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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  RMA Archivio 2017

CHIESA CATTOLICA CINESE
Ci parla il card. Joseph ZEN, Vescovo emerito di HONG KONG

"I dittatori non hanno il gusto della libertà, anzi ne hanno paura. Senza dubbio hanno torto perché in fondo un atto libero solo raramente può essere cattivo", scrive il teologo svizzero Maurice Zundel riferendosi a quella libertà dei figli di Dio, "carta d'identità di ogni cristiano", come ricorda Papa Francesco, spesso sottaciuta, perseguitata, peggio se sottesa nella sua negazione, entro una contraddizione che non lascia spazio alla speranza. Una "falsa libertà", insomma, verso cui non smette di lottare, nemmeno a ottantacinque anni compiuti, il cardinale Joseph Zen Ze-Kiun, salesiano, a Torino per la festa di Maria Ausiliatrice: sguardo vivace e sincero, soprannominato il "vescovo combattente" di Hong Kong per la sua fiera opposizione al governo comunista di Pechino, non nasconde la sua preoccupazione per il futuro dei cristiani in Cina perseguitati ancora oggi dal governo: "danno l'impressione della libertà, ma non è una libertà reale - denuncia il porporato - la gente prima o poi si renderà conto che alcuni vescovi sono pilotati dal governo e vengono meno alla loro missione di pastori del gregge."
"La Cina continentale - continua Zen - è interamente sotto il regime comunista. Tutte le nostre opere salesiane sono state confiscate dal governo, i nostri confratelli messi in prigione, rimane ben poco. I pochi rimasti insegnano lingue, si prendono cura dei lebbrosi. Ad Hong Kong invece è diverso, abbiamo una relativa autonomia che ci permette ancora oggi di proseguire l'attività di evangelizzazione e la missione di Don Bosco nelle nostre scuole, parrocchie, insieme al clero diocesano, in sinergia con altre congregazioni religiose. A questo mi riferisco con il concetto di "falsa libertà", in una città secolarizzata come Hong Kong contesa da un sempre più pressante controllo comunista e da un insopprimibile desiderio di Dio da parte della gente comune, che ha stima e rispetto dell'istituzione ecclesiale.

Una libertà relativa più che falsa.

Esatto, che ci permette di evangelizzare a patto che ciò non metta in discussione la riforma educativa che i comunisti, una volta giunti al potere, hanno provveduto a modificare. Per cui noi salesiani non saremo più padroni delle nostre scuole che passeranno in mano ad un corpo di direzione eletto tra parenti (genitori), maestri, ed ex allievi.

Asianews.it nel novembre 2016 in un articolo parla del "cauto pessimismo del cardinale Zen verso i dialoghi tra Cina e Vaticano", può spiegarci meglio questa sua posizione?

In Italia sono tante le voci ottimiste che parlano di una possibile risoluzione pacifica con il governo di Pechino. Io invece andrei cauto: i comunisti continuano con il loro regime di oppressione, di controllo assoluto. Tutto è rimasto come prima. In principio anche io ero speranzoso: il presidente Xi Jinping aveva intrapreso azioni contro la corruzione interna e della società. Poi si è scoperto che il suo unico interesse era il potere, e chiunque lotti per il rispetto dei diritti umani viene perseguitato, umiliato e imprigionato. Non so cosa in cosa speri la Santa Sede che tra l'altro nell'ultimo periodo è apparsa sempre più distante. Sia io che mons. Savio Hon Tai-Fai, l'attuale "numero due" della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, siamo ormai voci che gridano nel deserto. O quasi.

Papa Francesco però ha puntato più volte il dito contro chiunque perseguiti ancora oggi i cristiani nel mondo.

Il Papa ha un cuore grande, vorrebbe abbracciare tutti, ma qui, forse, si rivela un po' troppo ottimista: conosce i comunisti perseguitati in America latina, dove il problema è con il governo militare che sostiene i ricchi e non si cura delle classi più disagiate (sono i comunisti a difendere i poveri), ma potrebbe non conoscere i persecutori comunisti che in Cina continuano ad uccidere centinaia di migliaia di persone. Non credo che il governo cinese accetterà altre soluzioni se non la sottomissione della Chiesa alla leadership del governo comunista. È veramente difficile essere ottimisti e nutrire speranza. Tra i comunisti ci saranno pure delle brave persone, ma come sistema il comunismo è malvagio: vuole assoggettare la Chiesa rendendola sottomessa, così come sta già avvenendo con quella che è considerata la "Chiesa non ufficiale", indipendente, pilotata per l'appunto dal governo.

In che senso "Chiesa non ufficiale"?

