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STRENNA 2018: SINGORE, DAMMI DI QUEST'ACQUA


"Signore, dammi di quest'acqua"

La "Strenna 2018" del Rettor Maggiore richiama la domanda della donna samaritana a Gesù, vicino al pozzo, e sottolinea l'importanza dell'ascolto e dell'accompagnamento per la Famiglia Salesiana, e non solo.

L'episodio evangelico è noto. Un giorno, Gesù si ferma al pozzo di Giacobbe, in Samaria. È stanco ed ha sete. Si rivolge alla donna che giunge ad attingere acqua. Per lei, Gesù è un forestiero, con diversi convenzionalismi etnici e religiosi. Lei, per di più, è una persona segnata, ha una reputazione dubbia, una vita "irregolare". Eppure Gesù si rivolge a lei e le chiede da bere.
Questa prima frase suggerisce al Rettor Maggiore, don Ángel Fernández Artime, una riflessione. Un luogo profano, un pozzo in mezzo alla campagna, si trasforma in luogo di incontro con Dio. Gesù "disegna" la strategia di questo incontro, incominciando con l'ascolto dell'altra persona e della sua situazione. Oggi, anche noi abbiamo bisogno di esercitarci nell'arte di ascoltare, che è più che sentire. E l'ascolto ha come punto di partenza l'incontro, appunto, che diventa opportunità di rapporto umano e di umanizzazione. Significa, ad esempio, prestare attenzione a tutto ciò che la persona può manifestare; accompagnare con interesse la persona in quello che cerca e attende da se stessa; avere attenzione verso la persona, le sue gioie, le sue sofferenze, le sue attese. Per la Famiglia Salesiana l'ascolto può trascendere la dimensione psicologica ed acquistare una dimensione spirituale e religiosa. Significa sapere che c'è molto di positivo in ogni cuore e che occorre far emergere questo positivo, attraverso un paziente lavoro di attenzione a se stessi, di confronto con gli altri, di ascolto e di riflessione. Anche perché oggi i giovani si avvicinano non in cerca di accompagnamento, ma spinti dalla necessità, quando si trovano di fronte a dubbi, problemi, decisioni da prendere. E si avvicinano se c'è qualcuno che si interessa a loro, che si mostra disponibile. Proprio come è successo nell'incontro di Gesù con la donna: lei si era recata al pozzo soltanto per attingere acqua.

Un incontro che spinge la persona in avanti

Nel successivo dialogo tra loro due c'è il metodo di Gesù: cerca il bene del suo interlocutore, presta attenzione al suo modo di pensare, non si dà per vinto di fronte alle iniziali resistenze, dialoga, spiega, senza la fretta di presentarsi come colui che può cambiare la sua vita, suggerisce. Le sue parole sono rivolte al cuore di coloro ai quali parla. La samaritana stessa è sorpresa e nello stesso tempo si sente capita, tanto da confidargli: "Io non ho marito".
Questi atteggiamenti del Signore - osserva il Rettor Maggiore - fanno comprendere quanto è importante il dono del discernimento. Questa ricerca si applica, ad esempio, per discernere i segni dei tempi, o l'agire morale, o la scelta di un cammino di vita cristiana o della propria vocazione. E per discernere bene bisogna tener conto di alcuni presupposti, come il bisogno di dare un senso alla propria vita, o il capire che si prova un "vuoto esistenziale"…
Ogni discernimento, come ha detto Papa Francesco, ha alla base tre verbi: riconoscere, interpretare e scegliere. Riconoscere: per avere lucidità negli alti e bassi della vita, per far affiorare la ricchezza emotiva che c'è nella persona, per dare un nome a ciò che si sperimenta… Poi, interpretare: cioè comprendere a che cosa lo Spirito sta chiamando attraverso ciò che suscita in ciascuno; confrontarsi con la realtà e allo stesso tempo, non tendere solamente a ciò che è facile; essere consapevoli dei propri doni e delle proprie possibilità. E questo attivando tutte le capacità della persona e con l'aiuto di una persona esperta nell'ascolto dello Spirito (nel caso del brano evangelico è lo stesso Gesù che guida). Infine, scegliere. È il momento in cui la persona, il giovane, la sposa o lo sposo, chiunque, deve decidere, facendo un esercizio di autentica libertà umana e di responsabilità personale. La Samaritana deve scegliere se ignorare Gesù e continuare la sua vita come se non fosse successo niente, oppure se lasciarsi coinvolgere da Lui tanto da andare a chiamare i compaesani.

Un incontro che trasforma la vita

Proprio i suoi compaesani alla fine osservano: "Noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo". In altre parole, è mediante la testimonianza della Samaritana che molti si avvicinano a Gesù. Gesù, poi, offre una proposta per crescere e cambiare la vita. Dio, come è comunicato nell'incontro con Gesù, non è impassibile, distante, filosoficamente freddo. Gesù, al contrario, si rivela come il Dio che dà la Vita, che può essere chiamato Padre, che non si lascia rinchiudere, né controllare, né possedere, perché è Spirito. In quest'incontro la persona ha sempre da guadagnare. Verrebbe spontaneo pensare che la Samaritana torni alla sua vita con l'anfora piena d'acqua; invece, l'anfora lasciata abbandonata e vuota per andare a chiamare i compaesani, ci parla di un guadagno e non di una perdita.
In conclusione, l'incontro del Signore con la Samaritana fa vedere in che modo lo Spirito di Dio può agire nel cuore di ogni uomo e di ogni donna. Quel cuore umano che, a causa della fragilità e del proprio peccato, si sente, non poche volte, confuso e diviso, attratto da sollecitazioni e proposte diverse e spesso contrapposte. Non è questa la sede per approfondire come si svolge l'accompagnamento. Di certo, comunque, conclude il Rettore Maggiore, occorre camminare con i giovani, con le famiglie, con i papà e con le mamme, che hanno bisogno di percorrere questo cammino, occorre offrire opportunità a tutti giovani, senza escludere nessuno, poiché in ognuno è all'opera lo Spirito, occorre che gli adulti siano persone di riferimento significative e credibili.


LORENZO BORTOLIN / redazione.rivista@ausiliatrice.net

Rivista Maria Ausiliatrice 2018 - 1

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