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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  RMA Archivio 2017

BLUE WHALE E DON MILANI

Dopo la messa in onda di un shoccante servizio da parte di una trasmissione televisiva, siamo bombardati da notizie riguardanti certi comportamenti adolescenziali estremi legati a Blue Whale, che impropriamente viene presentato come un gioco ma che in realtà è un terribile mezzo di seduzione che viaggia in rete. Molti sono gli adolescenti, tra i 12-15 anni, che vengono catturati attraverso Youtube, Instagram, o Twitter. La cassa di risonanza generata da queste piattaforme mediatiche sfugge all'attenzione degli adulti, ma plagia pesantemente soprattutto le ragazzine. Tutti i casi caduti sotto l'attenta osservazione della polizia postale raccontano di "curatori" che agganciano tramite web, si fanno dare i numeri telefonici e poi comunicano solo attraverso WhatsApp.

La pedagogia di Blue Whale

Il "curatore" comincia a proporre un cammino cementato da rigide regole da seguire acriticamente. Lo scopo è di raggiungere degli obbiettivi comportamentali modulati su cinquanta tappe. La precondizione per partecipare al "gioco" è di non svelare a nessuno dove conducono alla fine le prove a cui si viene sottoposti e che richiedono massimo impegno e dedizione assoluta. Si parte con sfide di coraggio per dimostrare a se stessi di che pasta si è fatti. Superate queste piccole sfide si passa all'attuazione di precisi ordini che impongono tagli, fatti con lamette, sempre più profondi. Quindi gli ordini si concentrano ad alterare il ritmo sonno/veglia e ad abituare ad innalzare sempre di più la soglia di sopportazione al dolore. Ogni step deve essere documentato da foto da inviare scrupolosamente al "curatore" tramite WhatsApp. Poi durante le notti insonni gli adolescenti vengono sollecitati a visitare, da soli ed al buio, luoghi insoliti fissati dal tutor. Dopo quarantanove prove si è così succubi da non rifiutare la prova suprema di coraggio che è quella di vincere la paura della morte e cosi raggiungere la piena libertà lanciandosi dai piani alti degli edifici portando incisa sul braccio l'immagine di una balena blu; il tutto rigorosamente immortalato da un video. La psicoterapeuta Maura Manca, che ha pubblicato un libro intitolato L'autolesionismo nell'era digitale, cosi presenta l'identikit di queste giovani vittime: "Si tratta di adolescenti fragili, menti fragili che trovano dall'altra parte una personalità psicopatica capace di adescarlo e di manipolarlo. Di là c'è qualcuno che li fa sentire valorizzati e loro si lasciano guidare". Su una rivista russa è apparsa recentemente una intervista ad uno di questi tutor. Alla domanda perché si interessasse agli adolescenti per spingerli al suicidio risponde in modo agghiacciante: "Perché voglio liberare l'umanità dagli stupidi".

La pedagogia di don Milani

Il prossimo 20 giugno papa Francesco compirà un fulmineo pellegrinaggio a Bozzolo e a Barbiana per pregare sulla tomba di due grandi profeti moderni: don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani. Si tratta di un viaggio che vuole riconoscere pubblicamente la santità di due grandi preti che in vita non sempre furono apprezzati dalle gerarchie ecclesiastiche. In particolare don Milani fu un educatore che amò i giovani "come solo le maestre e le donne di strada" (da Avvenire, giovedì 17 aprile 2014, Don Milani, le "Esperienze" rivalutate dalla Chiesa, di Andrea Fagioli) sanno fare (cfr., p. es, Lettera di don Lorenzo a Francuccio, Barbiana 4.4.1967). Fu un "toscanaccio maledetto", aspro, spigoloso ma retto ed onesto sempre e con tutti, non molto attento al galateo borghese, ma affascinato dal vivere il Vangelo in modo "nudo e crudo". Nato a Firenze in una famiglia dell'alta borghesia il 27 maggio 1923 e morto il 26 giugno 1967, in 44 anni di vita ha saputo essere un maestro dei giovani proponendo loro dei cammini educativi quanto mai attuali. La sua pedagogia ha nulla a che fare con il nihilismo dei curatori di Blue Whale. La sua Weltanschauung (visione del mondo) ha come capisaldi la centralità assoluta della persona umana, l'assoluto rifiuto di qualsiasi compromesso politico o spirito di calcolo utilitaristico; una fede intima e personale; la capacità di perdonare in modo vissuto e non semplicemente conclamato, un ascetismo nel vivere frutto di una spiritualità libera e matura, profonda ed autentica, umana e cristiana insieme; la meditazione e lo studio della Parola per possedere e dominare le parole ed il linguaggio. Attento al pensiero di Simone Weil insegna ai suoi ragazzi a combattere con tenacia le costanti del pensiero borghese che stavano incancrenendo la società del suo/loro tempo: l'arrivismo, la sfrenata competizione, il denaro, il mito del falso progresso, la libidine del potere, la scienza asservita alla guerra, il bisogno di successo ad ogni costo, l'egoismo, la subdola violenza, il narcisismo dilagante, il disimpegno ed il menefreghismo, il mito della moda… In una lettera del 1949 a sua madre scrive: "Io non sono contento se la mia vita non ha ogni attimo la stessa intensità". Si tratta di un bellissimo messaggio educativo. La nostra vita non consiste in un lento e graduale assassinio di valori, ideali e sogni, ma di istanti da riempire di senso, serietà ed applicazione. Don Milani ricorda a tutti che vivere comporta obbedienza e sincerità, fermezza e bontà radicate in una coscienza la cui umanità si nutre di valori autentici sia che siano religiosi sia che siano laici, l'importante che siano liberi da qualsiasi tipo di dogmatismo ideologico o di moralismo retorico. Per lui vivere significa lottare quotidianamente contro l'indifferenza, il dubbio, l'incomprensione, la durezza del cuore e della testa. Ai suoi ragazzi ha sempre suggerito lo studio della parola e del linguaggio. A questo proposito ha scritto: "La lingua la creano i poveri che la rinnovano all'infinito. I ricchi la cristallizzano per poter sfruttare chi non parla come loro o poterlo bocciare". Il prete di Barbiana allora lottava contro l'analfabetismo culturale oggi si impegnerebbe a vincere l'analfabetismo informatico che è quanto mai diffuso in tutte le fasce sociali. Il papa nel cimitero di Barbiana troverà solo una bianca lapide con sopra incisa la data di nascita e di morte e la precisazione "Dal 1954 parroco di Barbiana". Da questo sperduto paesello del Mugello ancora oggi suona forte e chiaro per ogni educatore il suo testamento per i ragazzi: "Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto al suo conto". Don Bosco ci ricorda che l'educazione è questione di cuore, non di morte. È un messaggio quanto mai valido oggi dove sembrano imperare i tutor disperati e senza senso.

Ermete TESSORE  /  redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2017 - 4

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