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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  RMA Archivio 2017

Valdocco, casa che accoglie
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Don Bosco ama i pellegrini, soprattutto i giovani: "Io con voi mi trovo bene"

"Ciò che più di tutto attrae sono le buone accoglienze", scriveva don Bosco rivolgendosi a tutti quei giovani a cui dedicò la sua intera esistenza in Cristo, fino al suo ultimo respiro. Un'ospitalità come "opera di misericordia", usando le parole di Ignazio Silone, che continua ancora oggi a guidare quanti, ispirati dal santo dei giovani, hanno deciso di proseguire la sua missione, ponendo al centro della propria esistenza la carità e l'accoglienza. È quanto accade a Valdocco, casa madre della salesianità mondiale e centro di aggregazione multiculturale, giorno e notte, mattino e sera, in qualunque momento, senza sosta. Una frenesia, questa, a cui don Rafael Gasol, responsabile dell'accoglienza alla casa madre, dice di essere ormai abituato.

Ecco, padre, partiamo innanzitutto col dire cosa significa accogliere per voi salesiani.

È trasmettere calore umano, su questo non c'è dubbio. È essere presenti, è gridare al mondo "Siamo don Bosco che vi accoglie a braccia aperte": non è un caso che proprio all'ingresso della casa madre vi sia la gigantografia del santo, raffigurato a braccia aperte, con su scritto "Io con voi sto bene, è la mia gioia stare con voi". Accoglienza è incontrarsi con qualcuno, è fare un'esperienza di vita.

Che tipo di attività svolgete e per chi.

Mi vengono subito in mente le scolaresche che quasi ogni giorno giungono qui per conoscere da vicino, toccare con mano e calpestare le pietre su cui il santo dei giovani ha edificato la sua opera e dove tutto ha avuto inizio per la congregazione salesiana. Penso a tantissimi oratori che arrivano per conoscere don Bosco attraverso visite, laboratori, giochi, momenti di riflessioni, preghiera. È molto importante l'ospitalità che offriamo attraverso Casa Mamma Margherita e il Ristoro della Basilica, per famiglie, gruppi, singoli che venendo da noi si sentono accolti a casa, offrendo loro pernottamento, servizi bar e ristorante.

E per i turisti in vista della bella stagione cosa proponete?

Beh, partirei dai percorsi itineranti storico-conoscitivi alla scoperta della Torino salesiana, espandendo l'itinerario su tutto il Piemonte, con visite guidate e gite ai luoghi salesiani, particolarmente al Colle don Bosco e Chieri, ripercorrendo insomma quei luoghi chiave che hanno rappresentato il cammino e la vita del santo dei giovani, dall'infanzia alla giovinezza fino alla maturità. Oltre alla possibilità di soggiornare in un posto tranquillo ma anche centrale.

Un posto dove poter ritrovare sé stessi e staccare per un po' la spina dalla frenesia del mondo.

Esatto. Sono in tanti infatti a scegliere Valdocco proprio per un'esperienza spirituale, e non sono solo religiosi, ma soprattutto laici, giovani, in gruppi o singoli, da tutto il mondo, desiderosi di conoscere da vicino l'esperienza di don Bosco: la Basilica di Maria Ausiliatrice, la casa Pinardi, tutto Valdocco parla al cuore e alla mente dei nostri ospiti ed è importante aiutare ad ascoltare questa voce.

Quale momento vi ha più segnato negli ultimi anni?

Il periodo della Sindone, in concomitanza con il Bicentenario dalla morte di don Bosco e la visita del Papa: abbiamo accolto una grande moltitudine di genti proveniente da tutto il mondo. Immagina un giorno con 9 mila persone qui, tutte concentrate, giorni con 53 messe. Sembra quasi impossibile, eppure abbiamo affrontato tutto con grande forza d'animo.

Un momento particolare reso possibile grazie anche all'aiuto dei volontari.

Certamente, 250 in tutto, di tutte l'età, ognuno con la sua storia, le proprie emozioni, che si sono ritrovati qui e hanno dato vita ad un gruppo nato proprio per aiutare noi salesiani. Tantissime ore, senza avvertire la fatica: abbiamo lavorato quasi in condizioni estreme, sia con la pioggia sia con il sole: un'esperienza bellissima, molto forte, che tutti ancora oggi ricordiamo, vissuta diversamente a servizio dell'accoglienza.

Da record, insomma.

Cosi come lo è la normalità che viviamo ogni giorno, già straordinaria in sé poiché, Deo gratias, don Bosco attira sempre, in ogni periodo dell'anno.

Che progetti avete in cantiere?

Istituire una comunità giovanile internazionale che coinvolga giovani da tutto il mondo che siano presenti qui, pronti ad accogliere, oltre a volontari, che non mancano mai, che dopo un periodo di formazione e di approfondimento spirituale, abbiano intenzione di spendere parte della loro gioventù a servizio del prossimo nei luoghi salesiani del Piemonte.

Ci dia una testimonianza diretta di cosa più l'ha colpita in questi anni dell'accoglienza.

Che chiunque passi da qui rimane folgorato, toccato nel profondo. Lo so per certo perché con alcuni di loro mi sento ogni giorno, con altri intrattengo delle corrispondenze.
Nell'anta interna dell'armadio don Rafael ha allestito una piccola bacheca che custodisce gelosamente, in cui di volta in volta appende le corrispondenze che provengono dal mondo, che eccezionalmente ci fa vedere.

Ecco, vedi: ringraziamenti, preghiere, fotografie, lettere che a fatica riescono a contenere l'emozione di chi le ha scritte di proprio pugno. Ognuno di loro si sente quasi in "debito" per l'esperienza vissuta e mi invia qualcosa. Claudia scrive "Qui trovo sempre una porta aperta". Sofia, arrivata dall'Argentina, ha potuto affidare a Maria Ausiliatrice un quaderno composto da tante preghiere da parte dei suoi connazionali. Questa invece è la foto che ha inviato Maddalena, signora siciliana arrivata da sola qui a Valdocco dopo che il viaggio di gruppo con la sua parrocchia era stato annullato. Nonostante tutto lei ha deciso di partire e qui ha trovato una famiglia. La gente piange, si emoziona quando qui si rende conto di vivere quello che fino a quel momento conosceva per sentito dire. O che aveva semplicemente immaginato.

Salvo GANCI  / redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2017 - 3

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