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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  RMA Archivio 2016
GIOVANI | Violenza e mondo giovanile
La violenza diffusa è un veleno che sta inquinando e pervertendo il mondo giovanile, rendendolo allo stesso tempo vittima e carnefice.
Il nostro modo di vivere,a qualunque livello e dimensione, nel tempo è divenuto sempre più competitivo fino a rendere le armi uno strumento normale per difenderci o per far valere le nostre opinioni. Nei mesi scorsi il mondo occidentale è sotto shock a motivo degli eccidi islamici di Parigi, rimanendo però indifferente di fronte a stragi avvenute in altri continenti. Sia carnefici che vittime sono in grande maggioranza giovani. La mano degli assassini non è stata mossa da motivazioni religiose. I servizi segreti francesi hanno rivelato che i jihadisti frequentavano poco le moschee e molto le droghe e gli alcolici in barba ai divieti coranici. Inibiti, immaturi, pieni di paura e rabbia dovuta alla frustrazione della loro esistenza, gli attentatori sono stati facile preda di gente che li ha trasformati in macchine per uccidere, li ha illusi con la promessa di un paradiso popolato da vergini a loro perenne disposizione.

LA PAURA PARALIZZANTE
Nella discoteca parigina Bataclan è avvenuto un massacro bestiale. Da una parte tre giovani arabi armati fino ai denti. Sulle piste da ballo milleottocento giovani fra i diciotto e trentacinque anni. Il risultato dello scontro ammonta a novanta vittime. La paura ha paralizzato le persone rendendole incapaci di qualsiasi reazione. Gelati dal terrore si sono lasciati massacrare come pecore. Di fronte a questi comportamenti vengono alla memoria le profetiche parole dette negli anni Sessanta: "Stiamo avviandoci, ad occhi chiusi, verso un tipo di società in cui una persona motivata e con un'arma in pugno dominerà su mille paurosi in ginocchio". Una giusta paura è segno di responsabilità, mentre il terrore paralizzante è la cartina al tornasole di una società alla deriva. L'incapacità di gestire le emozioni forti in modo responsabile e virile è tipico di un comportamento ammalato. È l'atteggiamento esecrato da Nietzsche che vede nel cristianesimo anemico il maggior responsabile di tanta sottomissione.

UNA EDUCAZIONE AMMALATA
Il tipo di formazione, in generale, che i giovani ricevono li sta lentamente ed inesorabilmente trasformando in cinici individualisti autoreferenziali incapaci di generare reazioni collettive. La quotidiana esperienza di una vita familiare sempre più anonima e priva di relazioni forti, la dissolvenza della figura paterna dal suo ruolo di guida autorevole, la presenza di modelli materni privi di tenerezza a motivo dello stress generato da una vita frenetica, l'uso acritico e non controllato della tecnologia informatica, la scoperta della realtà virtuale che abilita a sensazioni estreme formano un ingorgo di emozioni destabilizzanti che li gettano in braccio all'illusione dell'autosufficienza emotiva ed esistenziale. Al computer sono degli imbattibili protagonisti a tutti i livelli. Nella concretezza della vita sono dei perdenti incapaci di gestire l'imprevisto. Spesso, inconsciamente, attivano dei meccanismi di difesa che li portano ad una forma di schizofrenia di vita in cui il mondo virtuale penalizza e fa percepire la vita reale come un pericolo da eliminare creando mondi esistenziali paralleli e non interagenti fra loro. Nei giochi al computer sono infallibili cecchini di ferocissimi assalitori; nella concretezza della vita sono paralizzati davanti al primo squinternato che li minaccia.

RELAZIONI FRAGILI
Lo scorso mese di novembre in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulla donna, è stata fatta un'indagine sociologica su un campione di 1400 giovani studenti italiani frequentanti le medie, le superiori e l'università. Da essa risulta che i nostri adolescenti, impotenti di fronte alla violenza subita, si trasformano in aggressivi, violenti e menefreghisti nel campo delle relazioni sociali. A proposito della violenza sulle donne il trentasette per cento degli intervistati la ritiene un fatto privato che non li riguarda. Il venticinque per cento pensa che la violenza fra le mura domestiche sia un raptus giustificato e legittimato dal "troppo amore". Il dodici per cento confessa di "alzare le mani" con il o la partner. Il trentacinque per cento ricorre al pesante turpiloquio per offendere il o la partner. Il quattordici per cento ammette di stare nella coppia solo ed esclusivamente per fare sesso. Il ventiquattro per cento dichiara di essere molto geloso, mentre il sessanta per cento lo è "solo un poco". Solo il quarantacinque per cento rispetta la libertà dell'altro.Viene spontaneo interrogarsi sulla effettiva capacità di educare le giovani generazioni da parte dei cosiddetti educatori. Fra tanta nebbia assume particolare valenza educativa l'atteggiamento composto e sereno dei due genitori della giovane ricercatrice italiana della Sorbona che hanno trasformato i funerali della figlia in un incontro all'aria aperta di tutte le religioni, di ogni appartenenza politica ed ideologica in nome dei soli valori umani condivisi da tutti. Anche la decisione di papa Francesco di non annullare il suo viaggio in Kenia, Uganda e Repubblica Centroafricana, nonostante gli inviti a desistere da parte dei servizi segreti francesi ed americani per motivi di prudenza e di sicurezza, è un esempio del come dobbiamo testimoniare ai giovani, con i fatti e non a chiacchiere, il nostro dovere ad affrontare la vita a schiena diritta e non in ginocchio, avendo il coraggio di assumere gli inevitabili rischi che ne conseguono.


Ermete TESSORE sdb: redazione.rivista@ausiliatrice.net


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