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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  RMA Archivio 2016


FAMIGLIA SALESIANA - VDB |
LA MIA VITGA QUOTIDIANA COME VDB

La testimonianza di una consacrata nell'Istituto Secolare Volontarie di don Bosco (VDB). Semplice perché quotidiana. Per questo profonda ed incisiva

Sono insegnante e lavoro in una scuola statale per giovani con disabilità mentale. La mia giornata inizia alle ore 5,30 con la preghiera delle lodi e con la meditazione personale; segue poi la preghiera per tutte le persone che conosco. Presento a Dio tutta la mia giornata e in particolare le ragazze e i ragazzi che seguo, chiedendogli la grazia di una buona riuscita. Alla scuola inizio le mie lezioni sempre con un momento di preghiera: ringraziamo per il nuovo giorno, chiediamo a voce alta la benedizione sulla giornata, in modo particolare sugli ammalati, sugli scolari, sugli insegnanti o assistenti e su tutte le persone che si trovano nel bisogno. Alla fine di questo momento di preghiera non facciamo mai il segno della croce, e non facciamo nessuna preghiera tipica del cristiano, perché la mia classe è composta anche da mussulmani o scolari senza religione.
Alle ore 10 per la pausa merenda viene anche fatta una preghiera libera per ringraziare del cibo che stiamo prendendo.
Gli alunni prendono sul serio questo momento di preghiera, lo desiderano anche, tanto che quando per un motivo o l´altro mi dimentico, loro chiedono di pregare.
Io mi sforzo per quanto è possibile di creare sempre un´atmosfera accogliente nella classe, per favorire un piacevole lavoro con tutti: scolari, accompagnatori, assistenti, insegnanti e studenti.
Il pomeriggio dopo aver riposato un po´e pregato il Rosario, preparo le lezioni per il giorno dopo. Anche qui con una preghiera spontanea chiedo l´aiuto di Dio e dei Santi e metto tutto nelle loro mani.
La sera vado molto spesso nella casa di preghiera Ecumenica, per pregare insieme ad altri in una forma molto libera, e per sostenerla anche musicalmente con la chitarra o con l´ukulele.
Nella scuola io non parlo quasi mai di Dio, perché non insegno religione e anche perché i miei colleghi o non credono in Dio o sono indifferenti. Qualche volta, però, ma non spesso, con loro si sviluppano spontaneamente dei discorsi su Dio, perché sanno che io sono una persona attiva nella Chiesa cristiana. Il fatto di non parlare esplicitamente di Dio, mi spinge spesso a testimoniare la mia fede in incognito. Io sento però che Dio, anche in questo campo secolare e indifferente, attraverso me, fa muovere qualcosa.


Una VDB : redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2016 - 4

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