|  HOME | LITURGIA DOMENICA  |  Archivo RIVISTA MARIA AUSILIATRICE | INFO  |


Rivista Maria Ausiliatrice  |  Archivio RMA 2018

Sacramenti: Assolvete chi confessa l'aborto


Assolvete chi confessa l'aborto

L'invito di Papa Francesco nella sua Lettera apostolica Misericordia et misera.

Domenica 20 novembre 2016, Papa Francesco ha chiuso il Giubileo straordinario della Misericordia ed ha consegnato alla Chiesa la Lettera apostolica Misericordia et misera. In questa, tra l'altro, invita ad assolvere chi confessa l'aborto. Donne, personale medico, infermieri, tutti vanno assolti, perché nessun ostacolo si interponga tra la richiesta di riconciliazione di un cuore pentito ed il perdono di Dio. Le donne pentite non dovranno quindi andare dal vescovo per ottenere il perdono. Una svolta definitiva, impressa per sempre, perché non esiste peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere.
Il giudizio sull'interruzione volontaria della gravidanza resta severo, chiarisce il Pontefice, che continua a equiparare l'aborto all'omicidio, poiché pone fine ad una vita innocente. In generale, sulla base di riferimenti scritturali e apostolici, la chiesa cattolica considera infatti la vita un dono di Dio, e dunque un bene in sé, di cui all'uomo non è dato disporre e che deve essere difesa dal concepimento fino alla morte naturale. Il Papa invita ogni sacerdote a farsi guida, sostegno e conforto nell'accompagnare i penitenti in questo cammino di riconciliazione.

Dalle norme bibliche alle decisioni pontificie

Anche nella Bibbia, o meglio nell'Antico Testamento, è presente il tema dell'aborto. Per esempio: "Quando alcuni uomini rissano e urtano una donna incinta, così da farla abortire, se non vi è altra disgrazia, si esigerà un'ammenda, secondo quanto imporrà il marito della donna, e il colpevole pagherà attraverso un arbitrato. Ma se segue una disgrazia, allora pagherai vita per vita" (Esodo 21,22-23). Il Nuovo Testamento, invece, non nomina mai l'interruzione della gravidanza. L'imperatore Costantino (274-337) aveva stabilito la pena di morte per l'aborto volontario, pena che non era prevista nel diritto romano.
Nel 1591 Papa Gregorio XIV distinse tra aborto di feto animato, ovvero dopo i 40 giorni, e inanimato: solo il primo era peccato. La successiva decisione di Pio IX nel 1869 rappresentò una svolta decisiva, affermando che ogni aborto, dal concepimento in poi, è un delitto colpito da scomunica. Giovanni Paolo II rafforzò tale concetto con l'enciclica Evangelium vitae del 1995, considerando illecito non solo l'aborto, ma anche tutti i contraccettivi abortivi. Benedetto XVI ribadì nel 2006 che la vita umana inizia nel seno materno e rimane tale fino all'ultimo respiro.

La sofferenza della donna

La progressiva severità della condanna canonica è motivata dal contesto culturale che in epoca contemporanea si è fatto favorevole al riconoscimento della libertà di decisione della donna sulla propria gravidanza. La nuova norma di Papa Bergoglio, pur confermando la gravità del peccato, contiene un implicito riconoscimento alla sofferenza che ogni donna prova dopo l'esperienza di un aborto: l'espiazione è già iniziata in lei stessa col dolore che prova. La vita è un meraviglioso dono di Dio. La Chiesa si pone così, come sta accadendo per i separati ed i divorziati risposati, come un'istituzione materna che accoglie i peccatori reduci da tante sofferenze.


Fabrizio FABRINI / redazione.rivista@ausiliatrice.net

Rivista Maria Ausiliatrice 2018 - 1

|  HOME | LITURGIA DOMENICA |  Archivo RIVISTA MARIA AUSILIATRICE | INFO  |


 Visita Nr. http://counter.digits.net/wc/-d/4/scudum