Una Chiesa in cui è spesso il compromesso tra il governo Cinese e la Santa Sede a far da padrone, persino nella scelta dei vescovi, quando va bene. Altre volte è unicamente il Partito a decidere sulle ordinazioni, di per sé illegittime. Noi speriamo in un accordo che ci tuteli, in cui è il Papa a decidere unicamente, ad avere piena autorità sulle questioni ecclesiastiche. Invece sembra che c'è un accordo oramai già preparato, controfirmato, in cui quell'autorità non sarà più assicurata. La lettera di Benedetto XVI del 2007 ai cattolici cinesi, più equilibrata e meno ottimista ad oltranza, spiegava chiaramente la dottrina della Chiesa, fin dove noi cattolici potevamo spingerci, dove non cedere. Al Papa attuale è rimasta solo la voce per protestare, mentre invece il governo comunista continua imperterrito ad avere sempre più libertà d'azione. Gli ultimi sviluppi sulla questione sembrano andare verso questa direzione e allora c'è da preoccuparsi.

Eminenza, si spieghi meglio.

Temo che la Santa Sede accetterà un "accordo di compromesso". Preferisco un mancato accordo ad un "cattivo accordo": le difficoltà aumenterebbero e la situazione sarebbe peggio di quella attuale. Sarebbe una resa incondizionata. In quanto cristiani cattolici possiamo accettare la persecuzione in nome di Cristo, ma dobbiamo rinnegare il male. Non possiamo cedere alle pressioni di un governo ateo, ciò significherebbe tradire Gesù Cristo in persona, che ha lasciato alla Chiesa l'autorità di scegliere i propri vescovi a guida del gregge. I vescovi ufficiali non stanno predicando davvero il Vangelo. Predicano l'obbedienza all'autorità comunista. Siamo propensi al dialogo, magari su questioni legate alla scelta di un porporato, a patto che non si accentri il potere decisivo unicamente nelle mani dei comunisti atei.

Facciamo un passo indietro: come nasce la sua vocazione salesiana?

In maniera del tutto naturale. Vivevo in una Shangai devasta dalla guerra, dalla miseria, mio padre ammalato non poteva provvedere al mio sostentamento. Dal canto suo aveva sempre desiderato ardentemente che io diventassi prete. Un giorno mia madre mi condusse dai salesiani, lì conobbi un grande missionario, Don Carlo Braga, che mi accettò alla casa di formazione salesiana. Nel 1948 mi trasferii a Hong Kong dove cominciai il mio noviziato.

Una vocazione costruita giorno dopo giorno.

Sì, certo. Guai se non lo fosse. Il Signore accompagna, tutto nasce naturalmente, senza troppi colpi di scena.

Come vive il carisma salesiano da cardinale?

È tutto scritto nelle nostre Costituzioni: allegrezza, vicinanza alla gente, soprattutto ai più giovani in difficoltà, contatto umano, spirito di famiglia che ti accompagna durante tutto il cammino, indispensabile per chi diventa vescovo - pastore.

Ricorda qualcosa in particolare di don Carlo Braga, definito il "don Bosco della Cina"?
Di ricordi, beh, ne ho tanti: la mia ammissione, la preparazione alla vita salesiana ma soprattutto il nostro primo incontro. Di quella mattina ricordo tutto, i capelli sciolti di mia madre, la sua modesta onestà con cui mi introdusse a Don Braga: gli parlò della nostra difficile situazione famigliare, del mio passaggio dalla scuola elementare alla scuola secondaria, non nascose neanche che ogni tanto io la facessi disperare più del dovuto: "questo ragazzo non è tanto buono, mi fa spazientire..." confessò a Don Braga che si abbandonò ad un sorriso; "e va bene, va bene", le replicò dandomi una pacca sulle spalle e accettandomi nella casa. Da quel momento la mia titubanza lasciò spazio alla certezza: fui per la prima volta sicuro della mia vocazione.

Da poco si è aperta la causa di beatificazione di Don Braga.

Sì, anche se mi sembra che non abbia tanta voglia di fare miracoli. Dobbiamo spingere, dobbiamo far conoscere la sua persona affinché la gente si rivolga a Dio attraverso la sua intercessione, abbiamo bisogno di qualche miracolo perché possa diventare servo di Dio.

Papa Benedetto XVI nel 2013 ha chiesto ai cattolici cinesi di affidarsi a Maria Ausiliatrice, venerata santuario di Sheshan.

La Madonna aiuta, siamo noi a non vedere. I comunisti hanno paura della Madonna: i loro tentativi di impedire la diffusione della devozione sono divenuti ridicoli, è proibito persino introdurre le sue immagini. Non ci resta che sperare, pregare attraverso il rosario per cui, nonostante la debolezza dell'esercito, abbiamo già vinto. Non è più l'esercito delle armi, ma quello della fede, della sopportazione, della generosità, della carità. La Madonna sta continuamente facendo miracoli: speriamo faccia il più grande miracolo, quello di far convertire i comunisti, di far comprendere loro che siamo dei buoni cittadini proprio in quanto cristiani. I miracoli avvengono. Dobbiamo solo crederci.


Salvo GANCI / redazione.rivista@ausiliatrice.net

RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2017 - 5

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