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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  Archivio RMA 2016

LA DIFFICILE ARTE DEL DISTACCO
Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie; e i due diverranno una stessa carne (Mc 10,7 che riprende Gen 2,24).

Quante volte Wilma aveva sentito questo passo del Vangelo di Marco durante la messa e le era sembrato ovvio e naturale.
Anche lei quando si era sposata aveva lasciato i suo genitori al paese ed era andata a vivere in città con suo marito per formare una nuova famiglia.
Difficile però e complicata è l'arte del distacco e quando a sua volta, anni dopo, si era trovata nella situazione di lasciar scegliere la propria strada affettiva a sua figlia Irene, non le era parso né ovvio e né facile, anzi aveva messo i bastoni fra le ruote fin dall'inizio, senza prevedere le conseguenze.
Irene si era innamorata di un coetaneo che viveva nel paese dei suoi nonni ma per Wilma era un "ragazzo qualunque", troppo "qualunque" per sua figlia, con un lavoro per niente prestigioso e con poco da offrirle.
Il poco ovviamente riguardava i beni materiali che lei aveva imparato ad apprezzare ed a porre al primo posto da quando suo marito aveva raggiunto un ottimo livello sulla scala professionale.
Sua figlia meritava di più, molto di più e lei si era sentita in dovere di intervenire senza esitazione: era la madre.

La presunzione di conoscere il bene per la figlia

Un lento e costante lavoro di logoramento con critiche velate ma precise verso il ragazzo iniziò ad avere i loro effetti su Irene.
La ragazza era cresciuta all'ombra della madre, desiderosa di compiacerla ed essere all'altezza delle sue aspettative anche se ciò contrastava con l'immagine che gli altri avevano di lei, cioè di una persona intelligente, brillante e sicura.
Che grande responsabilità ha un genitore nei confronti di un figlio, com'è facile pianificargli la vita credendo presuntuosamente di fare il "suo bene"!
La strategia materna funzionò, Irene lasciò il ragazzo: la madre aveva vinto la sua battaglia ma aveva aperto una guerra, quella di Irene contro se stessa.
Nel rapporto col cibo si manifestano molti aspetti del nostro rapporto col mondo esterno: "mangiare o non mangiare" sono scelte fatte per gratificarci o punirci e rivelano il nostro equilibrio interiore.
Irene scelse di "non mangiare", trovò nel rifiuto del cibo il modo inconsapevole di sottrarsi ad una realtà che lei viveva come ostile, si ammalò di anoressia, scese terribilmente di peso e divenne davvero l'ombra di se stessa trascinando nella disperazione sua madre che, troppo tardi, si era resa conto di quanto fossero state determinanti le sue pressioni, di come avesse intriso il suo amore materno con egoismi e pregiudizi, di come l'avesse "nutrita male" sino a portarla al rifiuto del mondo intero.
La perdita dell'equilibrio emotivo di sua figlia si accentuò sempre più sino a sfociare in un tentativo di suicidio: Irene si era giocata la sua stessa vita.
Su consiglio di uno psicologo la ragazza fu allontanata dalla madre con la quale non voleva più comunicare e affidata ai nonni.

Wilma è sola con le sue responsabilità

Wilma si trovò sola difronte alle sue responsabilità ed iniziò a farsi uno spietato esame di coscienza, a cercare delle àncore di salvezza per costruire una figura di madre positiva.
Nelle pagine del Vangelo trovò un modello da seguire: la Vergine Maria che oltre gli onori degli altari, oltre le corone, le rose era stata una donna vera, una madre giusta, un personaggio storico che aveva sperato, amato, sofferto.
Nell'attualità della Madonna sono rappresentate tutte le donne del mondo ed anche Wilma avrebbe guardato a lei.
La giovane madre di Nazareth non aveva avuto la pretesa di pianificare la vita di suo figlio, un figlio che, cresciuto, non era rimasto con lei, aveva scelto una strada difficile. Maria lo ha semplicemente seguito, accompagnato con intelligenza, con fiducia e coraggio anche senza capire.
Così avrebbe cercato di fare Wilma, avrebbe atteso la guarigione di sua figlia a dolorosa distanza e poi tentato un riavvicinamento graduale, discreto e rispettoso


Francesca ZANETTI : redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2016 - 6

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