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FAMIGLIA / SEPARATI E DIVORZIATI: QUALI CAMMINI DI FEDE?


Separati e divorziati: quali cammini di fede?

L'Esortazione Apostolica Postsinodale Amoris laetitia (AL) di Papa Francesco ha ben presente le difficoltà che gli sposi cristiani incontrano nel vivere il progetto di Dio sul matrimonio, e che l'ideale cristiano della famiglia è oggi più che mai minacciato. Perciò preferisce non parlare più di "situazioni irregolari", con riferimento alla trasgressione di una norma o di una legge, ma piuttosto, con estremo rispetto e delicatezza, di "situazioni di fragilità o di imperfezione" (AL, 206). Nell'Esortazione, il Papa ricorda innanzitutto che la priorità per la Chiesa non è l'annuncio di un'etica, ma la proclamazione gioiosa a tutti che Gesù è Risorto e ci salva (AL, 58). Inoltre che sempre dobbiamo astenerci dal giudicare (AL, 308), perché "il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia" (Gc 2,13). E ci esorta addirittura ad evidenziare il bene presente in tutti, in qualunque situazione si trovino: "Gesù vuole una Chiesa attenta al bene che lo Spirito sparge in mezzo alla fragilità" (AL, 308). Perché, afferma Papa Francesco, "la Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c'è posto per ciascuno con la sua vita faticosa" (AL, 310). http://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html - _ftn362

I separarati non risposati

Secondo la parola di Gesù, solo "chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio" (Mc 10,11-12). Quindi chi è solo separato o divorziato, senza essersi risposato, non vive una situazione di "irregolarità" dal punto di vista cristiano. Anzi, chi non si risposa e accetta l'invito del Signore a restare "eunuco per il Regno dei cieli" (Mt 19,2), diventa una profezia vivente di Dio che non ci abbandona mai. Il separato non risposato è sacramento vivente dell''emuna' IHWH, dell'eterna fedeltà di Dio. Pertanto nella Chiesa questi fratelli o sorelle vanno particolarmente apprezzati e sostenuti, consci della difficoltà di questa scelta così contraria alla mentalità mondana odierna.

I divorziati risposati

L'Amoris laetitia di Papa Francesco sintetizza in tre parole l'atteggiamento che la Chiesa deve tenere verso i divorziati risposati: integrazione, accompagnamento, discernimento.
Davvero la Chiesa ha percorso un lungo cammino per ritornare in proposito a profumare della misericordia evangelica: sono lontani i tempi in cui il Codice di Diritto canonico del 1917 definiva i divorziati risposati ipso facto infames o publice indigni, in cui erano considerati peccatores publici et infames. No, nessuno deve mai sentirsi separato da Cristo! Anche i divorziati risposati sono Chiesa a pieno titolo (AL, 299)!
Certo, come scriveva Giovanni Paolo II, "lo stato e la condizione di vita dei divorziati risposati contraddicono oggettivamente all'unione tra Cristo e la Chiesa". Ma nel proclamare ciò non si vuole entrare nella soggettività dei singoli con nessun tipo di giudizio. Questa distinzione tra l'"oggettivo" e il "soggettivo" che da tempo compare nei Documenti del Magistero è fondamentale. Già Giovanni Paolo II affermava: "Sappiano i pastori che, per amore della verità, sono obbligati a ben discernere le situazioni" (Familiaris consortio, 84). E il concetto più stressato da Papa Francesco è proprio il discernimento, caposaldo della spiritualità di Ignazio di Loyola e dei Gesuiti, Ordine a cui il Papa appartiene.
Il primo discernimento in cui si deve accompagnare i divorziati è appurare se il loro primo matrimonio era valido oppure no. Si badi bene: la Chiesa afferma con forza che non è in suo potere sciogliere un matrimonio sacramentalmente valido: "Quello che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi" (Mt 19,6). Non si deve quindi mai parlare di "annullamento" di matrimonio, ma solo di "riconoscimento di nullità": annullare, infatti, significa rendere nullo qualche cosa che prima c'era, riconoscere la nullità significa solo constatare che il matrimonio non c'è mai stato. Il Papa, con due Motu proprio, ha voluto pastoralmente venire incontro a chi è in difficoltà, rendendo più accessibili e snelli i procedimenti presso i Tribunali ecclesiastici, che hanno costi bassissimi, contrariamente a quanto si crede, e che sono gratuiti per i non abbienti.
Se non si può riconoscere la nullità del primo matrimonio celebrato in Chiesa, bisogna operare un accurato discernimento, facendosi accompagnare non solo dai Pastori ma anche da "laici dediti al Signore" (AL, 312). "C'è il caso di quanti hanno fatto grandi sforzi per salvare il primo matrimonio e hanno subito un abbandono ingiusto". Altri invece "hanno contratto una seconda unione in vista dell'educazione dei figli, e talvolta sono soggettivamente certi in coscienza che il precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto, non era mai stato valido". Altro caso è quello di coloro che, indipendentemente dal fatto che abbiano abbandonato il primo matrimonio senza colpa o con colpa, hanno "una seconda unione consolidata nel tempo, con nuovi figli, con provata fedeltà, dedizione generosa, impegno cristiano, consapevolezza dell'irregolarità della propria situazione e grande difficoltà a tornare indietro senza sentire in coscienza che si cadrebbe in nuove colpe". "In queste situazioni, molti, conoscendo e accettando la possibilità di convivere come fratello e sorella che la Chiesa offre loro, rilevano che, se mancano alcune espressioni di intimità, non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli" (AL, 298). "Il discernimento può quindi riconoscere che in una situazione particolare non c'è colpa grave" anche "per quanto riguarda la disciplina sacramentale" (AL, 300), cioè l'ammissione alla Penitenza e all'Eucarestia. Inoltre, afferma il Papa, "occorre discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale possano essere superate" (AL, 299), invitando i Vescovi locali a proporre nuove soluzioni perché anche i divorziati risposati si sentano sempre più Chiesa.


Carlo MIGLIETTA / redazione.rivista@ausiliatrice.net

Rivista Maria Ausiliatrice 2018 - 1

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