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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  Archivio RMA 2017

QUARESIMA, OCCASIONE DI RINNOVAMENTO

Quaresima, occasione di rinnovamento

Nel tempo che conduce alla Pasqua i cristiani sono invitati a vivere un periodo di penitenza e di mortificazione per imparare a discernere sempre più profondamente cosa è davvero importante…

Anche quest'anno, lungo il tempo della Quaresima, i cristiani sono invitati a vivere un periodo di penitenza e di mortificazione. Nonostante molti li considerino sinonimi, i termini "penitenza" e "mortificazione" non lo sono: la penitenza è intimamente legata al cammino di conversione, alla decisione del cristiano di uniformare ogni giorno di più i propri pensieri e le proprie azioni ai pensieri e alle azioni di Gesù; la mortificazione, invece, consiste nell'imporsi una rinuncia non necessariamente all'interno di un cammino di conversione. Per questo, se non viene "maneggiata" con cura, può rivelarsi pericolosa.

Dio non è un sadico e non è in vendita

Per liberare il campo da ogni possibile equivoco è importante chiarire che il Dio dei cristiani è un Dio d'amore e non gode in alcun modo della sofferenza dell'uomo. Sbaglia, dunque, chi si procura sofferenze pensando di far piacere a Dio, dal momento che ogni sofferenza patita dall'uomo rappresenta una sofferenza anche per Dio. Come l'innamorato che prova dolore nel vedere il proprio partner provare dolore e s'ingegna nel fare il possibile per attenuarlo, così Dio - attraverso la passione e la morte di Gesù - ha sperimentato e caricato sopra di sé la sofferenza di ogni uomo.
La sofferenza, inoltre, non può rappresentare una sorta di moneta per "comprare" da Dio la promozione a un esame, il coronamento di un amore o una polizza sulla salute. Ed è destinato a rimanere deluso chi pensi di conquistare la laurea a colpi di digiuno o di rosario senza dedicare il tempo necessario allo studio e alle esercitazioni, così come chi s'illuda - partecipando a un ragguardevole numero di pellegrinaggi o non soccombendo all'indiscreto fascino dei dolci - d'incontrare l'altra metà del cielo o di ottenere una speciale protezione in grado di renderlo immune da virus e malanni.

A ciascuno la propria mortificazione

La mortificazione - per i cristiani - è un atto di culto attraverso cui riconoscere, non solo a parole, che Dio è la loro sola salvezza.
Stretti tra mille bisogni e necessità - da quelli essenziali, come bere, mangiare e dormire, a quelli psicologici e relazionali - i cristiani rischiano a volte di dimenticare che il senso di tutto ciò che vivono risiede solo ed esclusivamente in Dio. In quest'ottica - allora - digiunare o rinunciare a qualcosa che sta a cuore si trasforma in un modo per "dare a Dio quello che è di Dio", per dirgli con cuore aperto e sincero: "Signore, sei Tu e non il cibo la mia salvezza e provo a dimostrartelo lasciandomi sentire un po' di fame".
Ciascuno nel proprio intimo conosce le "sicurezze" cui è più legato e di cui può privarsi per un periodo di tempo limitato per riconoscere il primato di Dio nella propria esistenza. Non fumare, per chi non ha mai toccato una sigaretta, non può certo rappresentare una rinuncia. Per questo è importante che ciascuno abbia il coraggio d'individuare, in scienza e coscienza, il proprio digiuno. Per i ghiottoni potrebbe essere astenersi dal cibo, per i videodipendenti stare lontano per qualche tempo da Internet o dalla tv…
La mortificazione deve comunque avere una durata limitata nel tempo e non deve mai portare alla perdita della salute o alla morte. Proprio per questo la Chiesa invita i cattolici al digiuno solo due volte l'anno: il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo.
A tal proposito fa bene ricordare che quando, nel 1854, Domenico Savio giunse a Valdocco, una delle prime cose che don Bosco gli proibì fu l'eccesso di mortificazioni cui si sottoponeva.
"Guarda che Dio non vuole la tua sofferenza - lo ammonì don Bosco -. T'insegno ora un'altra strada per la santità: sii allegro, perché ciò che ti turba e ti toglie la pace non piace al Signore, compi i tuoi doveri di studio e di preghiera e fai del bene agli altri quando ne hanno bisogno, anche se ti costa un po' di disturbo e di fatica. La "ricetta" della santità è tutta qui!".

Ezio RISASATTI SDB


redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2017 - 2

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