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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  RMA Archivio 2016

Volontarie DB | Avere tutto senza avere niente


Una Volontaria di Don Bosco racconta come si è fatta amica di una Mamma che ha un Figlio che salva tutti.
Non c'è stato un colpo di fulmine, ma una simpatia che a mano a mano è diventata sempre più grande. Da piccola, quando frequentavo l'asilo delle suore in un piccolo paese del Sud, mi piaceva sentire parlare di Gesù. Era un personaggio che mi affascinava, erano le favole (allora le chiamavo così) che amavo ascoltare. Poi, mi piaceva andare con mia nonna in chiesa a recitare i rosari, anche se regolarmente mi addormentavo. Ricordo, però, la dolcezza e la tenerezza che mi invadevano al sentire le voci che si rivolgevano alla mamma di tutti, una mamma che aveva un figlio che salvava tutti… Una mamma così bisognava farsela amica! Ho iniziato a vivere la conoscenza di Gesù così, come una favola, una favola che crescendo ha preso il sapore della realtà. Come dicevo, non è stato un colpo di fulmine: non sono stata attratta dal farmi suora, e nello stesso tempo non mi attirava neanche sposarmi. Che cosa volevo dalla vita? Una vita in famiglia, come quella che vivevo, con alti e bassi, dove si affrontavano insieme i problemi e le sofferenze, una famiglia che si stringeva per fare muro contro le avversità della vita. Maria era la nostra forza, si pregava Lei! Niente di eccezionale. Tutto nella norma. Un tran tran che mi piaceva.

Non si comprende subito

Un giorno, una mia amica mi invita a partecipare ad un week-end vocazionale. Ho accettato. Ho ascoltato. Sono tornata a casa chiedendomi che cosa avevo vissuto. Non avevo vissuto e capito molto: è stato un po' avvilente, mi sono sentita una stupida. Oggi penso che quel non capire chi parlava la mia lingua, era un rifiuto di quello il mio inconscio che aveva ben capito. E siccome non avevo capito, la mia testardaggine mi ha fatto continuare a seguire i successivi week-end fino a quando ho sentito che ci stavo bene, che avrei potuto davvero amare Gesù seguendo un percorso, imparando a conoscerlo: non si può amare chi non si conosce. Così, dopo tre anni, ecco il mio primo "sì" ad essere Volontaria di Don Bosco, e dopo altri sei anni, il mio "sì" definitivo, detto anche perpetuo.

I voti? Basta viverli

I primi anni sono stati ricchi di incontri di formazione, pieni di letture. Annotavo le frasi più belle, i concetti più astrusi... Alla fine, i princìpi sono diventati chiari e semplici per vivere i voti che avevo fatto. Voti tutti più difficili a parole che a viverli.
Castità significa amare Dio, è sapere che Lui mi ama e che io amerò gli altri sempre di più con amore indiviso. Obbedienza: fare la volontà del Padre; quando lo ascolto, diventa anche facile. Povertà vuol dire non attaccarmi alle cose, alle mie idee. La Misericordia di Dio mi rende libera da attaccamenti e possessi vari: abiti, cose, soldi, gioielli… Significa dare il giusto valore alle cose senza farmi dominare da loro. vivere in modo sobrio, scegliere di essere libera in Lui. Missione: andrò dove Lui mi manderà, non dove vorrò io!
Poi, ci sono voti specifici per le Volontarie di Don Bosco. La secolarità: vivere nel mondo per poterlo cambiare dal di dentro, riconoscendo tutte le cose buone fatte dal Signore. Salesianità: Avrò un occhio attento ai giovani mettendoli sempre a loro agio, affronterò con ottimismo le difficoltà cercando di superarle con creatività e flessibilità; avrò una profonda fiducia in Dio e un ascolto profondo della sua volontà. Accetterò la quotidianità con gioia per fare cose ordinarie di passione, di amore che appaga.


Volontaria DB: redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2016 - 1

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