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Campioni di Dio *** | S. Caterina da Genova: Caterina, una donna straordinaria


S. Caterina da Genova (1448-1510): CATERINA, una donna straordinaria
E' la patrona di Genova. Una donna nobile, ricca e bella, malmaritata a Giuliano… Dopo la conversione si diedero ambedue ad una vita sobria, al servizio dei poveri e dei malati. Chiamata 'dottore del Purgatorio' per il suo pensiero originale, diede origine alla Fraternità del Divino Amore.

Nella Lettera alle Donne (1995), Giovanni Paolo II parla del 'genio della donna' che sì è manifestato lungo i secoli. Ecco le parole: "Penso alla lunga schiera di martiri, di sante, di mistiche insigni... E come non ricordare poi le tante donne che, spinte dalla fede, hanno dato vita ad iniziative di straordinaria rilevanza sociale a servizio specialmente dei più poveri?". Le ultime parole si applicano benissimo a s. Caterina da Genova, una donna di straordinaria bellezza prima, e dopo la conversione di straordinaria carità e servizio ai bisognosi e malati.

Caterina malmaritata a Giuliano

Caterina nacque a Genova nel 1448 dalla nobile famiglia dei Fieschi. Era ancora una fanciulla ma sentiva molto forte l'attrattiva alla preghiera. Era non solo molto bella ma anche intelligente, di carattere forte e alquanto impressionabile. Ricevette una buona educazione letteraria, ma di certo non perse la testa per i classici. A tredici anni invece chiese di entrare nel monastero delle suore agostiniane. Ma data anceh l'età, l'opposizione della famiglia e dei parenti lo impedirono con estrema decisione. Avevano ben altri progetti sulla bella Caterina.
E così fu indotta a pronunciare il fatidico sì a 16 anni. Era chiaramente un matrimonio "politico", combinato, che curava gli interessi delle famiglie, dei Fieschi e Adorno. Non si pensava minimamente alla volontà ed alla felicità della ragazza. Lo sposo poi, un certo Giuliano, non era certo farina per fare ostie: violento, brutale, dissoluto, dissipatore delle ricchezze, senza regole. Quanto basta. Altro che principe azzurro. Furono 5 anni di autentica sofferenza, lacrime, solitudine e dubbi. Finché dietro suggerimento di alcune amiche, anche Caterina ebbe un assaggio di vita "mondana". Scrisse un biografo: "Si diede alle cose del mondo, idest, a fare come le altre non però ne le cose de peccato". Ma lei non era assolutamente come le altre, e nel profondo del suo cuore non voleva esserlo. Ed ecco la conversione totale avvenuta (come per altre sante e santi) davanti al Crocifisso. Aveva capito in un istante, per vie dirette dall'alto (come già san Paolo sulla via di Damasco) che "Dio è Amore", e che questo Amore si era manifestato in Cristo Gesù, particolarmente nella sua passione e morte.

Al servizio del Dio Amore

Caterina ebbe così una di quelle estasi o rapimenti mistici che si ripeteranno anche in seguito. Primo effetto della sua conversione fu ... la conversione di Giuliano, suo marito tutt'altro che marito. Insieme e di comune accordo, lasciarono la loro grande casa e si ritirarono in una molto più modesta vicino all'ospedale di Pammatone. E sempre insieme, si diedero al servizio dei malati. Un vero miracolo di coppia.
Un fatto destò la meraviglia dello stesso Lutero in visita a Genova. Scrisse in seguito: "Negli ospedali accorrono delle spose onestissime tutte velate; per alcuni giorni, quasi sconosciute, servono i poveri e poi tornano a casa". Oggi si direbbe che facevano del volontariato per amore a Dio e al prossimo. Caterina quindi non era la sola a praticare con tanto eroismo l'amore al prossimo. Anche questo aiutava il rinnovamento della Chiesa.
Un altro importante contributo per la riforma della Chiesa Caterina lo diede con la fondazione, insieme ad un notaio umanista, Ettore Vernazza, della Fraternità del Divino Amore. La sua vita eroica e di servizio totale ea nota a tutti, con il risultato che molte persone, attratte da lei e dal suo carisma, le chiedevano di essere la loro guida nel cammino della Via del Signore. E così nei convegni spirituali di Pammatone, lei effondeva in preziosi ammaestramenti quello che sosteneva il suo cuore e la sua azione: l'Amore di Dio. Le esperienze mistiche che aveva le traduceva, come poteva, in parole di sostegno e incoraggiamento agli altri.
I suoi insegnamenti ci sono stati trasmessi anche con due opere: Dialogo spirituale e il Trattato sul Purgatorio. Qui parla, con linguaggio semplice e accessibile, della terribile serietà delle sofferenze delle anime per prepararsi all'incontro con Dio. È l'Amore di Dio che le sostiene nel dolore e la certezza di vederlo, quando lui vorrà. È un'opera di densa teologia, studiata e ammirata anche da esperti del settore.

O morte dolce, soave e… bella...

Alla base della vita spirituale (sua e nostra) Caterina pone la lotta all'amor proprio. Dio deve essere amato per se stesso, non per i suoi doni e per le grazie che ci concede. Ed il fine della vita spirituale è proprio arrivare ad amare Dio solo per... amore di Dio. Condizione indispensabile però è spogliarsi dell'amor di sé o egoismo, che per Caterina, è il vero anticristo o anti dio. Questo riesce ad impadronirsi del cuore e della mente dell'uomo fino a diventare il vero motore del suo pensare ed agire, escludendo di fatto Dio dal proprio orizzonte di valori guida. Può anche arrivare ad accecare l'anima procurandole "tanta oscurità tra Dio e noi". A questa purificazione del nostro io, cresciuto troppo a scapito di Dio, servono le sofferenze che Dio stesso permette che abbiamo in questa vita e nel Purgatorio. E Caterina di sofferenze ne ebbe veramente tante. Il suo io era completamente purificato dal suo amore totale per Dio, attraverso i servizi più umili ai poveri, malati ed abbandonati.
Verso la fine Caterina fu assalita da un misteriosa malattia, che la medicina del tempo non riuscì a capire. Lei comunque rimase sempre serena e tranquilla, totalmente nelle mani di Dio, abbandonata alla sua volontà… fino alla morte. Questa, d'altra parte, non le faceva certo paura, avendola vista tante volte sul volto dei malati e peveracci che lei assistette. E la morte "dolce, soave... e bella", come lei la chiamava, arrivò il 15 settembre 1510. Aveva 63 anni.


Alla Morte:
"O morte dolce, soave, graziosa, bella, ricca, degna… Ti trovo, morte, un solo difetto: che sei tropo avara a chi ti brama e troppo presta a chi ti fugge".

Chiama Gesù
"Essendo nell'hospidal una donna gravemente inferma di febbre pestifera... Caterina spesso visitandola le diceva: "Chiama Gesù"...


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Tratto in forma ridotta da:
MARIO SCUDU, Anche Dio ha i suoi campioni. Elledici, Torino

Mario SCUDU SDB / redazione.rivista@ausiliatrice.net

Rivista Maria Ausiliatrice 2018 - 4

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