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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  Archivio RMA 2016

GIUBILEO 2016   | "Misericordiosi come è misericordioso il padre" - Lc 6,36


Chiamati a farci prossimo.

Ricolmi della Misericordia di Dio, che sempre ci precede, siamo da Gesù invitati, nella stupenda parabola "del buon Samaritano" (Lc 10,25-37), a traboccarne verso tutti gli uomini. "All'epoca di Gesù si dibatteva su chi fosse il prossimo e si andava da: a) un'interpretazione più ristretta quale: "il prossimo è colui che appartiene alla mia famiglia, alla mia tribù"; b) a quella più larga che sosteneva: "il prossimo è chiunque abita dentro Israele"; c) per finire, con quella larghissima che affermava: "il prossimo è anche lo straniero che vive dentro i confini di Israele"" (A. Maggi). Ma Gesù sposta il quesito: per lui il tema non è più: "Chi merita di essere amato da me? Chi è mio amico?", ma: "Di chi io sono prossimo? A chi mi faccio vicino?". Il problema per lui non è di chiederci chi sia il nostro prossimo, ma di farci prossimi a tutti quelli che incontriamo.

Ciò che conta è l'amore

Nella parabola nulla è detto del ferito: è "un uomo", anthropòs tis (Lc 10,30). Il "prossimo" è chiunque sia nella necessità, anche se sconosciuto. Così Dio ama tutti gli uomini, di tutte le nazioni della terra: il suo amore è universale. Un sacerdote e un levita evitano di soccorrere il ferito, non tanto forse per durezza di cuore, quanto per il desiderio di mantenere la propria purezza cultuale. Era infatti prescritto a chi prestava servizio al tempio di mantenersi puro, e il sangue contaminava. Sia del sacerdote che del levita si dice che "passano oltre" (Lc 10,31-32): anti-par-èrchomai significa un movimento "a fianco", parà, ma "dall'altra parte", antì.
Gesù introduce a questo punto un Samaritano. I Samaritani erano, per gli ebrei, degli eretici, degli scomunicati, per motivi razziali e di Fede (2 Re 17,24-41). Come modello Gesù non prende un fariseo osservante ma un Samaritano disprezzato: ciò che conta non è l'etichetta, ma il cuore, che stabilisce la comunione con Dio.

Il "Decalogo della prossimità"

La parabola del buon Samaritano ci presenta quindi un preciso percorso per "farci prossimo" ai fratelli, usando una terminologia avvincente e singolarissima, che costituisce un vero "Decalogo della prossimità". Luca, in uno stupendo crescendo di vocaboli, ci racconta, in dieci movimenti, l'azione del Samaritano verso il ferito.

1. "Un Samaritano, che era in viaggio (hodèuon)" (Lc 10,33): Potremmo vedere qui il vocabolo della missione, dell'andare agli altri. La "Gerusalemme - Gerico" è la strada che unisce la Fede alla vita, il Vangelo alla storia, la rivelazione di Dio alle sofferenze e ai peccati degli uomini.
2. "Lo vide" (Lc 10,33): "La prima cosa da fare, nei confronti dei poveri, è rompere i doppi vetri, superare l'indifferenza, l'insensibilità" (R. Cantalamessa).
3. "Ne ebbe compassione" (Lc 10,33): Gesù scandalizza gli uditori perché applica all'eretico Samaritano il verbo splanchìzomai (che richiama l'ebraico rèchem, "l'utero materno"), verbo che nella Bibbia indica solo la misericordia di Dio.
4. "Gli passò accanto… Gli si fece vicino… Al mio ritorno ti rimborserò" (Lc 10,33-35): Il verbo érchomai, andare, viene specificato prima da katà, accanto, e poi da pros, vicino, prossimo, quindi da ep-an, di nuovo, ancora: è un vera progressione sulla via della compassione e della solidarietà. Occorre non solo che andiamo alla ricerca dei poveri, ma che stiamo con loro, che perseveriamo al loro fianco.
5. "Gli fasciò le ferite" (Lc 10,34): Bisogna curare subito le ferite che sanguinano, senza tralasciare l'opera di smascheramento e di distruzione di quelle che Giovanni Paolo II definiva le "strutture di peccato".
6. "Versandovi olio e vino" (Lc 10,34): Il Samaritano usa quanto di meglio proponeva la medicina di allora. Non c'è nessuna contrapposizione tra Fede e scienza: anzi il credente gode di ogni vero progresso scientifico ed è in prima fila nel promuoverlo (Sir 38,4-8.12).
7. "Lo caricò sulla propria cavalcatura" (Lc 10,34): Non basta avvicinarsi ai fratelli, ma occorre farci carico di loro, prenderli sulle nostre spalle, anche se questo è un peso, una grande fatica.
8. "Lo portò a una locanda (eìs pandokeìon)" (Lc 10,34): Ogni discepolo deve essere un pandochèus, un "onni-accogliente": e la Chiesa è chiamata ad essere il pan-dochèion, "il luogo che accoglie tutti".
9. "Si prese cura di lui… "Abbi cura di lui!"" (Lc 10,34-35): Prendersi cura è la tenerezza dell'amore, è la dolcezza della simpatia (da syn pathos: patire insieme). Don Milani aveva posto all'ingresso della sua scuola di Barbiana la scritta: "I care": "Io mi prendo cura", in chiara contrapposizione al motto fascista: "Me ne frego!".
10. "Diede due denari all'albergatore" (Lc 10,35): Il Samaritano paga di tasca propria per uno sconosciuto, ci rimette economicamente. La sua carità gli tocca il portafoglio, e senza limiti di investimento: "Ciò che spenderai in più, te lo rifonderò" (Lc 10,35). L'amore deve coinvolgere il nostro stile di vita, il nostro livello economico, portarci alla condivisione dei beni.

Nel Samaritano, scomunicato, è rappresentato Gesù stesso: è innanzitutto Gesù colui che a noi "si fa prossimo", che "versa olio e vino" (forse allusione al battesimo, in cui si è unti con l'olio, e all'eucarestia, sacramento del pane e del vino), che ci "carica su" di sé, prendendo su di sé le nostre sofferenze, le nostre malattie, i nostri peccati. È Gesù che "paga" per tutti noi, che ci affida alla locanda della Chiesa, "ospedale da campo", nell'attesa della salvezza - guarigione completa al momento della sua seconda venuta, del suo "ritorno". E il cristiano è chiamato a sua volta a "essere Gesù" per tutti quelli che incontra!
NB
- La "Gerusalemme - Gerico" è la strada che unisce la Fede alla vita, il Vangelo alla storia
- Siamo chiamati non a compiere opere, ma addirittura ad "essere Gesù" per gli altri


Carlo MIGLIETTA: redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2016 - 6

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