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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  RMA Archivio 2016

Salesiani DB | Sapientiam dedit illi

L'inno scritto dal salesiano don Luigi Lasagna.

I primi ricordi che ho della Basilica di Maria Ausiliatrice sono musicali

Dovevo essere entrato dalla porta vicina all'ingresso della sacrestia, forse negli ultimi anni delle elementari, o nei primi della scuola media. Avrò dimenticato l'anno in cui è successo, ma non quella musica così brillante, che riempiva tutto eppure non capivi da dove arrivava finché non alzavi lo sguardo verso il matroneo a destra dell'altare, e qualcuno di più grande (perché con lo sguardo tu non ci saresti mai arrivato) ti diceva che lassù c'era l'organo che suonava.
Per me, l'organo della Basilica suona sempre Sapientiam dedit illi, l'inno a don Bosco per eccellenza, composto dal M° Luigi Lasagna, sulle stesse parole dell'antifona di ingresso della Messa in onore di San Giovanni Bosco.
E credo un po' tutti coloro che sono passati in Basilica durante la festa di don Bosco di qualsiasi anno, specie nel Bicentenario, non possono facilmente dimenticare quell'incipit austero e pieno di gioia allo stesso tempo, dopo la bellissima introduzione per organo e tromba, che rende questo canto inconfondibile.
La particolare impressione di solenne lentezza, di processionale movimento, di raccoglimento sincero che questo inno muove nei fedeli è frutto della rara combinazione di elementi compositivi pregiati.

Gioia solenne e ringraziamento

Quello che inchioda l'ascolto, subito, sono quelle note scandite dall'introduzione, che poi riprendiamo anche noi, se conosciamo il canto, proprio sotto il testo della prima riga "Sapientiam dedit illi". Si tratta di un inciso dal sapore gregoriano, tecnicamente si direbbe, una melodia in modo protus trasportato, il modo gregoriano dei canti solenni e gioiosi per eccellenza, quello per esempio del Victimae pascali laudes.
Gioia solenne per l'ingresso di don Bosco nella gloria dei santi, di cui noi ci facciamo spettatori immaginari: vorremmo esser stati lì, in Paradiso, per vedere don Bosco ricevere quella "corona iustitiae" che la musica ci fa proprio esaltare attraverso un espediente melodico che gregoriano non è più, ma, con qualche concessione, al massimo polifonia del '500: si tratta del salto di sesta minore, il più esteso consentito dal maestro Palestrina nei contrappunti per i suoi allievi, su cui noi cantiamo appunto la parola "1iustitiae".
L'atmosfera antica si sta proprio perdendo, capita qualcosa: forse non lo riconosciamo, ma nella tessitura interna dell'accompagnamento si affaccia un notino leggero leggero, che tecnicamente si chiama cromatismo, e che un po' simpatico e un po' impertinente ci butta in mondo musicale tutto romantico, tutto cuore in mano. Stiamo cantando a noi stessi… il fatto di cantare, ovvero le parole "Himnum cantemus Domino", naturalmente ringraziando Dio di averci dato don Bosco, e la musica ci trasporta sempre di più, perché su "in die solemnitatis" aumentano le figurazioni più rapide, dette crome (non sono le nonne del cromatismo).
Per concludere, entusiasmo finale, l'organo punta i piedi su qualcosa di solido, chiamato armonicamente pedale di dominante, ovvero la nota più forte di tutta la tonalità, che domina su tutte le altre come dice il termine, ma che in questo caso si pone a servizio di tutti, stando al pedale, ovvero al suono più grave, che l'organista effettivamente realizza schiacciando con il piede il "Fa" più basso della pedaliera. Sorretti da tutta questa forza, ecco che proclamiamo "quam fecit nobis", ovvero "che (Dio) fece per noi", riferendoci al giorno solenne che stiamo celebrando, datoci dalla grazia di Dio.
Riusciremo a pensare e ricordare tutte queste cose quando canteremo Sapientiam dedit illi in Basilica durante una festa salesiana ?
Non è importante dirselo adesso. È importante sapere che qualcuno, il M° Lasagna, è riuscito a farlo quando ha composto questo canto, e che anche per noi, se questa composizione muove qualcosa del nostro intimo, siamo capaci di risuonare di quelle emozioni che appartengono al nostro rapporto con Dio, e a buon diritto sono parte della nostra umanità.

Claudio GHIONE SDB : redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2016 - 2

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