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Rivista Maria Ausiliatrice  |  RMA Archivio 2018

Un Dio "chehabisognodime"


Un Dio che "habisognodime"

"Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d'angolo. In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati" (At 4,11-12).

"Ma tu credi in Dio?". L'attrice risponde subito di sì! Ma poi generalizza che non si può vivere senza un principio superiore, un qualche assoluto.
"Sì credo in Dio e questo Dio si chiama Gesù Cristo". È la mia risposta. "Dopo aver ascoltato tanti che si offrivano per aprirmi orizzonti di vita, finalmente ho trovato uno che ha detto e fatto cose che nessuno, mai nessuno mi aveva detto. Finalmente ho trovato uno che mi ha detto di smetterla di pensare che Dio sia un principio assoluto che vive lassù chissà dove, ecco invece un Dio che è sceso giù, si è fatto carne, si è fatto parola, vive insieme a me, passeggia per le mie strade, pranza con me a casa mia, mi ama come sono anche nel mio peccato, mi invita a portare la croce dietro di lui che è disposto a dare la vita per me…".

Che bello un Dio così!

Non un Dio della domenica a cui andare a pagare una tassa settimanale ma un Dio feriale, ruspante, vivente, sorridente, rispettoso della mia libertà, che mai si mette al mio posto; non un Dio-macchinetta, a gettone… butta fuori la ricetta ad hoc! No, no. Dio non fa niente senza di me, senza la mia risposta libera alla sua libera offerta. Il mio Dio ha un "volto umano", nasce bambino e chiede di proteggerlo per donarlo a tutti. Non un Dio onnipotente che fa il bello e il cattivo tempo, che premia i buoni e castiga i cattivi, che manda la malattia per provare la nostra fede, non un Dio che minaccia inferno per tutti…, ma un Dio che non smette mai di offrirsi anche se la libera risposta spesso è latitante o trasgressiva. Un Dio che ha bisogno di me, che attende la mia libertà "Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me" (Ap 3,20). Un Dio che chiama a collaborare per realizzare la redenzione, per portare avanti la sua offerta di salvezza all'umanità

Un Dio che chiama

Chiama da sempre, Chiama tutti. Chiama in tutte le ore. Abramo, Mosè, i profeti… Samuele! Chiama per nome. Ogni nome è una vocazione, una possibilità specifica e originale di vivere e lavorare con lui e per lui. Chiama Maria, la fanciulla di Nazaret, chiama Giuseppe suo sposo, chiama i pastori a Betlemme, chiama i Magi… Chiama Giovannino Bosco, ragazzino povero di un paesino del Monferrato… E con quanti rispondono lui fa "grandi cose!". Che fatica però cogliere la chiamata e capire che è proprio lui cha chiama. Bisogna fare il palato al linguaggio di Dio, bisogna entrare in intimità con lui, stargli insieme, pregarlo, ascoltarlo soprattutto, aprirgli le orecchie e consegnargli il cuore. "In realtà Samuele fino ad allora non aveva ancora conosciuto il Signore" (1Sam, 3-7).

"Conoscere" il Dio di Gesù

Dio chiama e chi lo ascolta diventa la sua voce verso quanti incontra. Don Bosco ascolta, non capisce, ma subito si butta dietro di lui per diventare a sua volta un trascinatore di giovani a Dio testimoniando, con la sua vita, la sua passione educativa, la gioia di stare dalla parte di Dio. Domanda: perché le nostre chiese sono senza giovani, senza millenians? Cos'è che manca nella nostra vita, nelle nostre messe, nelle nostre feste per contagiarli come faceva Gesù in Palestina e don Bosco in Monferrato? Dobbiamo coltivare la dimensione estetica della fede, la "bellezza del credere". L'incontro con Cristo che cambia la qualità della vita non può avvenire in un ambiente asettico e in un clima anestetizzante. Occorre far sperimentare la bellezza del credere nel Dio di Gesù per riconoscere la verità della sua Parola e lasciarsi trasformare dalla bontà della sua presenza. Lasciar cadere le incrostazioni dottrinali e morali che spesso paralizzano la Chiesa per rendere più umano il suo contatto con le nuove generazioni, in atteggiamento di ascolto di fronte alle attese, le illusioni, le risposte e i dubbi dei giovani per incontrarli in carne e ossa e offrire loro quel "giusto senso" dell'esistenza che ha la sua origine in Dio e che Gesù intende donare a tutti.


Giulianol PALIZZI SDB / redazione.rivista@ausiliatrice.net

Rivista Maria Ausiliatrice 2018 - 3

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