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MISSIONI DB / Come un a matita tra le mani di Maria


Come una matita tra le mani di Maria

Incontro con Giacomo "Jim" Comino, coadiutore Salesiano da sessantuno anni e da cinquantasette missionario tra Corea del Nord e Sudan.

"Quando due elefanti si fanno la guerra chi ne soffre di più è l'erba che essi calpestano". È un proverbio africano quello utilizzato da Giacomo "Jim" Comino per sintetizzare il clima che insanguina il Sud Sudan causando una catena infinita di morte e di sofferenza soprattutto tra i più poveri. Piemontese doc della provincia di Cuneo, Comino, che compirà 79 anni a maggio, da sessantuno è coadiutore Salesiano e da cinquantasette missionario tra Corea del Nord e Sudan.

Decidere di mettersi in gioco

A 21 anni, nel 1960, lascia Torino per la Corea del Nord. Come è scattata la molla?
"In modo piuttosto casuale. Quando, al termine delle scuole superiori, mi fu chiesto cosa volessi fare da grande risposi che avrei desiderato diventare Salesiano. Venni mandato in noviziato e, al termine degli studi, mi venne proposto di andare in missione in Corea del Nord. Quando me lo domandarono, a essere sincero, non sapevo neppure dove si trovasse esattamente la Corea e andai a cercarla sul mappamondo. Decisi comunque di mettermi in gioco e accettai la sfida".

Una "sfida" durata trent'anni…
"All'inizio non fu facile, soprattutto per la lingua. Mi occupai da subito dei ragazzi che frequentavano l'oratorio e loro sono stati davvero un aiuto prezioso per imparare il coreano e ambientarmi in quella nuova realtà. Erano poverissimi ed era una festa quando si riusciva a offrire loro qualcosa da mangiare".

All'inizio degli anni Novanta i superiori le propongono di partire per il Sudan. E di cominciare da capo…
"I Salesiani stavano iniziando una missione in Sudan. Mi spiegarono che avrei dovuto stare lì due o tre anni e poi avrei potuto far ritorno in Corea. Seppure a malincuore, pensando alle persone e alle abitudini che avrei dovuto abbandonare, accettai".

Cento scuole per 15.000 bambini

Come fu l'impatto con il Sudan?
"Una delle prime cose che vidi arrivando a Khartum, la capitale, fu un immenso campo in mezzo al deserto che raccoglieva oltre un milione di profughi privi di tutto. Un'esperienza che mi ha segnato nel profondo, al punto che quando mi fu prospettato di tornare finalmente in Corea mi rivolsi a Maria Ausiliatrice e le dissi: "Tu sei la mia mamma, da oggi mi affido a te. Rimango in Sudan finché vorrai, ma mi devi aiutare". E oggi, dopo oltre venticinque anni, sono ancora qui".

Qual è la situazione in Sudan?
"Per mezzo secolo le tribù in prevalenza mussulmane del Nord hanno combattuto una serie di guerre civili contro quelle cristiane del Sud causando milioni di morti non solo in battaglia ma anche per mancanza di cibo, di medicine e di servizi sanitari. Con l'indipendenza del Sud, nel 2011, il sogno di un futuro di pace e di ricostruzione sembrava a portata di mano. Purtroppo si è bruscamente interrotto nel 2013 con lo scoppio di una nuova guerra che vede le etnie più potenti del Sud Sudan lottare per accaparrarsi il potere e la gestione delle materie prime senza esclusione di colpi, incluso l'arruolamento forzato di bambini soldato".

E l'impegno dei Salesiani?
"Come risposta a questa tragedia abbiamo pensato di promuovere una cultura di pace a partire dalle generazioni più giovani e lanciato il progetto "Cento scuole per il Sud Sudan". In tre anni, grazie al sostegno di numerosi benefattori, ne abbiamo già realizzate settantaquattro, al momento frequentate da quindicimila bambini. Poiché in Sud Sudan noi Salesiani siamo solo venticinque e ci occupiamo già della gestione di una scuola primaria, di una scuola secondaria, di una parrocchia, di un dispensario e di un progetto agricolo per l'autosostentamento delle famiglie, abbiamo deciso di affidare le scuole ai vescovi affinché ne incarichino della gestione i parroci delle diocesi in cui esse sorgono. Le cose da fare sono ancora tante ma siamo consapevoli che il Signore ci ha sempre aiutato e che la Provvidenza non è mai venuta meno".


Carlo TAGLIANI / redazione.rivista@ausiliatrice.net

Rivista Maria Ausiliatrice 2018 - 1

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