|  HOME | LITURGIA DOMENICA |  Archivo RIVISTA MARIA AUSILIATRICE | INFO SALESIANI DB VALDOCCO  |


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  RMA Archivio 2016

CATELNUOVO DON BOSCO: Don Bosco e altri Castelnovesi illustri
J'amis ad 'Castelneuv

Giuseppe Allamano amava dire: "Nui ad 'Castelneuv soma ativ, laborios, intraprendent". (Noi di Castelnuovo siamo attivi, laboriosi, intraprendenti). Definizione appropriata per quanti sono nati a Castelnuovo d'Asti, oltre a Giovanni Bosco il 16 agosto 1815: San Giuseppe Cafasso (1811-1860), direttore spirituale, formatore di sacerdoti e consolatore dei condannati a morte, amico e finanziatore di don Bosco. San Domenico Savio (1842-1857) incontra don Bosco e lo segue a Valdocco dove diventa un ragazzo-modello: assiduità ai Sacramenti e devozione alla Madonna. Beato Giuseppe Allamano (1851-1926), quartogenito di Giuseppe e Maria Anna Cafasso, sorella minore di don Giuseppe: fonda i Missionari e le Missionarie della Consolata. Don Giovanni Cagliero (1838-1926) è posto da don Bosco a capo della prima spedizione salesiana in Argentina (1875), primo vescovo (1884) e primo cardinale salesiano (1915). Mons. Giovanni Battista Bertagna (1828-1905), moralista e primo vescovo ausiliare di Torino.

Non solo preti

Poi ci sono due laici. Giuseppe Rapelli (1905-1977), militante nell'Azione Cattolica e nel movimento sindacale cristiano, fiero antifascista. Diventa segretario della Camera del Lavoro di Torino per la corrente cristiana e fonda le Acli torinesi. Fa parte dell'Assemblea costituente che prepara la Costituzione. Eletto più volte in Parlamento, è un politico serio e un sindacalista tutto d'un pezzo. Giovanni Argentero (1513-1572), medico in Francia, Fiandre e in varie città italiane. Tornato in Piemonte, insegna all'Università di Torino. Le sue opere De errorum veterum medicorum, De causis morborum, De morbis lo rendono famoso in Europa.

Il metodo "Consolata"

Venticinque anni fa, il 7 ottobre 1990, Giovanni Paolo II beatificava il figlio di Castelnuovo che, senza mai muoversi dalla Consolata, aveva fondato i Missionari e le Missionarie. Il suo è "il metodo Consolata": "Bisogna fare degli indigeni tanti uomini laboriosi per poterli fare cristiani: mostrare loro i benefici della civiltà per tirarli all'amore della fede, ameranno una religione che oltre le promesse dell'altra vita li rende più felici su questa terra". È il "sistema preventivo" di don Bosco: educare "buoni cristiani e onesti cittadini".
Di don Bosco è alunno per quattro anni, dall'autunno 1862, all'Oratorio. Avvertendo la vocazione, non diventa salesiano ma entra nel Seminario diocesano. Sviluppa un programma di vita centrato sull'imitazione di Cristo. Pensa alle missioni ma deve superare le perplessità dell'Arcivescovo cardinale Gaetano Alimonda e di coloro che non vogliono lasciar partire "i giovani sacerdoti con detrimento della diocesi". Famose le sue frasi, frutto di una sapienza incarnata e di una saggezza antica: "Fare bene il bene. Ci vuole fuoco per essere apostoli. Con il Signore non si mercanteggia: o tutto o niente. Voglio gente allegra, attiva, energica. Prima santi poi missionari. Tutto per Gesù, niente senza Maria. Tutto faccio per il Vangelo. Quando sarò lassù vi benedirò ancora di più dal "pugiol" (balcone)".
Giovanni Paolo II lo elogia: "L'Allamano spicca per il suo sorriso bello e il fare tranquillo e pacato, da cui traspare un cuore grande che tutti abbraccia, la mano destra posata sul mappamondo esprime non soltanto la sua attività, ma il sentimento di amore con cui si è rivolto al mondo, per portare ovunque Gesù Cristo. Accanto a lui la Vergine Consolata, ispiratrice e sostegno di tutta la sua vita e delle sue opere".

La richiesta di beatificazione di don Bosco

Il rettore della Consolata e del Convitto Ecclesiastico il 10 febbraio 1903 scrive a Pio X per chiedere la beatificazione, che avverrà il 2 giugno 1929, del suo antico maestro, don Bosco: "Il Convitto Ecclesiastico di Torino si gloria di aver avuto per un triennio fra i suoi alunni il servo di Dio don Bosco fondatore della Congregazione Salesiana. È tuttora viva tra noi la memoria di tale permanenza, e delle virtù ivi esercitate dal degno sacerdote; è specialmente ricordato il suo zelo per la salute delle anime e la cura che si prese dei giovanetti, i quali istruiva nella dottrina cristiana nella chiesa annessa al Convitto. Uscitone vi ritornava sovente per avere direzione dal santo rettore il servo di Dio don Giuseppe Cafasso, da cui prendeva in ogni sua opera consiglio e aiuto".
Poi confida al Papa: "Il sottoscritto si stima fortunato d'aver convissuto per quattro anni con il servo di Dio nell'Oratorio; durante il quale tempo ebbe ad ammirare le virtù singolari, e poté godere della direzione spirituale. Per questi motivi e per la fama generale di santità di cui risplendeva il servo di Dio, il sottoscritto fa umili voti presso la Santità Vostra perché si degni d'introdurre la causa unitamente al maestro di lui il servo di Dio don Giuseppe Cafasso, essendo di ambedue già deposti a vostri piedi i processi diocesani".


Pier Giuseppe ACCORNERO: redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2016 - 5

|  HOME | LITURGIA DOMENICA |  Archivo RIVISTA MARIA AUSILIATRICE | INFO SALESIANI DB VALDOCCO  |


                                                                                                                                                  Visita Nr. hhhhh