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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  RMA Archivio 2017

'LI BENEDISSE: "Siate Fecondi" - I figli secondo la Bibbia

"Li benedisse: "siate fecondi"": i figli secondo la Bibbia

"Dono del Signore sono i figli, è sua grazia il frutto del grembo" (Sl 127,3)

Tutta la famiglia trova nel mistero trinitario di Dio la sua radice e la sua vocazione. Subito dopo aver creato la coppia a sua immagine e somiglianza, Dio infatti la costituisce a dimensione di famiglia: "Dio li benedisse: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra"" (Gen 1,28).

La "teologia della benedizione"

Nella Scrittura c'è una vera "teologia della benedizione (berakà)". In ebraico, berakà è la "forza salutare o vitale", ma anche il "ginocchio", eufemismo per indicare gli organi sessuali. La benedizione non è solo augurio, ma è forza viva, è sinonimo della vita stessa che Dio dona: benedire è trasmettere la propria capacità generativa a un altro rendendolo fecondo.
La sessualità nasce per l'aiuto reciproco ("Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto simile a lui": Gen 2,18), ma inscindibile è l'aspetto procreativo. Però è importante sottolineare che i bambini non sono il frutto "automatico" dell'essere sessuati. Per avere un figlio, occorre ogni volta una particolare benedizione di Dio (Gen 1,28). È la benedizione di Dio che renderà Abramo padre di molte nazioni (Gen 22,17). I figli sono "benedizione... del Signore" (Sl 128,3-4).

La "teologia della sterilità"

Nella Bibbia troviamo anche una vera propria "teologia della sterilità" che sottolinea come tutti i figli siano sempre dono gratuito e immeritato di Dio. Sara partorisce un figlio nella vecchiaia ad Abramo solo per un prodigioso intervento divino (Gen 18). Rebecca, sterile, ha un figlio solo dopo le insistenti preghiere del marito Isacco (Gen 25,21). Rachele, moglie di Giacobbe, è talmente abbattuta per la sua sterilità che rischia di morirne dal dolore, ma "Dio si ricordò anche di Rachele e la rese feconda" (Gen 29,31). Solo per una particolare azione di Dio la moglie di Manoach diviene madre di Sansone (Gdc 13,1-24) e Anna madre di Samuele (1 Sam 1,7-18). Elisabetta, "sterile e avanti negli anni", partorisce Giovanni Battista solo dopo molte preghiere del marito Zaccaria (Lc 1,7-25). La stessa Maria, madre di Gesù, diventa feconda solo per un intervento eccezionale dello Spirito Santo (Lc 1,34-35).

I figli, "dono di IHWH"

Non è quindi casuale che le mogli dei tre antenati del popolo eletto, e di altre donne della Scrittura, fino a Maria, non siano fertili senza uno specifico aiuto divino. I figli sono "dono di IHWH" (Sl 127,3): è Dio che "fa abitare la sterile nella sua casa quale madre gioiosa di figli" (Sl 113,9).
La Scrittura ci ricorda quindi che i figli sono un "qualcosa di più" che Dio dà agli sposi: essi non sono un loro diritto. Ribadisce l'"Amoris laetitia", riprendendo il Catechismo, che i figli "non sono qualcosa di dovuto ma un dono" (AL, n. 81). Per questo la Chiesa ha sempre ribadito nel suo Diritto Canonico che il matrimonio è pienamente valido anche se sterile (n. 1084, c. 3).
La "teologia della benedizione" mette quindi in discussione tanti capisaldi della cultura attuale, che la Bibbia contesta con forza. Non esiste nessun diritto ad avere un figlio ad ogni costo, quindi la Scrittura deplora la ricerca della procreazione con ogni metodo e ad ogni età. Così la Parola di Dio condanna il rifiuto di concepire per egoismo, rinunciando a collaborare con la fecondità di Dio. Si deve comunque accettare di portare a compimento procreazioni talora "eroiche", come quelle frutto di violenza, proprio perché il figlio è sempre e comunque "dono di Dio", anche quando non nasce dall'amore dei due genitori. Così è da accogliere anche un figlio con malformazioni, perché scopo della vita non è la salute, cosa ovviamente auspicabilissima, ma la relazione con Dio, che può avvenire anche in ogni condizioni di malattia o di disabilità.
Proclamando il primato della fecondità spirituale (Lc 11,27-18), la Bibbia interpella tutti: ai single per vocazione o… per circostanza (quelli che non hanno trovato l'occasione giusta per sposarsi), ricorda che ogni vita è sempre chiamata all'amore; alle coppie fisicamente sterili, sottolinea che esse dovranno comunque esplodere in donazione e servizio; alle coppie fisicamente fertili, rammenta che si può rifiutare di procreare per egoismo, così come si può anche scegliere di avere figli proprio solo per il proprio tornaconto, per tamponare così le proprie frustrazioni, per avere in essi un aiuto futuro, o considerandoli un proprio possesso.
Invece la Scrittura ci ricorda che i figli non sono mai "nostri", ma sono di Dio, che ce li dà, anche se "naturali", sempre "in affidamento": solo lui, il "Padre di tutti" (Ef 4,6), "dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome" (Ef 3,15), è l'unico vero Padre: "Non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo" (Mt 23,9).

La trasmissione della Fede

Il vero compito educativo di ogni genitore sarà quindi far sì che i figli incontrino il loro vero Padre, Dio, di cui essi non sono che vicari e affidatari. La Fede normalmente nasce dalla "tradizione", cioè dal racconto che viene trasferito alle nuove generazioni (1 Cor 11,23; cfr Lc 1,1-2). Ciascuno ha ricevuto la fede dai suoi genitori; quando Dio si rivela a Mosè sull'Oreb, gli si presenta come "il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe" (Es 3,4): il nostro Dio è "il Dio dei nostri padri" (Dt 26,7). Se noi oggi crediamo, è perché possiamo dire: "Dio, i nostri padri ci hanno raccontato l'opera che hai compiuto ai loro giorni" (Sl 44,2). Ovviamente, ciò che si trasmette nasce dal proprio vissuto: i genitori narrano ai figli la loro esperienza di salvezza: "In quel giorno, tu istruirai tuo figlio: "È a causa di quanto ha fatto il Signore per me"" (Es 13,8). Solo se sperimentiamo personalmente che solo Dio può dare un senso al nostro vivere e al nostro morire riusciremo a trasmettere la Fede alle nuove generazioni.


Carlo MIGLIETTA / redazione.rivista@ausiliatrice.net

RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2017 - 5

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