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Rivista Maria Ausiliatrice  |  Archivio RMA 2017


Pesche allo zabaglione



…A proposito di migranti e senzatetto

Di queste sfortunate persone si fa oggi un gran parlare; non c'è notiziario che non ne riveli quotidianamente una tragedia.
L'episodio che segue si riferisce tuttavia alla fine degli anni Ottanta, quando erano ancora lontani i grandi flussi migratori. Protagonisti: Mons. Franco Peradotto, un senzatetto, un gruppo di fedeli che in un rigido mattino d'inverno seguiva la Messa al santuario della Consolata. L'uomo, disteso su un banco, avvolto in un cappotto sporco e lacero, russava vigorosamente, incurante del luogo sacro e di quanto succedeva intorno. La scena suscitava perplessità. Ci si domandava se il celebrante sapesse. Impossibile non vedere e non sentire. Sguardi dubbiosi, irritati, non molto compassionevoli. Signore bene che scuotevano vigorosamente la testa. Don Peradotto celebrava la Messa tranquillo e sereno. Qualcuno forse pensava "Che cosa aspetta a cacciarlo?" Al momento della Comunione il celebrante scese i gradini dell'altare avvicinandosi ai fedeli. Per raggiungerlo si doveva per forza passare davanti al banco del poveraccio addormentato, e gli sguardi di indignazione e di disprezzo si moltiplicarono. Allora, riponendo un'Ostia nel calice, il sacerdote si rivolse alle belle signore impellicciate e ingioiellate che avevano lasciato le loro comode e calde abitazioni per recarsi a Messa: "Ogni mattina, alle sei, apro la porta principale del santuario per fare entrare e riscaldare i barboni che hanno passato la notte sulla piazza, al freddo. Questa bella Chiesa è la loro casa, prima che la vostra. Cristo è venuto soprattutto per loro. E se la scena vi offende o vi scandalizza, è meglio che non vi accostiate all'Eucarestia". La fila dei fedeli procedenti verso l'altare si diradò. Parecchi voltarono le spalle e uscirono. Una ragazza giovanissima, con un gran fascio di libri sotto il braccio, sgusciò fuori velocemente da un'uscita secondaria. Tornò dopo qualche minuto con un dolcetto in mano. Si avvicinò all'uomo, che intanto si era svegliato. "Ecco - gli disse porgendogli il dolce - è la sua colazione". Con un frettoloso segno di Croce corse sulla piazza. La Messa era finita.

Ecco ora il nostro dolce con i suoi ingredienti:
4 pesche divise a metà, sbucciate e snocciolate, o mezze pesche sciroppate
Una confezione di amaretti
Mezzo bicchiere di liquore all'amaretto
Due tuorli d'uovo
80 g di zucchero
½ bicchiere di marsala
Sbriciolare grossolanamente gli amaretti, inzupparli di liquore amaretto e riempire con il composto le pesche.
Sbattere i tuorli con lo zucchero, unirvi il marsala e cuocere a bagnomaria lo zabaglione finché si addensa. Versarlo, raffreddato, sulle pesche.


Anna Maria Musso Freni  / redazione.rivista@ausiliatrice.net

Rivista Maria Ausiliatrice 2017 - 5

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