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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  Archivio RMA 2017

LA MONTAGNA: ELEVAZIONE SPIRITUALE

Reinhold Messner.
Montagna: elevazione spirituale

L'esperienza di Reinhold ci mostra il nesso montagna-spiritualità, ci ricorda i missionari "delle alte cime" e i percorsi di don Bosco con i ragazzi attraverso le colline.

Impareggiabile scalatore. Ha conquistato le vette del mondo: unico ad aver fatto l'arrampicata in solitaria, e senza bombole di ossigeno, dell'Everest. Primo ad essere salito sul K2 in stile alpino e primo a toccare tutti i quattordici giganti della terra che superano gli ottomila metri. Lui è Reinhold Messner, il mito, l'uomo d'avventura che non ha mai smesso di ripetere: "Più sali di quota, più scendi dentro il tuo animo". Inutile cercare crepe nella personalità granitica di questo inquieto cercatore: "Immagino che ci sia un Creatore. Però noi siamo responsabili, con lui" dice. La montagna è maestra, insegna a combattere e a convivere col dolore. Insegna a superare le difficoltà, a fare amicizia, a rispettare se stessi, il prossimo. L'alta quota è il regno dello spirito? "La montagna ha un forte legame con lo spirito - spiega -. Già la cima, che ci appare come qualcosa di irraggiungibile, quando riusciamo a raggiungerla suscita in noi la sensazione che qualcosa è oltre le nostre possibilità. La montagna è un dono stupendo che aiuta a riflettere".

Il missionario esploratore

"Certo che ho sentito parlare di lui" risponde Messner quando gli si chiede di padre De Agostini. Il nome fa subito pensare all'Istituto geografico di Novara e a Giovanni, l'editore e cartografo che lo fondò nel 1901. Meno nota ma non meno affascinante è la figura del fratello Alberto Maria (1883-1960), più giovane di vent'anni, sacerdote missionario salesiano ma soprattutto esploratore, scalatore e a sua volta geografo. Visse a lungo in Patagonia, viaggiando senza sosta, visitando in lungo e in largo quella terra remota e ancora oggi in gran parte sconosciuta, descrivendola, fotografandola e dando nomi italiani a molte zone inesplorate. Fece anche accurati rilievi topografici, che poi inviava al fratello per la produzione delle carte geografiche. La sua figura è molto più nota in Cile, dove gli è stato intitolato un grande parco nazionale nella Terra del Fuoco e un fiordo lungo 35 chilometri, che in Italia. Parlando di illustri protagonisti delle terre alte, viene da chiedersi se il bello di un'impresa è sempre e solo quello raggiungere la sommità. "No, il bello è tornare a casa - spiega Messner -. Quando torno a fondo valle non so più degli altri, non sono più saggio degli altri, ma ho visto dall'alto, ho visto come vede la montagna".

Misurarsi con se stessi

Don Bosco amava organizzare lunghe passeggiate con i suoi giovani. Niente a che vedere con le grandi imprese in cima, ma quelle camminate rientravano nei suoi metodi educativi, perché volevano dire muoversi, uscire all'aperto, vedere il mondo. La Città Metropolitana di Torino ha ideato Il cammino di don Bosco. Sono tre percorsi a piedi da fare in famiglia, con gli amici, in solitaria. Si parte sempre dal Santuario di Maria Ausiliatrice e si arriva per tutti al Colle. Da Valdocco si attraversa il centro storico cittadino (Rondò della forca, piazza della Repubblica, Duomo di San Giovanni, piazza Castello, piazza Vittorio Veneto) fino alla Gran Madre di Dio, lungo il fiume Po alle pendici della collina torinese. Da qui il camminatore può scegliere tra diverse vie: il tracciato "alto" di 55,4 chilometri prevede il proseguimento verso il Parco di Superga, Cinzano, Moncucco Torinese, Berzano San Pietro e l'arrivo nei luoghi di don Bosco. Il "basso" prevede tappe a Pecetto e Pino Torinese, Chieri, Riva, Buttigliera e Becchi per un totale di 46,5 km. Infine il "medio", sempre dal Santuario, porta alla volta di Baldissero, Pavarolo, Montaldo Torinese, Marentino, Arignano e Castelnuovo Don Bosco (42,6 km). Da semplice passeggiata di un giorno si può trasformare in gita di trekking.


Andrea CAGLIERIS / redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2017 - 4

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