo che i bambini inizino ad usare gli strumenti digitali se accompagnati dagli adulti: "Proviamo a considerare il web come uno strumento e perché no, facciamoci introdurre dai nostri figli in questo mondo a noi sconosciuto non vietandoglielo a priori ma, come è proprio di un buon educatore, ascoltandoli, facendosi spiegare da loro come si crea un profilo twitter o facebook, cosa seguono sul web, quali sono i loro amici, i giochi on-line, passare del tempo con loro a vedere i video o i tutorial". Si tratta cioè di creare una relazione, parlarsi, ascoltarsi, mostrare interesse per la loro vita che, volenti o nolenti, è anche on-line. Questa è la chiave per entrare nel mondo dei "nativi digitali": ma solo quando siamo entrati in relazione con i nostri figli o con i nostri allievi possiamo conquistare la loro fiducia e allora dettare le regole, "fare un contratto" sull'uso corretto dello smartphone o del pc, avvisarli dei pericoli parlandogli della legge e delle sue implicazioni, educandoli ad una corretta "cittadinanza digitale". "Se non si è disposti a farlo - conclude Ferrero - perché regaliamo loro uno smartphone per la comunione, la cresima o per la promozione?".


Marina LOMUNNO / redazione.rivista@ausiliatrice.net

Rivista Maria Ausiliatrice 2018 - 2

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