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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  Archivio RMA 2016

Niente e nessuno può cancellare la dignità umana
Nulla e nessuno può cancellare la dignità umana

Si è discusso molto in Italia della cosiddetta "buona morte", specie dopo la vicenda di Fabiano Antoniani, il dj Fabo, cieco e tetraplegico per un incidente stradale, che lo scorso febbraio si è sottoposto all'eutanasia attiva in una clinica nei pressi di Zurigo.
Ho pensato a un caro amico, sacerdote salesiano, che da molto tempo è stato "spento" da una patologia neurologica. Era brillante, colto, intelligente, accogliente, generoso… Ora vive in un pensionato, assistito da brave suore-infermiere, sottoposto a una pesante cura farmacologica, che previene i sintomi più gravi del male ma lo lascia in uno stato di perenne ottundimento. Ormai non riconosce nessuno e si comporta da automa, ripetendo gesti e azioni in modo meccanico.
Mi piacerebbe dire il suo nome, raccontare ciò che di bello e importante ha fatto, ma il pudore per ciò che è divenuto e il rispetto per ciò che è stato prima mi impediscono di parlarne. Questo tipo di malattia mette il bavaglio perfino ai ricordi.

Disponibilità continua, soprattutto nella malattia

Dio mi perdoni, ma diverse volte mi sono detto che il mio amico, pur vivo, è come se fosse morto. È un altro, non è colui che ho conosciuto, apprezzato, stimato… So che la sua vita ha un valore intrinseco non estinto dai limiti della condizione attuale, così come non è cancellata affatto la sua dignità presbiterale. Tuttavia è complicato farsene una ragione.
Quando aveva ancora un po' di lucidità, segnato dalla malattia e consapevole della sua ineluttabilità, mi confidava: "Ogni sera nel letto, prima di chiudere gli occhi, chiedo a Gesù: "per favore, chiamami, fammi venire da te…". Al mattino, quando mi sveglio, mi rivedo ancora qui. Gesù non mi ha ascoltato".
Sì, era una richiesta di "eutanasia" rivolta direttamente al padrone della vita. Un peccato mortale? O un ultimo segnale di umanità?

Dolore e fragilità hanno senso

In ogni caso, non sono queste le domande da farci. Non le prime, almeno. Noi che stiamo dall'altra parte, dove tutto è più facile, dovremmo chiederci innanzi tutto cosa possiamo fare e dare perché l'amico, il familiare, la persona a cui teniamo abbia una ragione per continuare a vivere. Perché il suo dolore e la sua fragilità abbiano un senso. Questa, sì, è una domanda scomoda. A parte qualche bella eccezione, ho visto la comunità religiosa dove il mio amico viveva, svicolare di fronte al confratello in difficoltà, che diventava di "difficile gestione" e metteva in crisi il tran tran fatto di messa-scuola-oratorio-catechesi-vespri. Anche là dove si predica solidarietà e amore, si rimane chiusi nell'egoismo delle cose da fare, prigionieri dell'avarizia del proprio ruolo. Qualcosa di molto simile all'atteggiamento del sacerdote e del levita nella parabola del buon samaritano.
L'ultima volta che sono andato dal mio amico salesiano, gli sono stato accanto mentre compiva i soliti riti. Nel giro quotidiano della casa, dove si muove con passetti guardinghi, non manca mai la sosta in cappella. Qui l'ho visto parlare a Gesù, a cui ormai non chiede nulla. Ha esclamato: "Sono qui!". Poi, con la stessa familiarità si è rivolto a San Giovanni Bosco e a Maria Ausiliatrice. Ha abbracciato la statua della Vergine e l'ha baciata con tenerezza. Io stavo un passo dietro a lui e non sapevo bene cosa fare. "Tra un'ora si pranza" mi ha detto senza guardarmi e s'è avviato verso l'anticamera del refettorio. Lì si è seduto su una poltrona e ha atteso paziente, come continua a fare da due anni.
Il mio amico non parla, non dice nulla, solo guarda ogni tanto l'orologio. Provo a interpretare il suo pensiero inconscio che si fa preghiera: "Sono qui, chiamami se vuoi, o Dio della vita. Ma se disponi altrimenti, con tenacia e dolorosa tranquillità saprò aspettare il momento dell'incontro definitivo. Sperando d'essere aiutato da chi mi ha voluto e mi vuol bene per ciò che sono stato e, ancor più, per ciò che sono adesso, fragile riflesso dell'umanità".


Enzo ROMEO: redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2017 - 3

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