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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  Archivio RMA 2017

COMANDAMENTI / Solo Dio conosce il cuore dell'uomo
Solo Dio conosce il cuore dell'uomo

Tra gli ammonimenti contenuti nel Vangelo il divieto di giudicare è uno dei più tassativi perché inaridisce il cuore e mina alle radici la disponibilità ad amare gli altri come se stessi…

È uno sport assai diffuso a tutte le latitudini e, per praticarlo, non è necessario sottoporsi a diete ferree né ad allenamenti massacranti. C'è chi lo esercita con maggior assiduità d'estate, passeggiando lungo sentieri alpini o spaparanzato sotto l'ombrellone, e chi d'inverno, a spasso con gli amici sotto i portici del centro o nel bel mezzo di una pausa caffè con i colleghi di lavoro. Il meccanismo è semplice: si comincia, magari per gioco, lanciando nella conversazione un mezzo giudizio o una critica di poco conto sull'atteggiamento di un conoscente comune e si finisce con l'etichettare la persona con giudizi impietosi. A differenza della maggior parte degli sport, però, giudicare gli altri non giova né al benessere né alla salute spirituale di chi lo pratica. E i cristiani dovrebbero astenersene.

Due monetine donate con amore

A sostenere la necessità che i cristiani si astengano dal giudicare è, naturalmente, Gesù. Quando - nei primi versetti del settimo capitolo del Vangelo di Matteo - esorta i discepoli a non farsi giudici di nessuno per non essere a propria volta giudicati, li invita "a stare con i piedi per terra", a non avventurarsi in un'impresa che nessun mortale ha la possibilità di portare a termine con successo. Chi giudica, infatti, è nel contempo ingenuo e temerario: ingenuo perché non si rende conto dei propri limiti e dei pregiudizi che possono condizionarlo e temerario perché tenta - seppur inconsciamente - d'usurpare il ruolo di Dio, l'unico a conoscere in profondità la natura più intima e i labirinti del cuore di ogni uomo.
Marco, nel dodicesimo capitolo del suo Vangelo, offre un esempio concreto del fatto che nessuno - all'infuori di Dio - ha il potere di giudicare con oggettività le persone e il valore dei loro gesti perché sono troppe le variabili di cui è necessario tener conto. Quando, seduto nel Tempio di Gerusalemme, Gesù si ferma a osservare la folla che getta monete nella Sala del tesoro, non si lascia fuorviare dalla generosità dei ricchi che ne lanciano molte. E solo quando il suo sguardo, capace di penetrare il cuore, si sofferma su una povera vedova che getta appena due monetine, chiama a sé i discepoli e dice loro: "In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti, infatti, hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere".

Neppure la Chiesa ha il potere di giudicare

Papa Francesco non si stanca di ricordare ai cristiani la necessità di non giudicare e di avere il cuore spalancato sulla misericordia. "Quando ci viene la tentazione di giudicare - afferma con il suo stile semplice e diretto - è meglio che ci guardiamo prima allo specchio, non per nasconderci con il trucco ma per vedere bene come siamo realmente, ricordando che l'unico vero giudizio è quello di Dio con la sua misericordia. Tutti noi vogliamo, il giorno del giudizio, che il Signore ci guardi con benevolenza, che si dimentichi di tante cose brutte che abbiamo fatto nella vita. E questo è giusto, perché siamo figli, e un figlio dal padre si aspetta questo, sempre. Ma se giudichiamo continuamente gli altri, con la stessa misura saremo giudicati: il giudizio spetta solo a Dio; a noi compete piuttosto l'amore, la comprensione, il pregare per gli altri quando vediamo cose che non sono buone e, se serve, anche parlare loro per metterli in guardia se qualcosa non sembra andare per il verso giusto".
Neppure alla Chiesa è dato il potere di giudicare. Ispirandosi alle Scritture essa può insegnare che alcuni gesti, come uccidere o rubare, costituiscono occasione di peccato e che altri, come aiutare chi si trova in difficoltà o difendere la vita, costituiscono occasione di beatitudine ma non può stabilire che chi ha ucciso o rubato è degno di andare all'Inferno. Nel campo del male come in quello del bene può giudicare i gesti e le azioni, ma mai - per nessun motivo - le persone.


Ezio RISATTI SDB: redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2017 - 4

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