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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE   |  Archivio 2016

ESCATOLOGIA / LA VITA: un quadro esposto per l'eternità
È difficile immaginare il destino dell'uomo dopo la morte. Non è però impossibile farsene un'idea…

La vita: un quadro esposto per l'eternità

Di tutti i mesi dell'anno, novembre è quello in cui si è più portati a riflettere sul senso della vita, a pensare alle persone care che non ci sono più e a immaginare che cosa ci attenda al termine dell'esperienza terrena.

Fare della vita un capolavoro

Tra le infinite analogie che si sono fatte strada, nel corso dei secoli, per illustrare che cosa sia la vita e quale sia il suo rapporto con "quello che verrà", una delle più suggestive è quella che paragona l'esistenza terrena a un quadro dipinto dall'uomo e destinato a rimanere esposto per l'eternità. Un'immagine a effetto per far comprendere che la vita terrena - in cui ciascuno ha la possibilità d'illustrare e di colorare la propria tela - avrà rilevanza anche nell'Aldilà.
Ciascuno è responsabile del quadro che realizza e il fatto che sia più simile a una tela di Raffaello o a uno sgorbio tracciato da mani inesperte e distratte dipende essenzialmente da chi dipinge: quanto più saprà "sfumare" i propri giorni di opere belle, buone e sante, tanto più l'opera risulterà nitida, armonica e ben definita.
Il "manuale" che contiene tutte le istruzioni necessarie per realizzare un quadro perfetto è senza dubbio il Vangelo, perché è lì che s'impara che invidia, gelosia, violenza e pigrizia partoriscono sgorbi e da amore, amicizia, dialogo e apertura verso il prossimo non possono non nascere capolavori. Anche se non tutti ne sono ancora convinti - infatti - la legge di Dio non è un macigno che viene imposto all'uomo come una prova di forza da superare ma un aiuto per vivere in modo autentico ed essenziale senza farsi intrappolare da miti e situazioni che inaridiscono il cuore.

Rinascere a una nuova vita

Un'altra analogia che tenta di spiegare il passaggio dalla vita terrena a "quello che verrà" è legata al tema della nascita e considera il momento della morte una sorta di spartiacque tra l'esistenza umana e una vita nuova. Si potrebbe affermare, in tale prospettiva, che il feto sta all'uomo adulto come l'uomo adulto sta a quello che sarà nell'Aldilà.
Gli psicologi sono concordi nel ritenere che il feto - di norma - si trovi bene nel grembo materno: è protetto dal caldo e dal freddo e può nutrirsi e riposare ogni qual volta ne senta la necessità. A un certo punto, però, non si sente più a proprio agio, desidera oltrepassare la realtà che sta vivendo e comincia a lanciare una serie di messaggi biochimici per annunciare di essere pronto per il parto. E il parto - come la morte - rappresenta senza dubbio, per il bambino, un momento di crisi, uno spartiacque, il passaggio da una situazione comoda a una in cui tutto diventa più faticoso e… più avvincente!
Sono relativamente pochi coloro che riescono a considerare la morte come un semplice momento di crisi, uno spartiacque tra due differenti esperienze di vita. Perché l'idea di morire spaventa e viene vissuta come sciagura terribile e irrimediabile.
La testimonianza più autorevole del fatto che la morte sia un passaggio necessario si trova, anch'essa, nel Vangelo, nei primi versetti del terzo capitolo di quello di Giovanni, quando Gesù dice all'anziano Nicodemo: "In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto non può vedere il regno di Dio". E all'obiezione di Nicodemo: "Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?" Gesù risponde: "In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito".
Ed è per questo che, forte delle parole di Gesù, non di rado la Chiesa cattolica stabilisce la festa dei santi nel giorno della loro morte, ovvero della loro nascita al Cielo. Come è accaduto a don Bosco, nato al regno di Dio il 31 gennaio 1888 e festeggiato in quel giorno.


Ezio RISATTI SDB: redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2016 - 6

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