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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  / RMA ARCHIVIO 2016

Salesiani ICP e migranti / I profughi nostri fratelli


La risposta dei salesiani di Piemonte-Valle d'Aosta
La prima ad aprire le porte ai profughi è stata l'Opera salesiana di Alessandria: a fine luglio scorso. Quando tutti partivano per le vacanze, ha ospitato 10 giovani profughi sbarcati a Lampedusa dopo un viaggio nei soliti barconi della speranza. Tutta la comunità si è mobilitata: alcune maestre hanno improvvisato un corso di italiano, gli animatori dell'oratorio si sono fatti in quattro far sentire i giovani a casa loro, le famiglie hanno messo a disposizione tempo e materiale utile. Una risposta corale, che ha fatto da apri pista a tante altre case salesiane del Piemonte che, da ottobre, hanno risposto all'appello dell'Ispettore del Piemonte e della Valle d'Aosta e poi del Rettor Maggiore a far posto nelle case salesiane ai giovani profughi dell'ultima ondata migratoria. "La comunità di Alessandria - dice l'Ispettore don Enrico Stasi - si è resa subito disponibile ad ospitare un gruppo di giovani profughi: altre case della nostra Ispettoria hanno risposto alla chiamata. Papa Francesco durante la sua visita a Torino nella Basilica di Maria Ausiliatrice, il 21 giugno scorso, ha spronato la famiglia salesiana ad un cristianesimo che si manifesti in opere chiaramente rivolte ai più poveri e bisognosi. Ancora prima l'Arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, a nome di tutta la Conferenza episcopale piemontese, il 30 aprile nella festa liturgica di san Benedetto Cottolengo, aveva lanciato un accorato appello a tutte le congregazioni religiose perché aprissero le loro strutture all'accoglienza. Infine, il nostro Rettor Maggiore, don Angel Fernandez Artime, l'8 settembre nella festa della Natività di Maria, ha inviato una lettera a tutti gli Ispettori salesiani perché invitassero ad ospitare nelle nostre case i giovani migranti dopo la recente recrudescenza di sbarchi e arrivi via terra. Ecco allora anche il mio invito a tutti i confratelli piemontesi: aprite le porte a qualche profugo, uno o due o tre, giovani adulti o famiglie, per un anno: don Bosco farebbe così e sarebbe fiero di noi. È un bel segno che lasciamo del Bicentenario appena concluso".

In quali nostre case si trovano

E la risposta non si è fatta aspettare : mentre andiamo in stampa (fine novembre ndr) sono 19 i profughi giovani, famiglie e tre minori non accompagnati, accolti finora nelle case salesiane del Piemonte e della Valle d'Aosta. Vengono da Egitto, Ghana, Costa d'Avorio, Mali e Guinea: a Torino coppie di giovani rifugiati sono ospitati a Valsalice, alla Crocetta e al Monterosa di via Paisiello. Ancora: quattro giovani sono alloggiati a San Benigno, due a Novara, una famiglia nell'opera di Vigliano Biellese e una a Trino Vercellese. Gli ultimi arrivati, affidati dall'Ufficio minori stranieri di Torino, sono tre ragazzini egiziani dai 15 ai 16 anni accolti ufficialmente venerdì 21 novembre scorso con una festa nella comunità educativa Harambée nell'Opera salesiana del Valentino a Casale Monferrato.

Accompagnati per bene inserirsi nel tessuto sociali

"L'ospitalità dei giovani migranti adulti segnalati dallo Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati messo a punto dal Governo, e che abbiamo avviato nelle opere piemontesi non è un'accoglienza "assistenzialistica" - precisa don Domenico Ricca, il cappellano del carcere minorile torinese "Ferrante Aporti" e fondatore della comunità per minori Harambée che sta coordinando per i salesiani l'accoglienza dei profughi - Per questo abbiamo intitolato questa iniziativa "Progetto di accompagnamento all'autonomia" per la sua valenza educativa. Il percorso prevede un tempo di permanenza nelle nostre opere di massimo 12 mesi (per i minori fino al compimento della maggiore età) in cui i giovani vengono invitati a frequentare corsi di italiano e di formazione professionale in modo da metterli nelle condizioni di inserirsi realmente nel tessuto sociale con la prospettiva - oltre che dell'ottenimento del permesso di soggiorno - anche di un lavoro e di una casa".

Marina LOMUNNO / redazione.rivista@ausiliatrice.net


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