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VDB | Piera, medico specialista e consacrata
Essere Volontaria di don Bosco in una missione congolese

Piera è una Volontaria di don Bosco (VDB). Nel 1971 si laurea a Torino in Medicina e Chirurgia, poi si specializza in Medicina Nucleare a Pisa presso il CNR, in Ecografia interna presso l'Università di Genova e in Medicina tropicale a Brescia. Prende servizio in Medicina Nucleare presso un ospedale pubblico del Piemonte, dove lavora per vent'anni. Nel 1977, fa una breve esperienza da medico in una missione del Messico, nella foresta dei Mixes.
Mentre si prepara al concorso da primario, il Consigliere delle Missioni salesiane di Roma le propone di andare a Lubumbashi, terza città dello Zaire (odierna Repubblica Democratica del Congo), dove manca un ecografista per il nuovo ospedale salesiano, il Polyclinique Don Bosco. E lei parte per quel Paese. In quegli anni, lo Zaire versa in una situazione drammatica a causa delle guerre civili che, dal 1960 al 1997, devastano il Paese. Una delle conseguenze più tragiche è che i bambini non sono risparmiati dalla guerra, anzi spesso sono arruolati come soldati.

Fare da mamma

Come medico missionario, Piera viene a contatto con storie familiari tragiche, che portano anche all'abbandono dei neonati. Trova piccoli abbandonati nei luoghi e nei momenti più impensati, li cura e li fa crescere, arrivando a raccogliere attorno a sé venti bambini.
Utilizzando le proprie risorse e quelle che le giungono da amici e conoscenti, realizza il Centro di Sanità e lo amplia inserendo un reparto per malati terminali (30 posti letto). Poi, ristruttura il dispensario esistente. Nel 1998, su richiesta dei colleghi del Policlinico, è iscritta all'Ordine nazionale dei medici del Congo, con numero d'ordine definitivo, evento eccezionale per una persona straniera. Nel 2006 a Lubumbashi crea una casa di accoglienza per bambini abbandonati e disabili, denominata "Foyer Cancan" (focolare), piccola comunità dove ha in affidamento bimbi che sono curati e istruiti. Nel 2012, in Congo le è consegnato un riconoscimento per l'attività svolta. Ecco le sue parole:

Ho vissuto due volte

"Ho scoperto i Salesiani grazie alla malattia del Maestro Sola, un salesiano mitico, anima della banda musicale dell'oratorio che è vicino all'ospedale dove lavoravo come medico. Cominciai così a curare alcuni salesiani. Un giorno mi parlarono di questa forma di consacrazione laica, le Volontarie di don Bosco. Andai ad un ritiro vocazionale e giurai a me stessa che mai sarei diventata VDB; invece vedete com'è andata a finire.
Avevo un sogno nel cassetto: andare a lavorare in un Paese in via di sviluppo. Ho fatto il medico per questo. Nel 1988, don Bosco è venuto a prendere la mia mamma. In quel periodo, è arrivata una telefonata di don Van Looy : "A Lubumbashi cercano un ecografista". Neanche sapevo dov'era questa città. Pregai tanto, poi chiesi di andare in pensione perché volevo mantenermi da sola. È importante per noi VDB : siamo laiche secolari e viviamo con le nostre forze. Sono passati vent'anni da allora. Avevo fatto il mio lavoro con molto amore per vent'anni di ospedale e adesso più di vent'anni d'Africa. Ho vissuto due volte!

Mi chiamano Dada

L'ospedale è stato costruito dai salesiani. Vent'anni fa era solo un grande dispensario, poi sono stati costruiti due padiglioni e una clinica, la più stimata del Paese. Ha 200 posti letto, 150 dipendenti. Quando arrivai era solo all'inizio. Non sapevo una parola di francese. I primi momenti sono stati difficili, ma con i colleghi è sbocciato un rapporto bellissimo.
Quello che non avevo preventivato erano le tre guerre congolesi, per cui mi sono dovuta improvvisare medico di guerra. Sono stati momenti allucinanti, pericolosi. Le donne partorivano sui marciapiedi, portavano uomini con ferite orribili e crudeli. Ho fatto altre due esperienze magnifiche: un reparto maternità e una casa per malati terminali. Ed ho sempre potuto lavorare grazie ai miei amici piemontesi che mi appoggiano con aiuti concreti.
La prima bambina? La mamma era morta di fame perché non mangiava da tre giorni. Il papà mi aveva dato la bambina dicendo: è sua! Marina, la mia prima bambina. Il secondo è Gio-gio (il vero nome è Giovannino, perché me l'hanno portato verso la festa di don Bosco), orfano, malato. Mi hanno detto solo: se lo tenga. Così sono arrivata a venti. Sempre con i soldi degli amici e un intervento della Provvidenza, sono nati i Foyer Cancan per bambini abbandonati e handicappati. Sai com'è: un bambino tira l'altro… Loro mi chiamano Dada".


Una VDB : redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2016 - 6

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