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San Michele, l'ago della Bilancia e la spada di Dio


San Michele, l'ago della Bilancia e la spada di Dio

Principe delle angeliche gerarchie, figura di assoluto rilievo nelle Sacre Scritture, l'arcangelo Michele sin dagli albori della civiltà cristiana è stato oggetto di un culto vivo e fecondo, il quale portò alla formazione di una particolare iconografia in cui vengono riflesse le peculiari caratteristiche del principe degli angeli. Il culto verso San Michele ha attraversato nei secoli l'Europa da un capo all'altro, generando flussi costanti di pellegrini e segnando con la sua presenza luoghi e vie di comunicazione strategici tra Oriente e Occidente. Celebre è la particolare disposizione dei principali luoghi di culto dedicati all'arcangelo posti lungo una linea retta che da Mont St. Michel in Normandia, attraverso la Sacra di San Michele in Piemonte e Monte Sant'Angelo sul Gargano, giunge sino a Gerusalemme, evocando secondo la tradizione il colpo di spada che Michele inflisse a Lucifero come narrato da San Giovanni nell'ultimo libro della Bibbia.

Michele è il simbolo della lotta vittoriosa del bene contro il male

L'immagine e il culto di San Michele Arcangelo dipendono in particolare quindi dal libro dell'Apocalisse ove è narrata la battaglia che lo oppose al demonio. È proprio questa caratteristica di essere un angelo guerriero ad emergere sin dagli albori nella rappresentazione artistica di Michele. Il nome stesso dell'arcangelo che deriva dall'aramaico, risulta essere quel vero grido di battaglia "Chi è come Dio?" che egli pronunciò con impeto e furore scagliandosi contro la superbia di lucifero, che desiderava innalzarsi nei Cieli sino ad essere pari a Dio. Michele, armato di spada divenne dunque per i cristiani il simbolo della lotta vittoriosa contro le tenebre e il difensore coraggioso della Chiesa e del popolo di Dio. È per questo che comunemente venne rappresentato come un giovane alato in armatura, con la spada o una lancia con cui sconfigge il demonio, spesso nelle sembianze di drago. È cosi che lo raffigurò anche Raffaello nel sua celebre opera commissionatagli nel 1517 da Lorenzo duca d'Urbino, tramite suo zio Leone X de' Medici, per omaggiare l'alleato Francesco I di Francia. La scelta del santo era legata all'Ordine di San Michele, di cui il re era Gran Maestro e l'atteggiamento battagliero alludeva alla crociata contro i Turchi, in cui il re di Francia doveva, come un terreno Arcangelo, divenire la spada sguainata della Chiesa contro il male che minacciava la Cristianità. San Michele è dal Sanzio ritratto a piena figura, mentre incede eroico sopra il demonio, schiacciandolo col piede e preparandosi a colpirlo con la lancia appuntita. I drappi svolazzanti amplificano il senso di movimento, che riecheggia esempi michelangioleschi. Satana, che regge il forcone, è rappresentato tra rocce in cui si vedono fiamme, quali accessi agli Inferi, ha corna che gli spuntano dai capelli crespi e ali di rettile, ben diverse da quelle col piumaggio iridescente del santo che nei colori evoca l'Arcobaleno, simbolo per eccellenza di Cristo, ponte tra Cielo e Terra.

Per conto di Dio Michele tiene la Bilancia del Creato

Un'altra particolare tipologia di rappresentazione legata alla figura dell'Arcangelo Michele, ce lo mostra, a volte, con in mano una bilancia con cui pesa le anime, particolare arcaico che deriva dalla mitologia egizia e persiana. Sulla base del libro dell'Apocalisse sin dal V sec d.C. in area Orientale vennero infatti redatti scritti e preghiere dedicati a Michele, i quali finirono per definirlo come essere maestoso con il potere di vagliare le anime prima del Giudizio. La memoria liturgica che celebra Michele, assieme agli altri arcangeli Gabriele e Raffaele il 29 settembre, inoltre, si colloca in un particolare periodo dell'anno solare, coincidente con l'equinozio di autunno. È dunque probabilmente per tale ragione che assieme alla spada è dunque la Bilancia ad essere il secondo attributo relativo alla figura di Michele. Il perfetto equilibrio tra le ore di luce e le ore di buio e la levata eliaca del Sole nella costellazione della Bilancia nel giorno dell'equinozio, esaltano la figura di Michele come colui che per conto di Cristo tiene l'ago della Bilancia dell'intero creato nelle proprie mani, sia come custode dell'equilibrio diretta emanazione di Dio, sia come sintesi del Giudizio finale tra il Bene e il Male, evocato chiaramente dalla luce e le tenebre che si fronteggiano nell'equinozio. Michele è dunque il guerriero e il sacro custode dello scorrere del tempo e della vita e questo lo si vede chiaramente nel pannello centrale del Trittico di Danzica del fiammingo Hans Memling, in cui Michele, rivestito di una lucente corazza da cavaliere, tiene in mano la Bilancia con cui vengono pesate le anime. Egli è posto sulla Terra in modo perpendicolare alla figura di Cristo nei Cieli, diventando così il braccio armato e potente di Dio tra gli uomini e rievocando anche in questo caso nella figura dell'Arcobaleno quel legame sacro di Alleanza tra il Padre e l'umanità incarnato da Gesù e riattualizzato in definitiva in ogni tempo dall'esperienze dei santi.


Stefano UGOLINI / redazione.rivista@ausiliatrice.net

Rivista Maria Ausiliatrice 2017 - 6

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