|  HOME | LITURGIA DOMENICA |  Archivo RIVISTA MARIA AUSILIATRICE | INFO SALESIANI DB VALDOCCO  |


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  RMA Archivio 2016


GIOVANI | Il processo di secolarizzazione

Il processo di secolarizzazione

I più recenti dati statistici a disposizione evidenziano, senza ombra di dubbio, il balzo in avanti della secolarizzazione in Italia, avvenuto tra gli anni 2006 e 2015. Le chiese cattoliche sono poco frequentate, al pari dei templi valdesi, delle moschee mussulmane o delle sinagoghe ebree. Tutto questo avviene nonostante che sia in atto un'evidente sovraesposizione mediatica della religiosità. Papa Francesco, nelle sue frequenti apparizioni, assicura altissimi picchi di audience. Questo, tuttavia, non cancella l'indiscutibile processo di una, per ora, inarrestabile eclissi del sacro. Sta prendendo sempre più piede la constatazione della lenta ed inesorabile marginalizzazione della religione e della frequenza religiosa. Dio, giorno dopo giorno, viene sempre più relegato nello spazio della indifferenza, impossibilitato a giocare alcun ruolo nell'esistenza e nella coscienza dell'uomo moderno. Ben a ragione papa Francesco rileva: "il mondo secolarizzato non riconosce Gesù, al massimo lo considera un uomo illuminato. La società anche quando è accogliente verso i valori evangelici dell'amore, della giustizia, della pace, della sobrietà separa il messaggio dal messaggero, il dono dal donatore".

Le statistiche

Di recente l'ISTAT ha fotografato tutto questo cogliendo, in termini numerici, la propensione della popolazione residente in Italia alla pratica religiosa confrontando i dati dell'anno 2006 con quelli del 2015. Il numero delle persone che dichiarano di frequentare un luogo di culto almeno una volta alla settimana è passato dal 33 per cento al 29 con un calo del 12 per cento. Coloro che rispondono di non andare mai in chiesa è aumentato del 4,4 per cento. Le casalinghe sono le più assidue a frequentare i luoghi sacri. Ammontano al 42,2 per cento. La fascia d'età che subisce maggiormente il fascino della secolarizzazione è quella di coloro che hanno fra i 55 e 64 anni. Il crollo è stato dell'ordine del 30 per cento. I figli grandi, la pensione assicurata, la maggiore disponibilità di tempo libero, la voglia di rimettersi in gioco anche sotto il profilo sentimentale vivendo nuove avventure o abbandonando unioni ormai logorate dal tempo e dall'abitudine, il giovanilismo imperante, gli scandali delle persone e delle istituzioni ecclesiastiche hanno fatto saltare equilibri, abitudini e certezze. La fede venata di tradizionalismo e superficialità non ha resistito e si è sciolta senza lasciare rimpianti. Dall'indagine risulta che sul fronte delle professioni quadri, impiegati, insegnanti, casalinghe e pensionati sono le più religiose. Dirigenti, liberi professionisti, ricercatori, operai e studenti quelli meno.

Secolarizzazione giovanile

Dalla ricerca si evince che i giovani sono di gran lunga la categoria più agnostica ed atea. La fascia d'età compresa fra i 6 ed i 13 anni risulta essere, per il 51,9 per cento, quella meno secolarizzata. Questo è dovuto soprattutto al fatto che i ragazzi devono presenziare agli incontri di preparazione alla comunione ed alla cresima. Dopo, anche per loro, si assiste ad un fuggi fuggi impressionante dalla religiosità. Per quanto riguarda gli altri adolescenti c'è un abbandono quasi generale. Il 29 per cento ammette di non mettere mai i piedi in chiesa. Il 60 per cento frequenta raramente, solo in occasione di battesimi, cresime, matrimoni di familiari od amici. Resiste uno zoccolo duro del 10 per cento di coloro che sono legati a svariate forme di associazionismo soprattutto cattolico. Tutto questo fa supporre che gli attuali adolescenti, una volta raggiunta l'età adulta, saranno meno vicini alla fede di quanto lo siano gli adulti di oggi. Tra il 2006 ed il 2015 la frequenza dei ragazzi di età compresa fra i 14 ed i 17 anni è calata del 17,6 per cento. Di converso quelli che non frequentano mai sono aumentati del 57 per cento. Sono impressionanti questi dati offerti alla nostra riflessione. Il sociologo Franco Garelli vede, anche per l'Italia, un futuro tinto con i colori della bandiera svedese. In Svezia, oggi, a fronte di un 90 per cento della popolazione che si dice credente c'è solo un 3 per cento di praticanti abituali. Se ci focalizziamo sulla frequenza regione per regione si coglie che quelle con una più alta percentuale di praticanti sono, con oltre il il 30 per cento, Lombardia, Veneto, Marche, Molise, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Le meno assidue, sempre con oltre il 30 per cento di coloro che non frequentano mai, sono Liguria, Emilia-Romagna e Toscana.

Conclusioni

Tutti gli educatori, particolarmente quelli che si ispirano a don Bosco, non possono rimanere indifferenti. La secolarizzazione mina e corrode le fondamenta del sistema preventivo. Sta nascendo sotto i nostri occhi una nuova antropologia fatta di edonismo, di laicismo, di effimero, di soddisfazione immediata di piaceri e pulsioni che azzerano qualsiasi progetto di educazione umana e cristiana. La nuova mentalità edonistica e consumistica favorisce, anche negli educatori salesiani, quello che papa Benedetto XVI chiama "una deriva verso la superficialità e un egocentrismo che nuoce alla vita ecclesiale". Com'è possibile che proprio nell'anno in cui si celebrava il bicentenario della nascita di don Bosco, nelle scuole salesiane alcuni figli di don Bosco erano riluttanti a fare scuola di religione? Professionisti in tutto eccetto che nel mondo della cultura religiosa? Sarebbe auspicabile che l'ISTAT accendesse i propri riflettori sul secolarismo avanzante anche tra gli uomini e le donne che fanno della consacrazione religiosa la loro "professione".

Ermete TESSORE sdb: redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2016 - 3

|  HOME | LITURGIA DOMENICA |  Archivo RIVISTA MARIA AUSILIATRICE | INFO SALESIANI DB VALDOCCO  |


                                                                                                                                                  Visita Nr. hhhhh